Nonno Sport is not dead

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Aug 27, 2008

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Saturday, February 23, 2008

la fede di Ted



"no, questa volta non la passa liscia."

 

La chiave inglese poteva andar bene. Il garage era pieno di attrezzi utili, ma pochi stavano in tasca. Prese anche del nastro adesivo nero da imballaggio: non voleva svegliare i vicini. Bevve un sorso wild turky dalla fiaschetta e uscì in strada. Erano le tre di notte. Abitava a dieci minuti da Kate.

Camminando pensava al rumore sordo del ferro contro l'occipite, ma sapeva che non l'avrebbe mai colpita alle spalle. Effettivamente gli parve un di più lo stesso gesto di portarsi dietro quell'arnese. Pensava a quando Kate gli avrebbe aperto, stanca, mezza addormentata, allora le avrebbe tirato uno schiaffo con tutta la forza di cui era capace, facendola cadere a terra, senza nemmeno il tempo di una domanda. Questione di un secondo, un istante lungo un'eternità. Vedeva il volto terrorizzato e stupito della ex moglie, contratto dalla sua reazione istintiva: il solito tentativo di pietismo recitato per tre anni ogni volta che finiva gli argomenti. Voleva massacrarla di calci sulla schiena e nello stomaco, fino a farla vomitare. La chiave inglese era inutile. Aveva la netta sensazione della mani sul collo, le premeva sulla giugulare senza eccessiva violenza, per guardarla negli occhi mentre non le restava altro che il rifiuto di quanto stava succedendo. La conosceva bene, avrebbe provato a salvarsi facendo la cosa più stupida del mondo: sarebbe bastato un calcio nei ciglioni, ma lei avrebbe cercato di spostare le mani di Ted prendendogli i polsi nella speranza fare resistenza.

A letto Kate sapeva come muoversi e nella vita otteneva sempre quanto le interessava: quell'orrendo divano di pelle, il cucciolo di cocker che vide passando davanti ad un negozio di animali domestici e la custodia di Jake dopo il divorzio. Quello che Kate non sapeva era che vinceva sempre per abbandono, non perché fosse particolarmente brillante.

 

Era arrivato davanti al portone.

 

Tutto sommato non escludeva che fosse colpita da un lampo di genio e potesse prendergli la chiave inglese dalla tasca spaccandogli la testa. Oltretutto nessuno avrebbe potuto confermare che gli sarebbe bastato lottare un po' per evitare quel mostruoso sofà o il calvario di insegnare al cane il tappeto non era il cesso. Al letto poi era sempre stato pigro, meccanico, sbrigativo e probabilmente era la conferma che magari Kate aveva anche il diritto prendersi qualche altra soddisfazione. L'inerzia e la freddezza con cui Ted si comportò in quei tre anni non erano la dimostrazione della sua pazienza né di una presunta superiorità, ma solo il vero motivo che lo portò a separarsi.

 

Suonò il campanello. Duo volte.

 

"cristo, ma chi è?"

"Ted"

"sono le tre di notte, che ti ha preso?"

"apri"

"beh ok, però fa piano quando entri: Jake dorme"

 

Arrivò di corsa al quarto piano facendo i gradini delle scale due a due. Kate era in vestaglia, si stropicciò gli occhi. Con tono comprensivo e materno domandò:

 

"allora?"

 

Ted sentì il suo profumo. Jake era addormentato sulla poltrona davanti alla TV ancora accesa ma col volume al minimo, era l'unica sorgente di luce. Aggrottò la fronte e strinse gli occhi a fessura. Fece per dire qualcosa, ma uscì solo un sospiro. Prese a passarsi le mani tra i capelli e sulla barba di tre giorni.

 

"posso entrare?"

"meglio di no"

 

Ted prima replicare aspettò. Aveva un nodo in gola e sapeva che se avesse aperto bocca rischiava di singhiozzare farfugliando qualche frase patetica. Respirò profondamente. Da quando non convivevano più aveva legato la fede a una catenina e la portava sempre al collo, nascosta nella camicia. Non era mai riuscito a dare un taglio netto. Cancellò il numero della rubrica solo dopo averlo scritto sul muro in salotto, dietro un quadro comprato apposta per coprire quelle cifre. Aveva anche pensato di tatuarselo sulla schiena, ma se Kate fosse venuta a saperlo l'avrebbe sicuramente cambiato solo per fargli un dispetto.

