ORA DAVVERO "SI PUò FARE" e "MENO MALE CHE BEPPE c’è"!!!
Il V 2 DAy di Beppe Grillo per una libera informazione in un libero Stato è arrivato. Anche se ci son rimasto male...per il fatto hce ancora si chiudono gli occhi su alcuni problemi...come il Signoraggio e il caso Barnard sulla censura legale...non posso non citare questo evento enorme per la democrazia italiana...
Anche se ancora ci sono molte cose da fare...l'importante è iniziare e continuare su questa strada...quindi almeno per ora davvero "si Può Fare" e "meno male che Beppe c'è".
con tutto il rispetto di Pascucci
ma grillo ne ah parlato..sotto forma di scec o di sognoraggio l'importante è principalmetne sollevare il problema e trovare soluzioni alternatie per risolverlo...ora che ci sia o no la firma di qualcuno per la missione da compire ...non è poi così importante...mi caro Pascucci...e ricordati che te lo dice uno che ti stima....ma devi avera anche delle vedute un pò più larghe...se no non serve a niente.
La tua critica è giusta ma la stai usando in modo solo polemico perchè quello che abbiamo visto fino ad ora dimostra il contrario....alla fine è solo questione di tempo...perchè prima o poi le cose si fanno...ma se si vuole rivoluzionare tutto in 5 minuti..sarà solo un gran casino...e non sichirà più a capire niente...
Anche per Travaglio...lo critico e si vede anche dai miei post precedenti...che non lo stimo per il fatto di non aver mai acccennato a BArnard...e al caso sulla censura legale...ma non è che possiamo buttare tutta la merda del caso su di lui...perchè se ci sioccupa di tutto alla fine dei conti non ci si occupa realmente di niente...e lo dico per esperienza...non per chiacchiera.
quindi ripeto ...meno male che ci sono almeno .loro...poi per fare i perfettini alla Pascuci...ci sarà modo e tempo...ma bisogna prima aprire gli argini della consapevolezza collettiva...prima di iniziare acambiare realmente le cose...questi sono solo i preliminari...
Se si vuole fare l'amore senza il giusto approccio..senza una cena ....un dolcino...una bella bottiglia di vino...SENZA dei soffici preliminari...il tutto prima del mero atto sessuale vero e proprio...alla fine divene solo un atto sessuale...e il godimento è solo fisico...quando c'è..
Credo che per la situazione presente...siamo alla cena....per completare l'opera...per fare l'amore vero e proprio...(quindi per completare la mia metafora)...ci vuole ancora tempo....ma è una piacevole Attesa...GODIAMOCELA SENZA ROMPERE TROPPO ...se no c'è il rischio....di arrivare prima del tempo. (seguendo la metafora....finiamo di mangiare e poi ce ne torniamo...rimanendo a bocca asciutta come dei coglioni).
a presto cari. un saluto a Pascucci...continua così...ma fai attenzione...ai modi...se no perdi lo slancio bestiale che hai...e l'ammirazione che ti meriti...per quello che fai. cià e stat buon....
un nota finale per il solito Eugenio Benetazzo ci vuole cmq....se la merita anche lui.
IL GOVERNO delle prime porcate...INIZIAMO BENE...benissimo.
Giusto per ricordare due anni fa cosa successe. Il nostro presunto nuovo VICE-Premier ( avete sentito bene!!!)...On. Calderoli (e onorevole non è una battuta!!!)...
SE INIZIAMO con queste porcate...dove finiremo...Allah aiutaci tu...che DIO l'abbbiamo chiamato troppe volte e si è scocciato...abbiamo rotto le scatole anche a lui...
con tutto il rispetto...ma ministro della repubblica italiana...mi sembra quasi una battuta...e VICE-PREMIER...un circo di mantenuti. Se proprio vogliono fare il federalismo fiscale (ed io sono un federalista...ma non psicopatico come loro) perchè non iniziano a rifiutare i soldi delle tasse che pagano i terroni come noi... soldi che puzzano di sud nelle loro tasche credo che gli facciano alquanto schifo...non è vero?
Iniziamo da questo federalismo...poi vediamo chi è coerente. le loro elezioni, i loro finanziamenti provengono (sfortunatamente) anche dalle nostre scelte e dai nostri doveri di cittadini italiani. Questa filantropia dei diritti che blaterano a vanvera...dovrebbe anche essere parte di un discorso, come buonsenso vuole, che raccolga i DOVERI...come quello di essere coerenti e rifiutare i soldi provenienti da mezza italia...in un modo o nell'altro. Al SUD è vero che arrivano valaghe di soldi che spesso non si sa come vengono usati...ma almeno non buttiamo merda sul nord per sport o per finta ideologia di partito...Anche se il diritto alla ribellione sarebbe più giustificato da parte nostra che da parte loro...partendo dai briganti passando per l'occupazione fomentata ed attuata da Cavour...il mercenario Garibaldi.... poi per tutte le politiche denigratorie che abbiamo subito dall'unione d'Italia...fino ad oggi. (la camorra, la mafia ed il resto delle organizzazioni criminali non sono nate per caso...ma per mancanza di sevizi adeguati...e soprattutto di riferimenti Statali...quindi prima di parlare a vanvera si facciano una bella analisi di coscienza)...perchè se vogliono fare i rivoluzionari li devono fare veramente non con i soldi della Repubblica che tanto denigrano. COGLIONI.
un minimo di orgoglio c'è anche al SUD ma noi abbiamo un pò più di stile (di rispetto)...e meno superbia (non ne abbiamo il tempo)...forse...è una mia opinione.
