lui

Last Updated:
Jun 19, 2008

Send Message
Instant Message
Email to a Friend
Subscribe

Gender: Male
Status: Swinger
Age: 28
Sign: Libra

State: Salerno
Country: IT

Signup Date: 01/04/07

Blog Archive
Older     Newer ]


Sunday, March 30, 2008

Rapporto mrz30/08 pianeta terra

Rapporto mrz30/08 pianeta terra

Qui Guli Ram 1179

Pianeta terra. Data locale: 30 Marzo 2008. Data in Venere: 356.897.004 km..s X p.b.

L’osservazione procede secondo il programma prestabilito.
Il corpo affidatomi per la missione risponde bene alle 28 primavere terrene.
Nessun umano ha alcun sospetto. Oramai mi comporto e agisco come uno di loro.

Travolto dai ritmi frenetici imposti in questa parte di mondo risulta molto difficile ritagliare il tempo per concretizzare riflessioni compiute e descrivere la composizione del genere umano.
Confesso che la duratura permanenza e l’assidua frequentazione degli esseri umani comincia ad insinuare dubbi e perplessità che prima ignoravo.
Il grado di evoluzione tecnologica attuale ha delle ottime potenzialità ma non sembra accompagnato da una evoluzione civile e morale. Utilizzo questo termine "morale" in quanto il genere umano fonda gran parte delle strutture sociali su di essa. Almeno così affermano.
Il pianeta terra risulta pieno di ricchezze e ha tutte le risorse immaginabili per sostenere lo sviluppo di tutti i suoi abitanti.
Inspiegabilmente però tutte queste risorse sono destinate ad una piccola percentuale che ne abusa in maniera sconsiderata.
Gli umani hanno diviso il pianeta in nazioni al cui interno si organizzano vari popoli, oppure vari popoli si sono chiusi e riuniti all’interno di varie nazioni.
Hanno adottato usi e linguaggi differenti; specifiche evolutive hanno determinato differenze somatiche e cutanee; le variegate zone climatiche del pianeta hanno accentuato nel corso del tempo le caratteristiche principali di tali popoli.
Tutto sommato si può affermare che appartengano tutti alla stessa specie.
Forse gli istinti primordiali dell’uomo tendono a far sopravvivere, sebbene in forma molto complessa, lo schema della catena dell’alimentazione alla base del regno animale. Il più forte sconfigge il più debole.
Ciò che ancora non riesco a capire perfettamente è l’abuso e l’eccesso su cui verte quella piccola percentuale di cui sopra.
L’evoluzione di queste civiltà ha allungato le loro aspettative di vita, ha migliorato la qualità della loro vita biologica, ha sconfitto alcune defezioni fisiche della natura umana.
Eppure in questo momento ho come l’impressione che l’essere umano stia rigurgitando su stesso.
La tecnologia e il progresso sono diventati strumenti di autolesione collettiva, le risorse alimentari diventano veleno, le fobie e l’egocentrismo fomentano l’aggressività, l’inutile ha preso il sopravvento.
Io stesso, nonostante sia estraneo a questo genere, comincio ad essere coinvolto nelle dinamiche sociali e a prenderne parte con atteggiamenti estranei alla nostra specie.
Alla base di tutto sembra posizionarsi il denaro. Si ritiene comunemente che sia la chiave di tutto, o almeno quasi tutto.
Nato convenzionalmente tra gli esseri umani come mediazione di merci, beni e servizi ha assunto una valenza divina e naturale al tempo stesso.
L’animale uomo ha prestabilito in esso la sua forza, la sua valenza e la sua stessa sopravvivenza, ha generato una serie di codici sociali dove tutto ha un prezzo, qualsiasi cosa.
Ma lì dove in natura il predatore, forte dei suoi artigli, mette fine alla vita del più lento e debole, si ciba, vive e si riproduce, l’animale uomo non si accontenta e punta all’accumulo,all’eccesso, al futile.
Compromesso inevitabile è l’iniqua distribuzione delle risorse e dei beni.
Nello stesso metro quadro convivono formiche talmente grasse da avere difficoltà nelle loro movenze e formiche così flebili e deboli da non riuscire a muoversi.
Se da un lato della strada si soffre di fame, dall’altro si butta e si soffoca negli stessi rifiuti.
Esigenze logistiche hanno portato l’uomo a creare grandi agglomerati urbani, chiamate città.
L’uomo le ha create ed è diventato schiavo delle sue stesse creature. Prigioniero consapevole ed impaurito lotta per ottenere la sua tana da abbellire, si muove dentro scatole d’acciaio sempre più ermetiche, respira il puzzo della sua stessa merda.
Sento di essere sempre più coinvolto e lentamente avverto i patemi di questo animale più vicini.
Mi è sempre più difficile esprimere un giudizio distaccato e non riesco ad abituarmi all’assurdo convivere del bello e del brutto, del bene e del male in questo fottuto animale.
Stando tra loro ho provato cose che noi abitanti di Venere neanche immaginiamo.
Questo strano essere vivente è capace di tutto; addirittura di inventarsi la risposta a quello che non sanno rispondere: la chiamano"Dio".
E’ capace di inventarsi una cosa che li avvicina a questa risposta sconosciuta: la chiamano "arte".
E’ capace di dare la vita per salvare un suo simile.
E’ capace di lottare e morire per un’idea.
E’ capace di scardinare l’universo per una cosa che si chiama "amore".
Credo di dover ritardare il mio rientro e prendermi ancora del tempo qui sul pianeta terra.
Ho bisogno di tempo per capire.
Chiudo.