 

"Ted, sono distrutta, vuoi che ne parliamo domani?"

 

Non rispose. Si tolse la catenina con la fede. Gli tremavano le mani. Diede un bacio sulla fronte di Kate e le mise la catenina al collo. Poi scese le scale. Lentamente.

7:36 AM - 1 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Friday, February 22, 2008

nuoce gravemente alla saluta



 

D'estate Ted prima di entrare nel bar sotto casa si fermava sempre appena fuori per fumare una sigaretta. Il marciapiede era tappezzato da mozziconi: di alcuni riusciva ancora a leggere il nome della marca stampato sulla carta bianca che non era stata bruciata, altri erano filtri artigianali messi assieme col biglietto della metropolitana e attorno una cartina. Le buste di tabacco erano a buon mercato. Capitava ci fossero anche sigarette lasciate a metà o perfino intere. Mentre fumava, oltre a constatare l'inutilità del posacenere che Harry aveva messo di fianco alla porta d'ingresso, Ted immaginava chi potesse aver gettato a terra quei mozziconi: persone nervose, che li avevano stretti al punto da non poter nemmeno aspirare, oppure con addosso una fretta del demonio, tale da fargli buttare la cicca a appena cominciata. La spiegazione per quelle integre probabilmente stava nel fatto che erano finite atterra per distrazione a qualcuno così schizzinoso che nemmeno si sprecava a raccoglierle. Quando poi si accorgeva che su alcuni mozziconi c'era del rossetto, sperava sempre di trovare la donna della sua vita seduta a un tavolo.

Era il quattro luglio. Ted non era mai stato particolarmente patriottico, inoltre non aveva una famiglia… i suoi stretti congiunti erano i soliti alcolizzati seduti al bar di Harry con cui parlava di baseball e onorava le feste comandate sostando nel locale un po' più del dovuto, in modo da bere quanto bastava per tornare a casa e addormentarsi in fretta dimenticando un'altra giornata trascorsa a chiedersi quale perverso disegno del destino l'avesse dotato di un carattere incompatibile a mantenere una relazione stabile con una donna per più di un paio di mesi. In particolare c'era un tale sulla quarantina con pochi capelli, magro ma flaccido. Un tipo taciturno, non si interessava di sport, apriva bocca solo dopo il quinto scotch, sventolando una foto del figlio, che da come ne parlava sembra dovesse essere l'orgoglio di tutti gli Stati Uniti, quindi attaccava a gettare fango Michael Bloomberg: "è puttana vigliacca! In casa mia votiamo repubblicano da tre generazioni… e quel cane che fa? L'INDIPENDENTE! SE NASCEVA IN CASA MIA, IL MIO VECCHIO L'AVREBBE CAPITO SUBITO CHE ERA UN FROCETTO CACASOTTO E L'AVREBBE SPEDITO IN MEZZO ALL'ATLANTICO, SI' L'AVREBBE IMBARCATO IN UNA NAVE MILITARE A PRENDERLO NEL CULO!" …e via così. Ted non sapeva nemmeno come si chiamasse, ma ormai aveva capito che bastava annuire per una mezz'oretta e così facendo si sarebbe guadagnato bud senza troppa fatica.

Anche quel quattro luglio nessuno aveva degnato della minima attenzione il posacenere, l'afa era quella di sempre, al bancone sfilava la solita processione di alcolisti anonimi, mancava solo il mormone antiaborista con quei tre capelli in croce che a Ted sembravano uno stronzo appoggiato in testa.

In compenso c'era una trentenne tutta impegnata a osservare la vetrina del negozio di vestiti affianco al bar. Mentre Ted le faceva una radiografia, lei aprì un pacchetto di malboro e sfilando rapidamente la prima sigaretta gliene cadde una per terra.

Ted non spese un minuto a chiedersi cosa l'avesse spinta ad entrare in quel buco frequentato solo da scommettitori incalliti e bevitori ubriachi alle dieci del mattino. Senza perderla d'occhio nemmeno un istante, raccolse da terra la sigaretta che era caduta a terra all'avventrice d'eccezione, l'accese con la sua che stava finendo e varcò la soglia di quella che poteva chiamare la sua seconda casa.

 

"un wild turky per favore. Doppio."

 

Harry riempì il bicchiere senza fare una piega, nonostante l'incurante violazione della legge sul divieto di fumare nei locali aperti al pubblico.