Ricordiamo un pò: Briganti se more
Sono partiti anche bene con le loro battaglie...per una parte dell'Italia, quella presunta padana, ma ora fanno parte dello stesso carro...ed il contrario lo devono dimostrare...se no l'unica cosa che gli rimane di duro è il portafoglio...come quello dei porci romani.
buongiorno. Oggi mi sento il SUD nel cuore...ma sono il primo incoerente perchè...per ora... me ne sono andato...ma almeno mi campo da solo senza soldi della Repubblica.
Italia sedata e deformata. Berlusconi III le balle continuano...
Italia sedata e deformata. Berlusconi III le balle continuano...
Grande daniele martinelli...almeno ci provi.
posto un pezzo:
....l'imminente presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è già il maggior proprietario di canali in digitale terrestre d'Italia! In attesa del passaggio definitivo nel 2012, ne ha già acquistate a decine, ligio alla politica del dominio delle masse per mezzo della televisione. L'unica via d'uscita, a parte l'aggressione fisica, è internet. Se nei mesi e negli anni a venire aumenteranno i cybernauti sottratti alla televisione che racconta gli asini che volano, potremo sperare in un risveglio della coscienza collettiva di massa che premierà la verità e minerà il potere dell'oligarchia minoritaria bugiarda.
Il Berlusconi spregiudicato al punto paradossale di non essere ancora pregiudicato perderà quell'immagine patinata soltanto se la collettività conoscerà la sua storia e potrà giudicare autonomamente con la propria coscienza critica. La coscienza! Ultimo baluardo che forse Raiset non ha ancora intaccato e che magari non ci farà affondare del tutto.
Sole 24 ore SVEGLIATI che la BAnda SUONA...WIMAX ancora SOGNO?
posto un articolo interessante anche se parziale sulla situazione in tiali che ho trovato sul sole24ore. un segnale...ma debole...poche reali critiche... Dai confindustria un giorno ti libererai della TELCOM dictatorship...cià può fà anche tu. Ed intanto il BANDO WIMAX è passato... e l'adsl mormora ancora....e i soldi in più si buttano sempre...per una connessione spesso di merda...o slatellante...VERO MIO CARO BLOGGER...che stai leggento e la pagina con i video non si carica adovere!!!!!! : vedi http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2202213
articolo sole 24ore http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/03/banda-larga-linee-fisse-italia.shtml?uuid=5b49573e-fa56-11dc-9fda-00000e251029&type=Libero
Banda larga: l'Italia è ancora sotto la media europea. Linee fisse: nella Ue dominano gli ex monopolisti di Gianni Rusconi
Non rientrano a quanto sembra fra i punti salienti di alcun programma elettorale eppure il superamento del digital divide e la correlata diffusione degli accessi a Internet a banda sono una priorità per l'Italia al pari del completamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria o della realizzazione della Tav. Il messaggio lanciato ieri da Paola Manacorda, presidente del Comitato banda larga (organismo istituito dai ministeri delle Comunicazioni, degli Affari regionali e per le Riforme) è stato perentorio e lascia intendere che quanto finora fatto non è sufficiente a garantire a cittadini e imprese una copertura adeguata ed uniforme delle linee di connessione ad alta velocità. La tecnologia Wi-Max e la possibilità di attivare accessi wireless a lunga distanza, in quest'ottica, sono solo un primo passo, ma per dare un sostanzioso impulso alla competitività del Paese e alla coesione sociale – ha detto la Manacorda – occorre una regia forte per far convergere un mix di investimenti tra pubblico e privato volto alla costruzione di nuove reti per una banda veramente larga.
Il Commissario Ue: in Italia ritardi inaccettabili Se la nostra classe politica "snobba" il problema della carenza di infrastrutture per l'accesso alla Rete, il Commissario europeo Viviane Reding ha richiamato le autorità del Bel Paese circa i ritardi cronici e (questo l'aggettivo usato) inaccettabili quanto a diffusione della banda larga e ricorso alla "number portability" (per cui servono fino a 20 giorni, quando la Commissione Ue ne prevede solamente uno) per il cambio di operatore mobile. Dal Rapporto sulle telecomunicazioni della Commissione europea, presentato ieri l'altro a Bruxelles, emerge infatti evidente il contrasto fra la penetrazione di cellulari e di servizi di mobile entertainment (segmenti in cui Italia primeggia) e l'ancora limitata disponibilità di collegamenti "broadband". La penetrazione della banda larga nel nostro Paese è cresciuta al 17%, ma resta comunque al di sotto della media Ue del 20% pagando la mancanza di infrastrutture e il ruolo "ingombrante" di Telecom Italia, che lascia agli operatori alternativi una quota di mercato del 35,2%. La Reding, nella sua relazione, ha rimarcato come nel mercato italiano, come quello tedesco, persista un gap digitale troppo netto tra aree urbane e rurali, con le prime a godere di una copertura Adsl pari all'89% e le seconde ferme al 50%. L'alert spedito al Commissario europeo a Roma è stato di conseguenza esplicito: la banda larga può e deve essere un volano per la crescita e per l'occupazione e i punti bianchi del digital divide vanno eliminati. L'evoluzione portata dall'aumento della concorrenza e delle offerte innovative è di buon auspicio ma c'è spazio per una concorrenza più efficace. La liberalizzazione del cosiddetto "local loop"", quel tratto di rete che collega le centrali telefoniche agli utenti finali e che consente agli operatori alternativi di competere con l'ex monopolista, ha avuto dopo anni di (ingiustificata e dannosa) stagnazione una certa accelerazione. Secondo i dati Ue, a settembre 2007 le linee in "unbundling" delle varie Infostrada, Tiscali, Albacom e via dicendo attive in Italia erano 3,2 milioni, 1,3 milioni in più rispetto all'anno precedente. Per quanto difficile da credersi, visto il conflittuale rapporto in essere fra Internet service provider e Telecom Italia, i costi dell'ultimo miglio del Bel Paese sono i più bassi d'Europa (7,81 euro al mese), contribuendo insieme ad altri fattori alla riduzione dei prezzi dei servizi al dettaglio. All'Agcom, l'Autorità garante per le comunicazioni, sanno però bene che le innovazioni apportate al sistema non sono ancora sufficienti ed è stato lo stesso presidente Corrado Calabrò ad ammettere che occorrono ulteriori sforzi per garantire più investimenti nei servizi, dove l'Italia non è oggi in linea con i Paesi più avanzati d'Europa. E non ci si deve quindi stupire se solo il 44,9% delle medie imprese italiane (i dati sono frutto di un'indagine ThinkTel su un campione di 1.000 Pmi) ha adottato almeno una soluzione di business basata su Internet - dal commercio elettronico al Crm fino all'e-procurement delle materie prime – a supporto delle proprie attività correnti.