5:00 AM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Tuesday, March 11, 2008

piazza degli amori mutilati

Piazza degli amori mutilati

Un giorno nuvoloso, l'aria appiccicosa. Sono stanco del solito panorama del balcone. Meglio scendere. Meglio in auto.
La radio non mi aiuta, nessuna canzone significativa, stupida pubblicità, il motore gira silenzioso nel basso regime di una guida svogliata, il vento alza la polvere che stagnava sul cruscotto.
Pochi scomodi kilometri e sono al mare.
Via le scarpe, voglio sentire la sabbia, il vento di mare mi scrolla di dosso la polverosa pesantezza di un giorno qualunque.
Sulla spiaggia una barca riposa da anni dando le spalle al mare. Sporca, usurata, azzurro spento. Forse aspettava me. Mi siedo, respiro, respiro, respiro.
E lì l'ho conosciuto, proprio su quella barca, vecchia ma comoda. Si siede al mio fianco, mi guarda in silenzio, si gira verso il mare.
Non mi aspetto nulla, non voglio nulla. Guardo il mare. Anch'io.
- E' al bivio?
- Chi…?- rispondo incuriosito
- La creatura…
- La creatura?...che creatura?-
- La vostra! Quella che avete creato…

Non capivo, lui adagia una mano sulla spalla e comincia con la sua voce profonda e rassicurante:

"Ammor? Ammor è na creatur ch' nascett nu ttant tiemp fa ma sap o fatt suoj.
Va ggirann' a'sul pa vij. E tten nu baston ca o' suon rà o tiemp o pass suoj.
Sta povera creatura nu tten uocch' ma po verè, nu tten e recch' ma po sent.
Ten na giacc ca nunn è vecch' ma ten l'ann suoj, e scarp contan ancor tutt e kilometr ca sanna fatt , e pperò sta creatura ten o profumm ro primm vas.
Chill nun s'mov…sta ferm. Guarda a cosc' ch l' manc e suspir. Chianu chian se vott arret e s'assetta a nu gradin, guard a strad e continua a suspirà. Guard all'ata strad e s'spavent…e' o bivio creatura mia…è o bivio…addo l'ammor s'stipa e addo l'ammor s'brucia…
Pens a strad ca'fatt, pensa a strad ca'dda'fa…pens a chi l'ha creat. Pens a quann ancor tennev a cosc'.
Quanta cos pensa sta creatura…pens a quant era felic quann è nat, pens a comm è crisciut, pens ch'na vot era perfett,pens a quann c'è volut a fa sta fin.
Chiur l'uocch' ca nu tten, e se mett a tremà…
comm facett mal, creatura mia…quann i creatori se mettet'r 'ncap e te taglià na cosc'…che dolor, quanta pen'… un' a na part e un' a nat, cu na lam taglient e già sporc', accuminciar'n chianu chian a fa ascì o sang…o sang russ che spurcav' tutt e nun se n' jev.
Po venett a carn e che goduria sti creatori a squartà senza pietà…che dolor creatura mia…quann l'uoss nun s'vulev romp e che forz c'mettevan sti macellar…quanta chiant ammor mij…
E a chillu juorn a creatur vaga a'sol pa città, nu ppass maj pa stess'vij p'nun s'ricurdà, e nu pass a vot vaj annanz ma tant sap che a o'bbivj adda arrivà.
O'ssap ch' c'sta nfonn a vij…e sap pur ca cedda ì. Però aspetta.
All'ata vij nunn'o' bol mang sapè…nisciun c' vò ì e figur't iss…
O'ssap che a "Piazz r'ammor squartat" aspett' e nu scappa.
Ma tu o'ssaj ch'r'è sta piazz???
E' addo vann tutt e creatur comm a ess…squartat e mutilat…e sta chin!!
E' enorm sta piazz, s' tras ma nun s'esc', e colonn nu s' contan, e nu sacc e finestr mo chius e mo apiert.
E quanta creatur ca cammin'n senz criterio, nun s'toccan, nun s'guardan, ognun ca pens e guarda e scarp soje. E so tutt squartat, a chi manc na cosc', a chi nu bracc', a chi manc a cap addirittur. Nterr è chin e sang ma senna abbituat. Povere creature. Ch' pen ch ' m' fann.
Zitt zitt senz parlà cammin'n…cammin'n…cammin'n e ogni tant scapp nu pensier a chi l'ha creat…e chi suspir e chi mett o' muss. Ogn'tant re ffinestr' s'affaccian e'ricord e accummencian'a'lluccà cumm e'pazz o 'nomm e chi l'a fatt... e allucc'n a se sfunnà a' gol, nun s'lev'n manc o cappiell…
Sta piazz è chiena ma nu s'regn maj…pekkè semp spazij c'adda stà p'ammor mutilat…e chill ncopp o murett o'ssap…ma se pij ancor nu mument…pens ai creatori, pens a quant era bell…pens ch'quas quas è l'ora…
Ogni tant sent ancor o rummor r'o baston…ma fors m'sbagl'…fors o vogl' sent'ancor…"