Ted prese il bicchiere e si sedette al tavolo con la donna senza dire una parola. Per nulla imbarazzata fu lei a rompere il ghiaccio:
"vedo che anche lei fuma malboro. Piacere Kate"


5:02 PM - 1 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Thursday, February 21, 2008

auguri ted

Il giorno del suo cinquantesimo compleanno Ted si svegliò con un gran mal di testa e la bocca impastata. Il letto matrimoniale odorava alcol denaturato, sul lato dove una volta dormiva Kate c'erano una chiazza scura e una bottiglia vuota di whisky a cinque dollari e novanta. Il posacenere traboccava di mozziconi. Si alzò lentamente per le vertigini, ma dovette subito correre in bagno per vomitare. Prese del tonno e una lattina di birra: erano tre anni ormai che mangiava solo cibo in scatola. Dopo pranzo portò le lenzuola in una lavanderia a gettoni dove sperava sempre di trovare qualcuno ancora meno autosufficiente di lui … per recuperare una po' di autostima. Mentre il cestello  girava eseguendo un programma di lavaggio scelto a caso, considerò di comprare un letto singolo.

5:52 PM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

le regole e il codardo

Ci sono alcuni colossali fregature dalle quali ormai ho imparato a diffidare: il cristianesimo, le rassicurazioni sull'abbassamento della pressione fiscale dichiarate in campagna elettorale e quegli stupidi pulsanti di prenotazione per il passaggio pedonale installati sui semafori, che per una sorta di automatismo mi ostino a premere senza convinzione, con lo stesso stato d'animo di quando guardo porta a porta o qualsiasi format politico… lo stesso valore di un gesto scaramantico dopo che un gatto nero mi taglia la strada.

Andando verso la sede di giurisprudenza a Padova, in V. Tommaseo, c'è un semaforo che penso sia rispettato più o meno come se si trovasse in centro a Napoli. È importante rispettare le regole… è importante sé è una scelta consapevole. Non ho mai copiato, perché non sono mai stato capace. Non attraverso col rosso nemmeno se non si vedono automobili nel raggio di un km… non so nemmeno perché. Attraverso solo sulle strisce. Alla politiche mi hanno dato una scheda per il voto al senato e l'ho resa al presidente del seggio facendogli notare che non ho ancora 25 anni.

È importante rispettare le regole.

C'era l'esame di economia oggi: mi sono ritirato dopo 5 minuti.

Rosso… devo prendere il treno e quel semaforo è sempre rosso.

Mentre aspettavo mi è venuto spontaneo riflettere su di una malattia del pensiero che sono sempre stato curioso di sapere se affligga qualcun altro… paura di vincere. Ricordo una lezione di filosofia in cui il professore, non ho idea in quale contesto, spiegava che il naufrago morto a un metro dalla riva condivide esattamente lo stesso destino di quello che annega nel mezzo dell'oceano.

Lascio sempre tutto a metà. Politica, università, scrittura, palestra, gruppi musicali, relazioni personali… ho sempre il terrore di chiudere un capitolo, se poi le cose vanno per il verso giusto… è matematico che abbandoni la partita all'ultimo minuto.

Oggi non ho schiacciato quel dannato tasto montato sul semaforo. Non me ne sono dimenticato, ero semplicemente stufo continuare con quella farsa. Avevo pensato che per una volta potevo passare col rosso, e chiudere questa pantomima esistenziale rovinando la giornata a un automobilista di passaggio… che probabilmente se tutto fosse andato secondo i piani avrebbe rischiato un'imputazione per omicidio colposo… ma che di sicuro se la sarebbe cavata.

Più per abitudine, che per indulgenza verso la trafila burocratica che avrebbe inghiottito il povero diavolo alla guida… ma soprattutto per il terrore cavarmela "bene" anche io come lui, finendo semplicemente paralizzato o qualcosa del genere, mi sono limitato ad aspettare il verde, come sempre.

Quel semaforo mi ha sempre lasciato perplesso: di solito i pedoni sono in una posizione sopraelevata rispetto alle macchie, per via del marciapiede che ha una sua altezza. Invece in V. Tommaseo pare ci tenessero a mettereli in soggezione… più bassi… come in trincea.