Europa meglio degli Usa, ma gli ex incumbent dettano ancora legge Se il Bel Paese viaggia ancora sotto la media europea quanto a diffusione delle linee veloci, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia sono invece gli Stati più virtuosi, con punte di penetrazione alla fine del 2007 intorno al 30%, rispetto al 22,1% degli Stati Uniti (di cui fanno meglio anche Regno Unito, Belgio, Lussemburgo e Francia). A tutto dicembre all'interno dell'Unione sono stati installati 19 milioni di nuovi accessi a banda larga, pari a oltre 50.000 utenze domestiche al giorno, e generato un volume d'affari per 62 miliardi di euro. Alla Commissione, però, dicono che quelli di cui sopra sono solo i primi risultati scaturiti da un modello regolamentare concepito in modo da incentivare la concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni.
La Reding, in proposito, ha fatto notare come via sia ancora poca concorrenza nella fornitura di servizi di fonia su rete fissa, nell'86,5% dei casi l'utente vi accede attraverso l'infrastruttura dell'operatore ex monopolista (la percentuale sale sopra il 95% in 12 Stati membri), e come i servizi di rete fissa (voce e connettività Internet) siano confinati di fatto su scala locale, con solo il 30% delle attività dei principali operatori volto al di fuori dei rispettivi mercati di appartenenza. L'obiettivo di un mercato unico delle telcos, insomma, è ancora tutto da raggiungere ma intanto a Bruxelles hanno messo mano alla calcolatrice per misurarne l'impatto sull'economia continentale. Parliamo cioè di un settore che sommando servizi fissi e mobili vale circa 300 miliardi di euro (pari al 2% del Pil dell'intera Ue) e che nel 2007 è cresciuto dell'1,9%, registrando investimenti superiori ai 50 miliardi di euro (sullo stesso livello di quelli degli Usa e maggiore di quelli di Cina e Giappone messi insieme). C'è però un problema che preoccupa i vertici comunitari. Gli operatori ex incumbent (Telecon Italia, Deutsche Telekom, France Telecom e così via) continuano a detenere in media quasi la metà – il 46% per la precisione - delle linee a banda larga, con picchi superiori al 60% in sette Stati membri e di oltre il 70% a Cipro, Lussemburgo e Finlandia. I servizi a banda larga, come del resto quelli di telefonia fissa, parlano ancora oggi la lingua degli operatori ex monopolisti, a distanza di anni ormai dall'avvio del processo di deregulation del settore telco.
risposta su: http://blog.antidigitaldivide.org/news/2008/03/26/67/
Sole24Ore e il malato di banda larga Post inserito il 26 Marzo, 2008 da mark_knopfler salvato in: News
Prendendo spunto da questo articolo: Sole 24 Ore
Vediamo come associazioni come la nostra, come AIIP, Assoprovider e tante altre, nonché noti guru, continuino a sostenere ipotesi che giorno per giorno si dimostrano realtà.
Questo articolo ci da lo spunto per parlare di penetrazione del servizio e delle valutazioni dell'ex-monopolista per la copertura, le quali non hanno mai preso in considerazione la media di età delle zone di copertura. Noi consideriamo infatti che le comunità considerate rurali o quasi, all'esterno delle metropoli, che ad oggi sono sprovviste di servizi a banda larga, siano il vero bacino di penetrazione del servizio. Diciamo questo in quanto la realtà dei fatti oggi porta le giovano coppie, i singles che lasciano la case dei genitori (che qualche sprovveduto chiama "bamboccioni") e le famiglie che si allargano spesso si spostano verso comunità più esterne alle metropoli per avere costi di affitto e/o delle stesse case inferiori, nonchè un clima più tollerabile.
Questo bacino di utenza giovane, è il più appetibile anche per i servizi a valore aggiunto che la connessione ad internet offre, ma senza l'aggiornamento delle centrali e senza la rimozione dei famigerati Multiplexer (MUX) questi utenti possono correre il rischio di restare a bocca asciutta!
Se una testata come "Il sole 24 ore", di confindustria con all'interno l'ex proprietario di Telecom Italia, si accorge e si occupa delproblema, significa che il malato è già grave!
Non siamo noi a dire che la penetrazione della connessione ad internet in banda larga consente anche un innalzamento procapite del Pil della zona… Non è sicuramente il fatturato della linea adsl venduta che cambia le cose, ma questa semplice modalità di accesso agevola e consente lo sviluppo di idee, la collaborazione tra aziende e la tanto sospirata Innovazione.
Ci teniamo a sottolineare che internet non è "l'innovazione" ma è solo uno degli strumenti base sul quale l'innovazione si può sviluppare!