Fisso il mare in silenzio, lo guardo negli occhi, riguardo il mare. Si alza e si allontana senza salutare. Si rigira e urla:
- Chella piazz è chien!!! –

Mi rimetto in auto, accendo la radio e una musica stupenda mi congela. Le mani scivolano sul volante, appoggio il mento e fisso il mare. Abbasso il finestrino, chiudo gli occhi e spengo la radio.
Solo le onde…nel silenzio.
Penso alle mie creature…che stanno lì in "Piazza degli amori mutilati"… e sospiro.

12:00 AM - 2 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Friday, February 15, 2008

terzine da avvitare

TERZINE DA AVVITARE


AMORE

"abbracciami" disse lei, nuda sul fianco.
"ho le mani fredde" disse lui, nudo sull'altro.
"addio".


OTTIMISMO

"mamma va tutto bene" disse con la testa al muro
"sei sicuro?"
"mamma tutto va" disse in rincorsa.


ILLUSIONI

"mi hai frainteso!" disse lei a malincuore
"ti ho frainteso" disse lui col male in cuore
"mi dispiace".


FINALI

"non mi odiare" disse lui guardando in giù
"già ti odio" disse lei
"rispetto la tua posizione".


PRECARIO

"Ho trovato lavoro sai?" disse entusiasta
"…dove?" chiese l'amico in ritardo
"non lo so…l'ho perso!".


SOGNI

"ho realizzato il mio sogno" disse fiero
"e ora?" chiese curioso
"ne cerco un altro".


AMORE 2

"sto bene con lui" mi disse sincera
"ti credo" rispose il bugiardo
"davvero?"

2:24 AM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Friday, November 16, 2007

le mosche di novembre

per partito preso odio le mosche.
non ho mai accettato la loro esistenza e ho sempre dovuto sorbirmi le filippiche sui cicli naturali della vita...la natura..e via dicendo.
Ad agosto sono l'incarnazione della tortura, una lenta ferita al sistema nervoso.
Ma a novembre...mi vergogno a dirlo...mi fanno tenerezza.
Si muovono con calma, sono lente, è troppo facile schiacciarle...e allora le osservo.
Stanno lì...solitarie e pensierose, un po dove capita, e quando ti avvicini con estrema calma accennano un batter d'ali che le allontana timorose dalla tua mano armata.
Lente e timorose, pesanti e distratte le mosche di novembre vagano.
Un po come i miei pensieri.stasera.

3:00 AM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Tuesday, October 09, 2007

martelli cadenti

Martelli cadenti (sparo il mio giudizio)

Tutti pronti a giudicare
d'affanno mi venite incontro
con polsi tesi e fucili carichi.

Come è facile giudicare.
Il giardino tuo troppo piccolo non da frutti.
Perché allunghi il collo e guardi i miei?