L'abitudine spesso aiuta. Credo che riprenderò a schiacciare quell'inutile pulsante. In qualcosa bisogna pur credere. Bisogna dare un senso alle regole per guadagnare un po' di autostima e non arrendersi all'idea che se non le violiamo è solo per viltà.

7:52 AM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Tuesday, February 19, 2008

un amore



Ted era in bagno, lasciò squillare il telefono senza prendersi il disturbo di rispondere. Appoggiò la Bud sul porta carta igienica, si abbottonò le braghe e bevve un sorso: ormai era più calda di quella che aveva appena pisciato. Lasciò alzata l'asse del water e andò a prendere un'altra birra dal frigo. Si tolse la maglietta rimanendo in mutande, l'aria condizionata era rotta dall'estate scorsa, e continuò a vedere la partita di baseball. Si poteva dire che la conoscesse a memoria. Era un incontro di tre anni prima, per il quale, dopo qualche whisky di troppo giù al bar di Harry, aveva scommesso la paga di un mese sui Dodgers vincenti contro i Mets, proprio come gli aveva consigliato l'amico. Ted scommetteva poco e non vinceva mai, quella volta invece si portò a casa mille dollari. La notizia gli giunse qualche ora dopo, mentre stava davanti all'altare. Fu il suo testimone di nozze ad annunciargli il risultato: Harry... che per l'occasione aveva abbandonato il locale giusto il tempo di fare la sua parte con l'anello, ma mentre gridava  per l'eccitazione, esultando come un bambino, scagliò la fede chissà dove.

Per tre anni, nel giorno dell'anniversario, Ted guardò quella partita sempre con lo stesso entusiasmo. Con i Dodgers gli andò meglio che con Kate.

Spese l'incasso per acquistare la mazza firmata da Tommy Lasorda esposta in una vetrina del bar. Non che Harry se ne fosse stufato, semplicemente se la passava malaccio a soldi e Ted era un amico. Il patto tacito era: "te la vendo a un buon prezzo, e quando una giorno ti troverai in cattive acque, se io mi sarò sistemato te la ricompro". Ma la mazza andò distrutta sulla schiena di Kate e le sulle Gambe di Harry quando venne fuori i due erano piuttosto intimi… l'unico a non saperlo era proprio Ted.

Nono inning, battevano i Dodgers… home run. Il telefono squillò ancora. Ted premette STOP.

"ciao Kate"

 

Non poteva essere nessun'altro.

 

"Cazzo sei uno stronzo! Perché non hai risposto prima!"

"ho risposto adesso, che differenza fa? Sto guardando la partita"

"la devi piantare di vedere quella maledetta…"

"STA ZITTA! ASCOLTAMI BENE: HAI LA BAMBINA, HAI L'ASSEGNO E HO FATTO UN MUTUO PER PAGARTI I DANNI, LASCIAMI 5 DOLLARI AL GIORNO PER LA BIRRA DANNAZIONE! LE SIGARETTE LE CHIEDO INGIRO… PER IL RESTO PUOI PRENDERTI TUTTO, COMPRESO IL TUO BEL DIVANO IN PELLE DEL CAZZO, E ANDARE A FARTI SCOPARE DA QUEL RINCOGLIONITO SENZA FEGATO!"

"hai finito?"

"sì"

"cristo mi stavi UCCIDENDO a bastonate un anno fa a quest'ora"

"già, ci ho rimesso un legno autografato da Lasorda e dio sa quanti dollari di avvocato. Ma insomma che diavolo vuoi? Lo sai che sono al verde"

"TED HO RISULTATI DELLE ANALISI, MA TI INTERESSA QUALCOSA!?"

"…allora?"

"le macchie erano un tumore al polmone destro"

"Kate, ho visto più sigarette in bocca a te di quante possa contarne mettendo assieme tutti quei patetici film in bianco e nero con Anfri Bogart che mi hai costretto a vedere quando non ti andava di fare sesso, beh che ti aspettavi un premio nobel?"

Sul tavolino davanti al televisore non mancavano mai delle noccioline, Ted ne prese una manciata, schiacciò play e passò qualche secondo in silenzio a sentire i singhiozzi di Kate. Sapeva che non avrebbe smesso di piangere e voleva finire di vedere quel match.  Ingoiò un lexotan con la birra e  senza riattaccare appoggiò  la cornetta del  telefono  affianco alle arachidi.

