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Saturday, September 27, 2008
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La Cena
torno a casa e mi dicono che Paul Newan è morto. Non c’è niente dei romanzi romantici ad effetto nel modo in cui lascio andare la borsa e mi siedo per terra, tra le poltrone vicine dei miei genitori. Guardo qualche minuto del film che sta finendo su La7, penso a quello che progettavo di scriverti salendo le scale, con il nokia sbiadito di mia sorella Ares ad imterim, finché non sistemerò il mio. Adesso invece sono qui. non c’è niente di quello che vorrei dire a te che non riguardi anche il resto di questa famiglia virtuale. Al modo in cui sono grata, e sottilmente innamorata. Avrei scritto che non avrei badato ai caratteri per dirti un pò di cose a cui rispondere “si ok sono stanco buonanotte” senza preoccuparti per me, che non mi basta, perché ogni volta che mi sciolgo odio non lo faccia anche tu. e continui a non capirlo. Che dopo la giornata passata a Verona a stupirsi di quanto può essere semplice, sono tornata in tempo per l’antivigilia del compleanno di silvio, che da noi si festeggia un pò come l’antiNatale e il venerdì santo. la blasfemia non fa più notizia ma ci diverte nel privato, noi che sappiamo cosa abbiamo perso, noi che potessimo tornare indietro solo una volta sarebbe nel 325, per far saltare in aria il concilio di Nicea la sola cosa forse che ci resta dell’adolescenza e del perdersi meglio così E la tradizione vuole che ci si faccia male, serenamante, con una Grande Abbuffata, che lasci trapelare quello che siamo diventati in mezzo all’anno che è passato, al non vedersi mai. senza recuperare nessuna delle cose che sono andate perdute lungo la strada, ecco solo chi è rimasto in fondo al bicchiere, siamo noi, ci siamo persi, vi sono mancata? ci siamo baciati così tante volte e non ci abbiamo mai più pensato. eravamo amici una volta noi quattro in modo diverso e gli occhi con cui ci guardiamo ora sono gli stessi, vi voglio bene ragazzi, è bello vedere come siete cambiati e sentirlo senza parlare. Francesco mesce vino bucolico (lui che canta i Queen è già alticcio ma non vedi la differenza da quando ci si alzava a turno a lezione e lentamente si convincevano i docenti che la demenza senile ti prende alle spalle, silenziosamente, spogliandoti delle armi della razionalità una ad una, senza fare rumore) mentre Marcello rivolta la polenta con la violenza di un ragazzone gentile che fa sempre la cosa giusta, anche quando non ci crede, anche quando diresti che per una volta ha detto no. Giacomo dà un occhio al soffritto di cipolle e taglia i peperoni, è così bello riconoscerlo ancora come quello con cui scambiarsi i libri di Hornby a diciassette anni nel cortile della scuola. certe cose vorresti solo salvarle, metterle al riparo dal soffio poderoso degli anni e tenerle al sicuro per tempi migliori Quando la polenta è fredda e la prima bottiglia di bianco giace fracassata in fondo al cestino, il Moztro è in fase di ultimazione: sul soffritto annegato di pomodoro galleggiano il peperone, i fagioli e tanta salsiccia da saziare il cast di un western anni 70. un contraccettivo naturale bravettabile Facciamo gli stupidi davanti alla videocamera quando mettiamo la polenta fritta sul fondo dei piatti e la copriamo di lardo, ci facciamo schifo da soli, ridiamo fino alle lacrime nel constatare come diventi trasparente e pensando all’effetto che farà il Moztro quando ce lo riverseremo sopra. L’idea di mangiarlo è lontana ancora una bottiglia di rosso buono, portato dalle colline
il resto è storia quella che si perde tra il Cavallo, le Ragazze lontane, il Coglione. l’università, la musica, i pensieri strani che pensavamo non ci sarebberò venuti più e invece sono lì, traslucidi e meravigliosi, come nuovi. non so dirti quanto ho avuto paura di perdere tutto questo, ma ne sono stata lontana tanto a lungo che pensavo non potesse succedere ancora