Forse è il caso che la classe politica ascolti la voce di chi da anni cerca di farsi sentire! Forse è anche il caso di aggiornare il servizio universale in maniera tale da fornire le basi per la penetrazione senza esser sempre e cmq un fanalino di coda! Forse è il momento, visto l'ennesimo smacco e l'evidente assenza di risultati, di cambiare i volti dell'authority, magari anche con onorevoli dimissioni di persone che poco hanno fatto, a nostro parere, per mutare questa situazione. Forse è anche il momento di rendersi conto che l'accesso via cavo, veloce ed ovunque che sia fibra o rame, in Italia è un miraggio mentre in altri paesi è una realtà.
Noi abbiamo da tempo idee in merito, non dogmatiche o utopistiche, che sono state più volte scritte e dichiarate. Visto che evidentemente la rotta è stata persa, per noi è il caso di cambiare almeno il comandante ed avremmo anche suggerimenti su questo tema.
Una nostra doverosa provocazione al governo che lascia e quello che prenderà il comando del nostro paese: SVEGLIATEVI!
Restiamo a disposizione di chiunque abbia intenzione di cambiare e migliorare. _____________________________________________________________________
schiariamoci le idee... e parliamo un pò più spesso di WIMAX.... e chiediamoci come mai queste cose nei nostri telgiornali di partio non escono mai...
il wi max è già attivo...Ma qui funzionano solo i cellulari...Chissà perchè? Perchè ci stanno vendendo queste 3g di merda e non un prodotto veramente innovativo per larete... ehh chissà...
Perfino in bulgaria stanno all'opera...
Quando da noi...quando avranno recuperato i soldi delle aste UMTS di qualche anno fa? http://www.pec-forum.com/umts/strategie.htm
...quando?
un pò di storia... quello che si diceva... vedete se poi si sono confermati... Aspetto ancora...il bando è stata una farsa...
......
continua su you tube... http://www.youtube.com/user/AntiDigitalDivide
cosa è successo...poi...
vedi su: http://www.italica.rai.it/index.php?categoria=multimedia_futurama&scheda=bando_wimax Il bando wimax Dopo mesi di attesa è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Concorsi nella metà d'ottobre il bando di gara per l'assegnazione delle frequenze della tecnologia che promette di abbattere il digital divide grazie alla diffusione dell'accesso internet senza fili. Già criticato sul nascere, questo bando è uscito con mesi di ingiustificato ritardo, anche perché non sono state apportate sostanziali modifiche alle indicazioni dettate dal documento stilato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel 9 maggio scorso. Le licenze saranno in tutto 35, divise tra regionali (21) e macro regionali (14) della durata di 15 anni. Per le prime avranno diritto di prelazione le società che non dispongono di licenze Umts (dunque anche le aziende che forniscono luce, acqua e gas), mentre le macro regionali saranno assegnate esclusivamente a società che dispongono di "autorizzazioni generali per le reti e i servizi di comunicazione elettronica a uso pubblico" e che possano eventualmente "dimostrare la propria idoneità tecnica e commerciale nel settore", ovvero -parafrasando- sono destinate a operatori telefonici già esistenti. Un'enorme delusione quindi che ha scatenato ricorsi al Tar del Lazio e contestazioni da parte delle associazioni quali l'Anti Digital Divide che critica quasi tutti i punti del documento. L'associazione infatti trova che le licenze siano troppo poche per garantire un livello minimo accettabile di concorrenza e, inoltre, prevede tempi estremamente lunghi per la copertura delle zone non raggiunte dalla banda larga, non solo perché il bando prevede un tempo di verifica di 30 mesi per l'assegnazione di un punteggio per tutti gli aggiudicatari previo controllo sull'effettivo utilizzo sul territorio, ma anche a causa di meccaniche che prevedono la negoziazione commerciale delle bande non utilizzate dopo questo lasso di tempo, al posto di una più logica riassegnazione. Si fa inoltre notare come non sia stato preso in considerazione l'uso della versione 802.16e del WiMax, ottimizzata per i terminali mobili. Adiconsum, associazione di consumo e consulenza al consumatore si esprime così a proposito: "La soluzione adottata dal Governo per assegnare le frequenze utili allo sviluppo della banda larga mediante la tecnologia Wi-max è la peggiore auspicabile per gli interessi dei cittadini. Adiconsum esprime totale contrarietà alla procedura di assegnazione presentata dal Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e chiede al Governo di attuare con i fatti e non solo a parole l'impegno per rendere la banda larga Servizio universale".Punti come la priorità per le zone digital divise e a bassa competitività, la divisione del territorio in 3 macro aree, il rapporto di copertura 1 a 1 tra zone digital divise e zone già coperte, non sono bastati dunque ad accontentare le aspettative degli utenti che vedono in questa tecnologia l'unico accesso alla rete globale e, quindi, un importante progresso tecnologico a loro negato a causa dell'assenza di infrastrutture adeguate e investimenti.
Rital (al plurale ritals) è un termine dell'argot popolare francese che indica una persona italiana o di origini italiane. Esso possiede una connotazione peggiorativa e ingiuriosa. Secondo alcune fonti[1] esso deriva dal fatto che, nonostante anni di residenza Oltralpe, gli italiani non riuscivano a pronunciare correttamente la r francese.
Questo termine fu affibbiato dai francesi agli operai italiani immigrati in massa in Francia prima e dopo la seconda guerra mondiale per lavoro.
Alternativamente a questa origine "fonetica" e rispettosa del termine "rital" si puo' pensare che, data la connotazione peggiorativa, il termine derivi dalla parola "ritaglio", vedi anche l'assonanza, nel senso di "vestito di ritagli", cioe' con vestiti rammendati con toppe/pezze, e in linea con la figura della maschera (stereotipo) italiana di Arlecchino.
Per una ricostruzione della storia dell'immigrazione italiana in Francia e dei suoi risvolti antropologici si segnalano i lavori dello storico Pierre Milza e, in particolare, Voyage en Ritalie (1993).