4:30 PM - 2 Comments - 2 Kudos - Add Comment

manca sempre il coraggio necessario



Erano dieci minuti che tamburellava con le dita sul bicchiere, non ci faceva nemmeno caso, lo scansò verso sinistra e riprese la penna. Le palpebre… saracinesche. Non c'era nemmeno una parola di senso compiuto in tutto quell'inchiostro versato… un elettrocardiogramma. Teneva aperto un occhio solo a tre centimetri di distanza dal foglio.

Spesso, rifletteva, è utile prendere qualche appunto, il giorno dopo aiuta motivare le scuse in maniera più profonda.

Fece per alzarsi: il cellulare era sulla libreria, a pochi passi da dove stava insudiciando un quell'innocente foglio a quadretti. Sembrava mancasse qualche numero dalla rubrica. Si sfregò nervosamente il volto con le mani e prese a sfogliare le prime pagine dei libri accumulati sulla scrivania: i libri non spariscono mai, sono un ottimo posto dove conservare informazioni preziose, ma che è preferibile non avere sempre a portata di mano.

Si mise a sedere, bevve tutto d'un fiato e sprofondò con la testa tra i gomiti.

5:23 AM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Monday, February 18, 2008

ricordare

   

Ricordo. Ricordare aiuta a sopravvivere, forse è l'unico modo per trascinarsi avanti. Ricordo la stazione di Firenze di notte, quella di Torino, quella di Treviso… il parco d'estate.

Capita… che ripercorra i luoghi dove sono avvenute quelle piccole vicende che tutte essieme compongono la mia vita. Poca cosa. Spesso un po' mi commuove.

Sono uscito verso le tre di notte, senza un briciolo di sonno, per andare al parco. Dovevo riflettere.

Purtroppo spesso sono più sensazioni che soluzioni. Non sono un pratico, mi travesto da analitico, ma sono solo capace di far confusione.

Il fascino che provo gli aspetti eccentrici di alcune forme artistiche forse è proprio la manifestazione più compiuta della mia volgarità.

Un vigliacco che non sa dove sbattere la testa per rimediare ai suoi fallimenti può soltanto ammirare opere infami, che lui per preimo non comprenderà, fingendo di goderene come non farà mai nessun altro.

Trasgredire era semplice quando le regole erano elementari… più il tempo passa… più diventa il modo migliore di scavarsi la tomba e basta.

7:04 PM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

un’ora d’italiano del 2002


RISVEGLI

All'inizino schegge di luce trafiggono l'iride,
poi frammenti di memoria si accalcano disturbando i pensieri.
Acquistata coscienza subentra un pigro e paralizzante torpore, quindi
La consapevolezza di dovere abbandonare la propria posizione.

L'abitudine rende caustico e velenoso ogni sorgere del sole,
durante una persistente agonia lunga tutta la vita.

Dopo il tramonto siamo pronti per un altro viaggio verso
Noi stessi, a perdere la ragione, a riordinare le idee
A morire di nuovo

5:27 PM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

chimica colorata



ANTISTAMINICI

Ho centrato
il cestino
con un fazzoletto
di carta
usato
più volte

un gran bel
canestro da
due

è stata la cosa
più eccitante
del
weekend

che weekend di
m**da

"Potrei prendere
il primo volo per
L.A."
ho pensato
"Mi farebbero giocare
con i Lakers
ed pieno di
Barbie li."

ho ingoiato
una pillola
ho tirato di nuovo

ferro
fuori

fine della
mia carriera

che weekend
di m**da


5:23 PM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

ateismo materialista



DIO NON C'E', E SE C'E' SE NE FREGA

"Che piano?"
"Quarto"
"Io al settimo"
"NESSUNO TE LO HA CHIESTO!"

Ho premuto quattro.

Assieme a me
cento chili
stipati in
quel che resta di
una donna
e altri cento chili
di carne cadente:
suo marito,
il mio interlocutore

4

porte aperte

"buona sera"
…silenzio

grazie a dio
questo coso
non è precipitato.

Non credo ai
miracoli
ma i cavi hanno retto:
non per merito mio,
ne del lardo cadente
degli sposini, e
dovevo ringraziare
qualcuno.

Ho premuto sette.
Ho letto la targhetta

PORTATA 400 Kg
CAPIENZA 5
PERSONE

dio non c'era
li dentro,
c'erano solo due
ciccioni
e un imbecille

7

porte aperte

sano, salvo e
ateo.

5:13 PM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment


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