Che bello è giudicare gli altri!
Ma perché lo fai? Ma si, ora ti senti meglio!
Osserva il faro per capire dove va la tua barchetta!

Colpisci forte con quel martello,
oggi decidi tu cosa sia giusto,
oggi, che gran culo, tocca a te.
Ma indossa un parruccone e una toga grande almeno quanto i difetti che hai.

Tu che senza strade non sai camminare,
tu che senza cartelli non sai dove andare,
tu che cerchi rima dove non c'è,
tu che ingenui sogni non hai.

Apri l'ombrello domani,
prima di giudicare.
La sentenza, prima o poi, deve arrivare.

5:56 AM - 1 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Saturday, August 18, 2007

quella cosa luccicante

Quella cosa luccicante


Mai nella vita, nella sua breve vita, aveva visto qualcosa di così luccicante.
Fermo ed impassibile rimane ad ammirare in silenzio, contempla il suo brillare.
Ma perchè così in alto?
Non so cosa sia ma mi piace, pensa, e la voglio, si si, la voglio.
Uffa essere così piccoli…e mettono tutto in alto, io voglio solo giocarci, non voglio fare male a nessuno sa? E neanche a me stesso…che bisogno c'è di metterla così in alto. Da qua sotto riesco solo a vederne un pezzo.
Ermes scodinzola e si avvicina a Lucas che impassibile continua ad ammirare la magnificenza di quella cosa luccicante.
Per un attimo si guardano, si capiscono. Ermes non vuole saperne niente, si accuccia e osserva.
Lucas si guarda intorno, accenna un pianto ma gli altri sono tutti lontani, non servirebbe a nulla e poi va a finire che per accontentarlo gli mettono in mano la prima cosa scema che capita.
Io voglio quella cosa. La voglio.
Lucas prende una sedia e con gran fatica la avvicina al frigorifero. Ma che mondo scomodo, tutto così in alto, tutto così lontano.
La cosa continua a brillare, è magnifica, splende di luce propria ma con i raggi che entrano dalla finestra assume delle sfumature incredibili.
Anche le sedie …ma perché così grandi…uffaaaa
Lucas con un leggero sforzo riesce a salire.
Non ho fatto tanta strada però…
Guarda verso il basso. Non è molto. Ermes si avvicina e bagna con il nasone umido la sua mano.
"Stai attento Lucas"
"Che vuoi quattrozampe!"
" Bah ti ho detto solo di stare attento"
" Potresti darmi una mano almeno"
"Che vuoi che faccia? Io sono un cane, non una scimmia"
"Magari mamma mi avesse comprato una scimmia"
"Per me possiamo fare anche cambio…la voglio vedere a mangiare tutti i giorni quei cosi brutti…come li chiamate voi..croccanti?!"
"croccantini…"
"eh si quelli"
"VA va cane io ho ben altro da fare"
Ermes si avvicina alla sua ciotola d'acqua e si abbevera. Lucas continua ad ammirare quella cosa.
Ma cos'è? Che voglia di scoprirla, di toccarla. Però. Ah. Se metto un piede qui, la mano la…mmm...la vedo difficile.
Chissà cos'è?...forse serve a volare, forse toccandola mi escono delle ali enormi, e poi potrò volare in alto quanto voglio…altro che questa sedia…blah.
Oh se potessi toccarla, oh se potessi volare…
"Ma che volare stupido uomo in miniatura" abbaia Ermes.
"Ma vai cagnaccio…tu bestia sei e bestia rimani…"
Lucas scende dalla sedia goffamente e la spinge a sinistra, guarda su, guarda il televisore, ok, qui, si.
Risale sulla sedia. "Dimmi almeno se viene qualcuno, ok?"
"ma perché mi devi mettere in mezzo, peste, tu fai quello che vuoi, io se mi comporto bene al massimo mi danno una carezza, scendo giù con la scusa di dover pisciare tre volte al giorno, e se piove devo fare anche in fretta, se annuso qualche cagnetta vogliosa c'è subito pronto qualcuno a fermarmi, neanche volessi ucciderla…"
Lucas non bada allo stupido programma pomeridiano della televisione, anzi quelle vocine lo irritano, ma spegnerla potrebbe insospettire…no no meglio accesa.
Eh cavolo qui sono proprio vicino..uah..è ancora più bella da qui.
" EHI poppante…scendi da lì"
"stai zitto…non abbagliare…zitto."
"Ti dico di scendere da lì, potresti farti male davvero, dovrebbero portarti all'ospedale, aspettare che tu riprenda coscienza, magari per ore e ore…e io qui a scoppiare dal desiderio di farmi una sana pisciata all' aria aperta…scendi"
Lucas sembra non ascoltarlo. Guarda solo quella cosa. E' incantevole.
Magari è il dolce più buono del mondo, che ne sai, oppure no, è una astronave con dei piccoli alieni e il mio papà sta facendo delle ricerche, ma siccome non deve attirare attenzione l'ha rimpicciolita con dei raggi rimpicciolitori e l'ha messa lì sul frigo…il posto più impensabile…