François Cavanna, scrittore di successo e fondatore del periodico di satira Charlie Hebdo, ha dedicato una delle sue opere più note, Les ritals (1978), alla sua infanzia e adolescenza, ovvero alla vicenda biografica e familiare di un rital "meticcio", figlio di padre italiano e di madre francese, nella Francia fra le due guerre mondiali.
Le rital, di Claude Barzotti, è una canzone del 1979 ispirata, appunto, agli italiani immigrati in Francia e in Belgio.
http://it.wikipedia.org/wiki/Rital
Che bella immagine di merda che abbiamo all'estero...o criminali o coglioni....
menomale che sivlio c'è...questa immagine è altrettanto utile a capire quanto ci fanno sembrare sempre più coglioni...
è una cosa che veramente SI PUò FARE...si... farci sembrare sempre più idioti nell'accettare tutto quello che la tavola ci offre....anche se è merda condita di caramello...
FINO a QUando!!! mi chiedo ...FINO A QUANDO!!!!!
spero che tra qualche anno non dovrò più chiedermelo...ma la speranza è fumo senza arrosto... ieri come oggi...ed il futruo non mi sembra tanto roseo... una idea di noi stessi...un'autostima personale e collettiva è quello che ci serve... la forza della nostra cultura potra darci una mano un anima comune...ma la volonta di cambiamento dovrà essere il sangue che dovra scorrere nelle nostre vene...
Si o no? questa non è la giusta domanda...la vera questione è ORA, Adesso o NULLA di più?
RIcordiamo un grande per ripensarci veramente ed iniziare a rivoltare il calzino della nostra realtà.
Giorgio Gaber...IO SE FOSSI DIO....RICORDIAMO un grande del nostro pensiero critico...ricordiamo...non dimentichiamo per ricordarci come si protesta...
Sfortunatamente quello che trovo d'interessante lo trovo sempre in un altra lingua... posso solo dirvi che segure le vicende di Theodore Kaczynski vi porterà molto lontano...fate attenzione...che c'è il rischio di non tornare più...o almeno di tronare con molta più rabbbia e voglia...di....(a voi il seguito)hhhhmmm...
linko qui http://reader.feedshow.com/show_items-feed=ce8c26736d5708f84dffe042d2f16857?page=1
tra l poche info in italiano che ho trovato...giusto per creare un pò di ambietne ideale al ragionamento...o no? voi che dite...
L'uno (Wu Ming 2) ne ha scritto una splendida prefazione; l'altro (Tommaso Pincio), una splendida recensione. Però c'è di più. L'uno (Wu Ming 2) è autore di un romanzo, Guerra agli umani (Einaudi Stile Libero), che rimette in circolo il Thoreau di Walden secondo attualissime derive, evidenziando la profonda sostanza mitica che alimenta da sempre la meditazione sul rapporto tra natura e uomo; l'altro (Pincio) ha scritto un romanzo, La ragazza che non era lei (sempre Einaudi Stile Libero), dove la medesima meditazione su natura e uomo assume caratteri centrali per l'oggi (e non semplicemente per i Sessanta, come è stato scritto). Mi sembra dunque il caso di evidenziare il cortocircuito che si crea (come da sempre si è creato e sempre si creerà) tra un autore del passato e due scrittori contemporanei, che sono tra i migliori mitopeti di questi anni. La recensione di Tommaso Pincio è apparsa il 3 settembre sul Manifesto; la prefazione di Wu Ming 2 all'edizione Donzelli è stata scaricata dal sito ufficiale di Wu Ming, dalla sezione Outtakes.
THOREAU, WALDEN, UNABOMBER di TOMMASO PINCIO
unabomber.jpgJack London riteneva che, in determinati momenti, antichi e sopiti istinti possono risvegliarsi e spingere un uomo verso la solitudine delle foreste, lontano dalle città rumorose, per uccidere. Espresse questa convinzione nel suo romanzo più famoso, Il richiamo della foresta, senza troppi giri di parole, con il linguaggio diretto e tempestoso tipico di un «realista selvaggio». Chissà se gli agenti dello Fbi furono attraversati pensieri dello stesso tenore quando nell'aprile del 1996 fecero irruzione in una capanna nel Montana e arrestarono Ted Kaczynski con l'accusa di essere l'infame «Unabomber», il terrorista che nel corso di quasi un ventennio spedì plichi esplosivi uccidendo tre persone e ferendone ventinove. La spartana dimora in cui egli si era ritirato per combattere una solitaria battaglia contro la società dell'industria tecnologica avrebbe potuto autorizzare simili paragoni e fu addirittura trasportata a Sacramento, sede del processo, affinché la giuria potesse prenderne visione quale prova inconfutabile che l'uomo era profondamente disturbato. La mitologia sorta intorno a quella capanna fu in buona parte costruita dai mezzi di informazione ma non è uno specchio fedele della realtà. Il luogo in cui era situata non era poi così isolato, tuttavia i giornalisti non esitarono a parlare di «wilderness», un termine che nell'immaginario americano evoca quanto di più distante ci possa essere dall'idea di civiltà. Sorvolando bellamente sul fatto che vivere a quattro miglia da una città è tutt'altro che insolito in uno stato come il Montana, la stampa fece della capanna il simbolo dello stile di vita di un individuo che parlava poco o niente, non portava orologio, non faceva sesso e girava in bicicletta in pieno inverno. «Eccentriche» abitudini che avrebbero dovuto attestare in termini inequivocabili uno stato di irrimediabile alienazione. Dimostrare che Ted Kaczynski fosse pazzo era però impresa tutt'altro che agevole. Il rapporto psichiatrico con cui al dibattimento si pretese di dimostrare una volta per tutte che egli era malato di mente ruotava in sostanza attorno a due argomenti o, per essere più precisi, due convinzioni dell'imputato. Kazcynski credeva che la sua esistenza fosse controllata dalla tecnologia