" Ma tu hai delle braccia e delle mani …puoi anche indicare…e potresti anche imparare a parlare… mi sembra anche ora…ancora ad inventarti le parole alla tua età"
"Ermes ma che vuoi…vai a giocare con l'osso vai…"
" Giocaci tu con quell'osso finto che non sa di niente e tra l'altro, mi rimangono anche dei fastidiosi pezzetti tra i denti…"
Lucas sposta il telecomando dal televisore, prende le misure e capisce che serve qualcosa prima. Riscende dal mobile, con molta attenzione mette un piede sulla sedia, poi un altro.
Ermes scodinzola, salta.
"hai capito finalmente…aaaahhh…ci sono cose che puoi fare e cose che non puoi fare…e quella non puoi farla, ok?"
"Palla di pelo non hai capito con chi parli…anzi con chi abbai."
Ermes rimane accucciato e riflessivo. Lucas esce dalla cucina.
" bah voi umani…chi vi capisce…"
Ermes esce sul balcone, si sdraia con il muso fra le ringhiere. Annusa l'aria…sniff sniff… quando torni cucciola mia…
Fissa il balcone di un appartamento nel palazzo di fronte. Le persiane sono mezze chiuse, sono giorni che non torna…chissà dove sei…
Sniff…sniff…una coppia di ragazzini si bacia, si scambiano effusioni…che teneri…Ermes sente l'odore di quel ragazzino, sente l'odore del desiderio che sta per nascere e che lo accompagnerà per tutta, o quasi, la sua vita…
Sniff, sniff, sniff, chi sta mangiando? Sniff…pizza…sniff…ma tu guarda…mangia mangia che dopotutto siete in tre su sole due gambe…sai che fatica…sniff…poi dicono che i cani non hanno il senso della misura…ah mangerebbero fino a scoppiare…certo perché voi invece? Mah… sniff…sudore…sniff…donna…ah eccola…guarda come corre…corri corri tu che puoi…mi raccomando corri, smaltisci tutto, ti voglio bella soda ah, vai vai…sniff sniff..bluaaaah che puzza queste scatole di ferro…mi annebbiano il fiuto…sniff sniff…
"EEEEEhhh" Lucas appeso alla tenda della finestra urla ridendo…
"Che vuoi ora nanerottolo?..."
" mi servi, vieni qua"
"Ma lasciami in pace, vai a fare la pappa vai…"
"Ermes vieni subito qui" l'ordine impartito con un rapido movimento del braccio.
Si alza molto svogliatamente ma scondinzolante si avvicina a Lucas, che lo prende per il collare e lo trascina dentro la cucina.
L: "io voglio…voglio quella cosa"
E: "e che vuoi da me nano?"
L: " voglio che mi aiuti !"
E: " perchè mai dovrei, per quale oscuro motivo dovrei aiutarti, per quale motivo qualcuno dovrebbe aiutarti, sei tu che vuoi quella cosa che sta lassù, sei tu che muori dalla voglia di scoprire cosa sia, sei tu che te la devi conquistare, senza aspettarti aiuti, è lontana? È difficile da raggiungere? Beh ci sarà un motivo…altrimenti accontentati dei giocattoli che trovi nella cesta…oppure guarda lì…sul divano...guarda che bella quella palla colorata… accontentati come fanno tanti bambini…e smettila di parlare ad un cane!!!mi irrita."
Lucas rimane in silenzio fissando negli occhi Ermes che rimane impassibile e con la lingua a ciondoloni. Un silenzio e una pausa troppo lunga per un bambino della sua età.
Fissa Ermes, volta lo sguardo verso la cosa luccicante. Non sa che fare. Per la prima volta nella sua breve vita si trova nel forte imbarazzo di non sapere cosa fare.
Pensa che effettivamente Ermes non ha tutti i torti…anzi forse ha proprio ragione, dovrebbe lottare e sudare per toccare quella cosa e scoprirla, forse dovrebbe passare il resto dei suoi giorni pianificando la maniera di arrivare lì…così in alto.
Lucas rimane ancora un tempo a pensare, ad immaginare…cosa può mai essere quella dannata cosa…un drago, un frullatore, un vaso magico…cos'è quella luce che si muove…cosa?
I suoi occhi si stringono sempre più sull'oggetto, pensa a come fare, ha una espressione seria e concentrata. Ermes lo osserva incuriosito ma distante.
Lentamente nasce un sorriso sul suo viso, l'entusiasmo si disegna sulle sue guance, con una mano tira il suo maglioncino per il bordo, batte un piede per terra, guarda Ermes e sussurra "Ah ah".
Il cane accucciato muove solo le pupille per seguire i suoi gesti.
Lucas si ricorda che fortunatamente è ancora un bambino…e comincia a piangere a squarciagola.
In una sezione incerta di un secondo arriva la mamma che lo prende in braccio, lo stringe e comincia a coccolarlo teneramente. Lucas a singhiozzi scandisce il tempo alla sua messa in scena, sorride ad Ermes e alza l' indice innocente in direzione di quella cosa luccicante.



A Ciccio e Paolino

10:07 PM - 2 Comments - 2 Kudos - Add Comment

Wednesday, August 01, 2007

gli occhiali di Alberto Espinoza

Alberto Espinoza e' un povero cristo. E' quasi ora del caffe', almeno per tanta gente. Per Alberto Espinoza e' una ora come un'altra, c'e' luce, per la strada poche persone, qualcuno corre, qualcuno ha un passo accelerato, altri passeggiano tranquillamente per via del pasto appena consumato.
Alberto Espinoza ringrazia il sole e ringrazia  le nuvole che finalmente si fanno da parte. Tira fuori i suoi stupendi occhiali da sole dalla borsa di pelle marrone, o almeno quello che resta del marrone, li inforca e sorride.
Alberto Espinoza non sa che ore sono, tira fuori un orologio digitale senza cinturino. Ma il suo orologio non segna l'ora o meglio non serve a quello...serve a scannerizzare la sua mente...o meglio ancora...cosi' dice.
Alberto Espinoza rimane seduto con i suoi occhiali all'angolo della  26 con 4, il sole lo scalda, nessuna auto rompe la sua quiete, il cemento di quello scomodo gradino non e' caldo e non e' freddo, la pelle delle sue mani e' arrugata per la sua eta' e tra l'altro ha anche le unghie sporche e piuttosto lunghe. Guarda i fiori stesi al suo lato, sono appassiti ma hanno ancora colore. Guarda le persone che passano indifferenti al suo lato ma d'altronde perche' dovrebbero fermarsi...per quale motivo...e' solo Alberto Espinoza, un povero cristo su quel gradino.
Guarda avanti a se' solo perche' ha gli occhi aperti, il mondo sta li'  oltre il gradino  eppure se ne sente fuori.
Annusa i suoi lunghi capelli...non hanno un buon odore...ma a chi importa. Osserva attento le sue scarpe...non hanno buchi e i lacci di colore differente dopotutto neanche si notano.
Alberto Espinoza non e' in gran forma sinceramente ma i suoi occhiali sono davvero...
AlbertoEspinoza guarda il mondo, quella briciola di mondo avanti a se'...un uomo in completo rigato, una cravatta eccessivamente azzurra, delle scarpe marroni, forse piu' marroni della sua borsa, degli occhiali da intellettuale evidentemente fuoriposto, una 24ore piena di cose da fare, una pancia offensiva e una faccia da bravuomo tutto sommato. Al lato del suo sudato fuoristrada impreca al telefonino, forse in maniera eccessiva, pensa Alberto Espinoza, e una signora ben vestita con il suo piccolo cane al bordo della strada, ha i polpacci tesi, la schiena protesa in avanti, le pupille impazzite rimbalzano da un lato all'altro, il guinzaglio tirato quasi ad impiccare il piccolo cane, anche il suo  ridicolo cappello sembra nervoso ad attraversare la strada...eppure, pensa Alberto Espinoza, e' un senso unico...e non passano tante auto oggi, e con uno scatto velocissimo una ragazza infilata divinamente dentro quei jeans stretti abbraccia un tre/quarti di uomo, si baciano teneramente, sorridono e si guardano negli occhi, anche Alberto Espinoza sorride, come fare a resistere alla visione di un cucciolo umano che con gran fatica muove i suoi evidenti primi passi, dondola come un ubriaco, guarda la sua manina per appurarsi che sia ben stretta a quella della madre che distratta osserva il ristorante argentino dove sogna una romantica cena con suo marito,  emigrato negli Stati Uniti dove, grazie a suo cugino di secondo grado, ha trovato il lavoro che non aveva mai sognato e che forse neanche Alberto Espinoza sogna lontanamente...li' seduto sul suo gradino.
Si toglie gli occhiali, le nuvole sono tornate.
Prende l'orologio e con un gesto lento scannerrizza la sua mente.
Alberto Espinoza non ha un'auto,non ha una donna, oramai neanche sua madre e tantomeno un cugino negli Stati Uniti.
Alberto Espinoza pensa che su quel gradino ci e' nato, pensa che forse ci e' finito, pensa a una vita differente che non puoi rinchiudere in una borsa quasi marrone, pensa a quei pochi film che ha visto dove con sacrificio e volonta' alla fine l'eroe vinceva sempre e pensa che dopotutto erano film, pensa alla sua totale liberta' e  pensa che in fin dei conti ha ancora un mazzo di fiori appassito...ripone al suo posto l'orologio,  saluta il gradino, saluta il sole appena tornato, prende i suoi fiori e comincia ad offrirli in cambio di qualche moneta...d'altronde l'ora di pranzo e' passata...ma la fame resta.