e che i genitori avessero commesso gravi errori. Ma quante persone pensano cose simili? «C'è un po' di Unambomber in ognuno di noi» si lesse all'epoca sulle pagine del Time, un'affermazione che non parve affatto stonata, soprattutto se si prendeva in considerazione l'esperienza di coloro che a partire dalla fine degli anni Sessanta scelsero di abbandonare i centri abitati per fare ritorno alla natura. Certo, spedire plichi esplosivi non è da tutti ma a parte ciò, ridotta all'osso, la storia di quest'uomo non era poi così atipica: dopo esseri laureato in matematica a Harvard, nel 1969 Kaczynski lasciò un buon posto di insegnante presso l'università di Berkeley e se ne andò a vivere lontano da tutto come un eremita. Una storia a tal punto simile a quella di tanti hippy e ambientalisti che la destra americana se ne servì per dimostrare come le malsane idee degli ambientalisti e di chiunque osa criticare il progresso tecnologico siano destinate sfociare in violenza e anarchia. Ci fu anche chi si spinse ben oltre, vedendo in Unabomber una sorta di gemello cattivo di Al Gore, vicepresidente durante l'amministrazione Clinton e autore di Earth in Balance, una riflessione dai toni certamente non estremisti su inquinamento e sfruttamento sconsiderato del pianeta. A rappresentare un problema erano le tesi esposte da Kaczynski nella Società industriale e il suo futuro, il cosiddetto «manifesto» pubblicato da New York Times e Washigton Post nel settembre del 1995 dietro suggerimento dello Fbi nella speranza che qualche lettore potesse riconoscere lo stile della scrittura e fornire elementi utili alla cattura del terrorista. Il nocciolo del prolisso pamphlet era che il progresso tecnologico porta con sé tali e tanti effetti negativi per cui si rende necessario arrestarlo affinché l'umanità possa far ritorno ad abitudini di vita più semplici e in armonia con la natura. Idee che somigliavano tremendamente a quelle degli attivisti di Earth First! e per giunta argomentate in modo razionale. Alla fine degli anni Novanta lo psicoterapista Gary Greenberg intraprese un carteggio con Kaczynski al fine di chiedergli il permesso di scrivere una sua biografia. Il resoconto dello scambio epistolare è poi diventato oggetto di una sorta racconto pubblicato in The best of McSweeney's (minimum fax, pp. 337, 14). Nella prima lettera spedita a Unambomber presso il carcere di massima sicurezza dove era rinchiuso, Greenberg scrive: «Come molti nostri coetanei, ho trascorso qualche anno in una capanna in mezzo ai boschi senza acqua corrente né elettricità, cercando di vivere solo dei prodotti della terra... Non dimenticherò mai come la gente che non riusciva a capire quello che stavo facendo mi considerasse con sospetto se non addirittura con ripugnanza... Non vorrei apparire presuntuoso, ma credo che la sua storia sia in parte anche la mia e nella sua decisione di adottare questo stile di vita riconosco una forma d'integrità per la quale nutro un profondo rispetto». L'intento dello psicoterapeuta era evidentemente quello di blandire. Egli diceva tuttavia qualcosa di molto vero affermando che la «visione del mondo che sottende e rende possibile l'invenzione di macchinari e apparecchiature... non tollera proteste radicali. Essa coopta l'opposizione o la estirpa, uccidendola senza mezzi termini oppure semplicemente screditandola». Bollare Kaczynski come un folle «prodotto degli anni Sessanta» non era infatti solo un modo per puntare l'indice contro hippy e ambientalisti, sottintendeva pure che mettere in discussione i fondamenti della società tecnologica è una eresia intollerabilmente pericolosa. Del resto, non stiamo di certo parlando del primo caso di strumentalizzazione. Si pensi per esempio al tragico massacro avvenuto nel 1969 nei sobborghi di Los Angeles in cui perse la vita la giovane attrice Sharon Tate. L'acceso dibattito che seguì l'arresto di Charles Manson e di alcuni appartenenti della sua comune asserragliata in una zona sperduta e desertica della Death Valley fu in buona parte teso a dimostrare a quali forme di abiezione e violenza potessero condurre le idee del Movimento. Lo stesso presidente di allora dichiarò pubblicamente colpevole Manson prima ancora che il processo fosse iniziato. Infischiandosene della presunzione d'innocenza, principio imprescindibile di uno Stato di diritto, Nixon condannò di fatto un'intera generazione di contestatori del sistema e pose le basi per un sano ritorno all'ordine costituito, a suo avviso di gran lunga preferibile e più sano di qualunque ritorno alla natura. Le ragioni per cui dovremmo accettare l'assunto che una civiltà tecnologicamente avanzata rappresenterebbe quanto di meglio si possa desiderare sono note. Le macchine offrono sicurezza, comodità e soprattutto incrementano la produzione di «cose» da consumare ovvero fanno bene all'economia di mercato, un bene che dovrebbe far passare in secondo piano tanti mali minori quali l'impatto ambientale o la considerazione che l'esistenza non è fatta solo di «cose» ma anche di amore, amicizia e - perché no? - dell'eventuale aspirazione a stili di vita meno utilitaristici e artificiali. Tali ragioni sono note da così tanto tempo che già all'epoca in cui la società industriale era ancora agli inizi uomini come Henry D. Thoreau lamentarono che in un mondo di macchine molta gente è costretta a vivere una vita di quieta disperazione. È una vecchia storia: gli argomenti di critica ai fondamenti del sistema vengono immancabilmente bollati come assurdi malgrado siano spesso più che ragionevoli. Non bisogna