12:00 AM - 1 Comments - 2 Kudos - Add Comment

Friday, July 27, 2007

Storia di una caviglia in tre atti

Storia di una caviglia in tre atti

mai avevo pensato a quanto potesse dirmi una caviglia. Per me era solo una cosa che collegava la gamba al piede, tra l'altro molto piu' affascinanti e comunicativi.
La caviglia stava li' con sua sorella...tranquilla facendo il suo dovere quando un giorno comincia a parlarmi, a dirmi cose che sinceramente all'inizio non capivo...

atto primo : faccio parte di te...non dimenticare
Una calda giornata in Puerto Escondido. Una doccia fredda ravviva i miei sensi, mi prendo un momento di relax e mi stendo su una amaca. Con un dito mi do una leggera spinta e mi lascio andare al piacevole dondolio. Avanti a me il mare e una soave brezza che mi aiuta a tollerare il forte caldo. Caldo.Tanto caldo.
Il cigolio dell'amaca mi culla nel silenzio e nella pace, guardo il mare...come fare a resistere al suo fascino...guardo i miei piedi...guardo le caviglie...porcatXX..sono gonfissime...sono enormi. Le guardo meglio, ne avvicino una, la tocco.Non me la ricordavo cosi'...panico...anche tua sorella e' cosi'...oddio che mi sta succedendo?sto ingrassando e comincio dal basso? sono caduto nella notte mentre dormivo?sono sempre state cosi? che sta succedendo?
No...tonto... e' il caldo...e' normale...succede spesso... mi dice una voce rassicurante...che onesto non mi rassicura tanto ma almeno mi da una spiegazione razionale e ferma il circolo vizioso delle teorie strampalate.
Le guardo, le fisso con lo sguardo, non sono belle cosi'...sembrano due melenzane...ma almeno non fanno male...mi do un'altra spintarella...guardo il mare...e mi dico...come ti sei gonfiata cosi' ti sgonfi...tu e tua sorella.

Atto secondo: litigio in medellin
Primaverile giornata in Medellin. Non resisto alla tentazione di fare due tiri a canestro in compagnia di uno sportivo e saltellante sessantenne. Prendo la palla e comincio a tirare...mmmmm...devo riprendere la mano...pero' la sostanza c'e'. Il segreto per tirare bene a canestro e' nelle ginocchia, le testo...mmmm...un po anchilosate per la mia eta'...pero' il tiro c'e'...non c'e' male.
Intanto penso al fesso che sono...non fare sport per tanti anni...pollo che sono...e' proprio divertente, poi ti scarica...hop hop saltello, hop hop...scambio opinioni e racconti con l'allegro sessantenne che si muove con una agilita' che invidio...con vergogna repressa internamente.
Hop hop saltello...uh che bello...come saltello...hop hop...uh canestro...uh che bello un altro saltello...hop hop hopTRAC....porcatXX...eeeeehh io mi fermo un attimo...anzi forse una decina...vabbe' vado in piscina al sole...meno faticoso.
Ora dopo ora mi rendo conto che la caviglia era viva, pulsava. Prendo la cosa alla leggera, passo una giornata in giro per Medellin e alla sera mi imbarco su un bus per Bogota'. 10 ore di viaggio.10 ore di inferno. Volendo dare un carattere esoterico alla faccenda, un demonio si impossessa della caviglia e comincia a festeggiare tutti i santi dell'inferno, pizzica, brucia e  balla per tutto il tragitto. Mentre tutti nel bus dormono beati, soffro in silenzio e conto tutti i secondi e tutti i minuti che passano scanditi da un sacro dizionario delle figure evangeliche a cui fare riferimento in buon e cattivo senso.
Non so come ma passano le dieci ore, guardo la caviglia e le dico: ma vaffanculo tu e tu sorella...