essere dei geni per capire che la vera assurdità è il raggiungimento del profitto a qualunque costo, eppure il principio che regola l'economia e condiziona drammaticamente la democrazia rimane comunque lo stesso: espansione, espansione e poi ancora espansione. Com'è possibile tutto ciò? Come si spiega una simile macroscopica contraddizione? Una risposta plausibile potrebbe essere cercata nell'avidità e in una lunga serie di altre e poco edificanti inclinazioni quali egoismo, ignavia e pigrizia. Mettendola in termini espliciti, quella parte di umanità che dispone del potere di cambiare le cose non vuole o non sa rinunciare a vivere nel più completo benessere. È però una spiegazione sufficiente? Senza dubbio dice molto, ma non proprio tutto. C'è infatti anche dell'altro. C'è per esempio la paradossale dinamica in base alla quale funziona l'economia di mercato, il motore che ha determinato il primato della tecnologia. Il sistema occidentale, quello americano in particolare, fa leva sull'individuo, lo esalta, lo colloca al centro di un universo il cui unico senso sembra essere il raggiungimento della felicità personale, e con ciò lo incita a fare di tutto pur di soddisfare i propri desideri. In realtà, nonostante gli sforzi, non tutti gli individui ottengono quel che gli viene promesso. Ma per il sistema una simile inadempienza rappresenta un peccato veniale in quanto il suo vero scopo non è il benessere dei singoli bensì quello del mercato nel suo complesso. Fu proprio Henry Thoreau il primo a rendere evidente il contrasto tra la piena realizzazione di ogni individuo e una società tecnologicamente organizzata. Thoreau, il precursore di tutti gli americani che prima e dopo l'era hippy hanno fatto ritorno alla natura opponendo un'economia della frugalità al consumismo forsennato. Mezzo secolo prima di Jack London egli avvertì il richiamo della foresta e nella primavera del 1845 si recò sulle rive del lago di Walden, a Concord, nel Massachusetts. Usando un'ascia presa a prestito abbatté alcuni pini bianchi per ricavarne legname con cui costruirsi un'austera dimora nella quale avrebbe vissuto per due anni, due mesi e due giorni. Si insediò stabilmente nella nuova casa il 4 luglio. Non a caso scelse il giorno della Dichiarazione d'Indipendenza, perché proprio questo è ciò che egli voleva diventare: indipendente. Walden, resoconto del periodo trascorso nei boschi (ora riproposto da Donzelli in una nuova traduzione curata da Salvatore Proietti pp. 246, 21), non è soltanto un libro «con descrizioni di scoiattoli e nevicate». Come giustamente rileva Wu Ming 2 nell'introduzione al volume, il lato seducente dei passaggi prettamente naturalistici «non basta a se stesso». Walden è anche un trattato di economia dell'autosufficienza, l'esperimento di un uomo che rifiuta le regole di un sistema concepito per renderci schiavi di noi stessi. «Si parla della divinità dell'uomo!» scrive Thoreau. «Guardate il carrettiere sulla strada, che va al mercato di giorno e di notte; ci può essere una qualche divinità in lui? Il suo più alto dovere è dare foraggio e acqua ai suoi cavalli! Per lui, cosa può contare il proprio destino, paragonato agli interessi di trasporto? Quanto sarà divino, quanto sarà immortale? Vedete come si abbassa e striscia, come passa tutta la giornata vagamente impaurito, senza essere immortale né divino, ma schiavo e prigioniero dell'opinione che ha di se stesso, una fama guadagnata con le proprie azioni. L'opinione pubblica è un tiranno debole, se paragonato con la nostra opinione privata». Walden ha indicato la strada a intere generazioni di giovani ribelli diventando una pietra miliare dell'immaginario libertario americano. Quand'era ancora in vita Thoreau non godette però di un apprezzamento altrettanto unanime. Molti dei suoi contemporanei lo giudicavano una persona un po' matta che sconvolgeva i valori del vivere comune. Gli agricoltori di Condord lo guardavano con sospetto perché nella sua vita quotidiana metteva in pratica una verità cui essi si abbandonavano soltanto nei giorni di festa. Perfino uno scrittore come Robert Louis Stevenson, che pure doveva molto all'opera di Thoreau, riscontrò in lui la vigliaccheria di chi non vuole prendersi alcuna responsabilità. Non aveva tutti i torti. Malgrado il suo profondo rigore morale e filosofico, sebbene avesse dimostrato di sapere fare anche l'imprenditore contribuendo a risollevare le sorti della fabbrica di matite del padre, Thoreau era un individualista per il quale non esistevano doveri se non quelli riconosciuti da lui stesso. Ma è forse possibile un'autentica pienezza di vita senza una certa dose di quell'egotismo che traspare in controluce anche nelle esperienze di chi, dai beat agli hippy, raccolse la sua eredità? Tornando alla mitologia artificiosamente costruita intorno alla capanna di Unambomber, qualcuno ha riscontrato alcune analogie tra la dimora di Kaczynski e quella di Thoreau. Nemmeno questa è una totale assurdità. Nessuna delle costruzioni era infatti davvero immersa nella wilderness; Thoreau si recava a piedi dal calzolaio per farsi riparare le scarpe. Inoltre, sia Thoreau che Kaczynski usavano il termine «esperimento» per definire le loro radicali scelte di vita. Entrambi erano poi considerati tipi eccentrici dai rispettivi contemporanei. Ovviamente è necessario ribadire che esiste una differenza tra chi uccide e chi, come Thoreau, si limita a rifiutarsi di pagare le tasse. Rimane tuttavia un dato essenziale: l'individuo che si isola dalla comunità per contestarne i valori rappresenta una minaccia e quindi deve essere fatto passare per pazzo. Henry Miller vedeva in Thoreau «un genuino rappresentante dell'America» ma sosteneva pure che «chi, nel nostro paese osasse assumere l'atteggiamento di Thoreau di fronte a qualche problema cruciale del nostro tempo sarebbe senza dubbio condannato alla prigionia a vita». Questo perché egli «apparteneva a quella categoria di uomini che, se soltanto fossero più numerosi, provocherebbero la caduta naturale di ogni governo». Che dire allora di Manson e Kaczynski? Sono anche loro genuini rappresentanti dell'America? Indignarsi di fronte a una simile affermazione è troppo facile e offre il fianco a quei conservatori che non si fanno scrupolo di usare il percorso di alcuni criminali come strumento per screditare ogni forma di legittimo dissenso. La verità è che usando lo stesso metro logico si potrebbe smascherare l'imbroglio nascosto dietro il tanto decantato diritto della «ricerca della felicità» che sulla carta l'America garantisce a tutti ma nei fatti concede solo a chi è grado di stare nel mercato. Si potrebbe dire, cioè, che è il sistema fondato su un'esasperante individualismo a dar vita al dissenso e alle sue degenerazioni. Così il cerchio si chiuderebbe, ma sarebbe il classico cerchio del serpente che si morde la coda. Per giunta è un cerchio che non gioverebbe a nessuno, perché non possiamo far finta di dimenticare che quel serpente siamo noi e che nostra è quella coda. Ciò non toglie però che Thoreau avesse ragione a dire quel che una volta disse a Emerson. «Cosa ci fai lì dentro?» domandò Emerson che era andato a trovare l'amico in carcere. «E tu cosa ci fai là fuori?» rispose Thoreau che era stato arrestato per non aver voluto pagare una tassa destinata a finanziare una delle tante giuste guerre del governo americano.
altri link: Theodore Kaczynski Manifesto http://editions-hache.com/essais/kaczynski/kaczynski2.html
ora godetevi il filmetto....non completo.(dura 2 ore quello completo) a voi il resto delle ricerche....
Eugenio Benazzo - Quando una Northern Rock in Italia ?Costo della Globalizzazione
Se fra un anno vi diranno......banca borsa....finanza...crisi...o blatereanno qualcosa del genere...non si potrà dire...che nessuno spava niente....ricordatevi questo.
buona visione di Eugenio Benazzo...uno dei pochi che oggi dice qualcosa in merito..in modo serio senza peli sulla lingua...ohh pardon...euro sulla lingua.!!!
Costo della Golbalizzazione. Presentato il conto.
Quando una Northern Rock in Italia ?
DOve trovare..info..come fare...bho...qui Murdoch osserva... La più grande banca del mondo
Le banche iniziano a fallire....nuovamente o no ...il passato...si sta superando...
Censura sul Blog di Grillo, AnnoZero e di Report sulla "Censura Legale" denunciata da Paolo Barnard, ex collaboratore e fondatore di Report assieme a Milena Gabanelli.
grazie ad ArcoirisTV ed AndrejBiondic...per il post.
...un giorno...speriamo bene...ma è difficile...che le cose cambino...
Paolo Barnard - Altro Terrorismo...Perchè ci odiano
quando Paolo Barnard lavorava per la Gabanelli faceva cose di questo genere....sfortunatamente...ora le cose non sono più così...(vedi post precedenti sul caso Barnard/Gabanelli/RAI)
Godiamoci l’inchiesta dei bei tempi...il merito esiste...sempre e comunque...
"Chi si assume l’onere di combattere una Guerra al Terrorismo su scala mondiale deve innanzi tutto possedere requisiti morali ineccepibili, che sono i cardini della credibilità pubblica dell’intera azione. Moralità significa, riconoscere tutti i terrorismi e punire tutti i terroristi. Nella puntata "L’Altro terrorismo" emerge che le tre nazioni oggi alla guida della guerra al terrore, Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia, sono colpevoli di uso del terrorismo e inoltre applicano un sistema di due pesi e due misure per cui mentre pretendono di punire i terroristi loro nemici con azioni di guerra globale, si riservano il diritto di proteggere e negare alla giustizia i propri terroristi. Paolo Barnard e Giorgio Fornoni, autori dell’inchiesta, dimostrano questa controversa tesi con prove documentali, tratte dagli archivi segreti di Stato americani, britannici e russi, dagli archivi della CIA e da testimonianze inedite. Queste stesse nazioni democratiche hanno pubblicato manuali per torturatori e assassini, ordinato ai loro agenti di ammazzare giudici, funzionari di Stato o insegnanti, hanno pianificato di affondare navi di civili, hanno, per esempio, addestrato, armato e protetto i terroristi responsabili del massacro di 400 bambini e 800 donne in Salvador. Viene rivelato che il più grande campo d’addestramento per terroristi del mondo si trova proprio negli Stati Uniti, ed è gestito dall’esercito americano, e che Orlando Bosch, considerato dall’FBI "terrorista abominevole e senza pietà per la vita umana" vive libero, e protetto a Miami. Per alcuni di questi crimini, gli Stati Uniti furono condannati per "Terrorismo" dal più alto tribunale mondiale, la Corte di Giustizia dell’Aia, ma ignorarono la sentenza. Infine, testimoni e documenti dimostrano l’intenzionale sterminio dei civili ceceni ad opera dell’esercito di Mosca in una campagna di terrore. Ma al contrario di quel che avvenne nei Balcani, hanno ottenuto l’approvazione incondizionata di Stati Uniti e Gran Bretagna. Ci si chiede se una guerra al terrore condotta con una doppia moralità sia destinata al successo o al fallimento.
grazie a DrPannunzio per i post dei video..che cercavo da tempo...
altre...delucidazioni.
Perchè ci odiano...intervista di ArcorisTV a Paolo Barnard