atto terzo: cerchiamo un compromesso

Bogota': clima indefinibile.Comincia un lungo dialogo tra me e la caviglia.
"perche' non mi hai mai dato attenzione?"
"ma ti prego...non cominciare"
"Ora vedrai quante attenzioni..."con un sorriso malizioso (non so come sorride una caviglia...ma lo ha fatto)
Comincia il valzer delle teorie e delle raccomandazioni. Ghiaccio. Caldofreddocaldofreddocaldofreddo.Cremina.vai dal medico.ghiaccio.caldofreddo.cremina.vai dal medico.passano i giorni...saltellando su un piede e su sua sorella. La riempio di attenzioni, la accarezzo, le parlo con parole dolci, la gente la osserva e la reazione disegnata sul viso non e' rassicurante.Leggiamo e guardiamo film...io e lei...io e la mia caviglia...parliamo..parliamo...e lentamente facciamo pace. Comincia a sgonfiarsi, a muoversi...le dico"dai che tua sorella sara' stanca..."
Tuttora ogni tanto ancora mi parla..."vai piano...non esagerare, non correre, non ballare troppo..."
Siamo sulla buona strada, stiamo ritornando quasi alla normalita'. Diciamo che abbiamo fatto quasi pace...questo testo ne e' la testimonianza...lo ha letto e mi ha dato il consenso.
Voglio bene alla mia caviglia...e a sua sorella.

5:00 AM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Sunday, January 01, 2006

discorso all'umanita'

facciamo un'altra volta....ok?

12:00 AM - 0 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Tuesday, July 10, 2007

di vomito e d'amore

di vomito e d'amore lo stomaco si muove
fortunatamente non ricordo l'ultima volta che ho vomitato...sfortunatamente ricordo l'ultima volta che ho amato...
certe sensazioni ti ricordano di come il corpo sia un tuttuno, come sia tutto perfettamente connesso. senti i tuoi organi, senti il sangue che corre, i muscoli attaccati all'osso, i nervi incomodi che ballano sulle loro posizioni, il cervello onnipotente vittima e fautore dei piccoli eventi, dei piccoli movimenti interni alla nostra fottuta macchina perfetta. attore passivo e attivo delle sensazioni, accende e spegne fuochi, muove e blocca i brividi. Piccole cose ricordano al mio corpo e alla mente che siamo un tuttuno. Sento il caldo delle vene, il freddo nei pori cutanei, lo stomaco in una eccessiva azione ballerina, si apre e si chiude, si apre e si chiude...ho perso il controllo del mio corpo oppure ho deciso di lasciarlo andare alle sue istintive rivelazioni...aspetto, come ogni cosa ha bisogno del suo tempo...aspetto, aspetto e vivo ogni vibrazione, ogni brivido, ogni scossa...sono fatto di carne, ossa, sangue, peli, viscere...i muscoli tremano, gli occhi si chiudono....no sono io che li chiudo...allora smetti di tremare, per un secondo non piu'...tremo e ricordo...il corpo connesso con qualcosa che non esiste, qualcosa che non e' carne e non e' sangue...i ricordi...i ricordi e l'immaginazione...strettamente legati al mio stomaco. Avrei voglia di vomitare e tirare tutto fuori, rigettare i cattivi pensieri, i brutti ricordi...ripulire lo stomaco e non solo..tutto con una bella vomitata.ma come si fa...non bastano due dita in gola...non bastano...
di vomito e d'amore il mio stomaco aspetta...

2:54 PM - 3 Comments - 1 Kudos - Add Comment


About  |  FAQ  |  Terms  |  Privacy  |  Safety Tips  |  Contact MySpace  |  Promote!  |  Advertise  |  MySpace Shop

©2003-2008 MySpace.com. All Rights Reserved.