e adesso sono qui con una discreta sbronza addosso la notte che fa si silenziosa perché tu vai nel rumore e io tra lenzuola morbide per una volta non mi preoccupo dei caratteri, né delle conseguenza nel dirti che è morto Paul Newman, che ho un sonno dolce e che l’unico modo per stare bene adesso sì insomma già lo sai. che c’entrano silenzi sorrisi e un pò di quello di cui hai paura buonanotte
5:27 PM
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Thursday, September 04, 2008
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nero
fissa le parole e ci confonde dentro i colori il blu sulle finestre, immobile e liscio. sono ubriachi e si toccano di febbre caustica con una fretta senza giustificazione. chiude la porta, il bianco è il fondo degli occhi quando si gira verso di lei e le prende le braccia. il colore del tavolo non lo ricorda è di schiena sente il ruvido il peso di lui che la soffoca la fa respirare. poi le macchie lucide. E sentire il rosso. dappertutto come gli incendi dolosi la vernice sul ferro i semafori accesi insieme non c'è niente di rosso lei sente solo il rosso. ed è tutto lì, inalare assorbire non sapere quali gambe l'hanno trascinata in salotto e quali parole con il suono della carne sul tappeto il divano lo scivolare dei cuscini e tessuti come sudari sull'abito leggero.
e poi è sciolto. liquido, il silenzio. la risacca violenta più di tutte le onde. l'ha lasciata riversa sul litorale col ventre molle che si alza piano ad ogni fiato vomita rancore bianco come la neve
5:25 PM
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Friday, August 22, 2008
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le acque di obuda
...fortunatamente a zittire la mia coscienza ecologica c'è l'idea di non aver sfruttato appieno la mia razione d'acqua, questo mese. Così lascio che scorra sulla pelle per tutti i 38 minuti di Oracular Spectacular, togliendomi lo sziget di dosso lentamente, con delicatezza. Disegno cerchi di sapone intorno ai lividi da materassino sgonfio e sbandate ebbre nella pineta, ma metto più amore in quelli, riconoscibili, delle transenne. sottili e profondi guarniti di gomitate e sguardi taglienti. carezze, di tanto in tanto, che il cozzare di casse toraciche rimescola bassi e vibrazioni cardiache. and all the loving people i'd love to see again. ian non smette di sorridere mai, è venuto da amsterdam solo per questa oraequarantotto minuti di gioia americana e mi tiene un braccio dietro la schiena da quando ha sentito spingere forte e il mozzarsi del mio respiro alla seconda esplosione di caos. che a separare il nostro silenzio sommesso dal resto dell'isola in delirio basta un centimetro di tendini e nervi tesi. non ci guardiamo negli occhi.
la polvere si alza solo se parliamo forte, poi rimane il silenzio di quando fuori fa alba abbastanza da scrivere cosa c'è di noi nella gente che si muove piano, nei sogni inconsistenti e nella materia organica we really did know how to melt, and liquefy slowly. non andarsene mai. mi vuoi troppo bene per potermi abbracciare tutta, me la mia carne i ricordi complusivi e tutti gli occhi con cui ti guardo. ancora non fa male, apriamo chirurgicamente le ferite. farò in modo che non resti nulla, e scrivere solo per quello che avanza di noi. niente che venga letto mai più.
brucerò attentamente le labbra e tutte le vene che hai baciato.
da qui si vede più cielo, tutto il cielo del mondo. ogni luce implosa nelle nuvole chiare immobili. di tutta la roba nera che mi esce dagli occhi, che non riesco a tenere ferme le mani e noi che ridiamo e ridiamo e ci teniamo le dita sulla faccia per paura che esploda in singhiozzi con le cose che non avremmo dovuto salvare e che sono rimaste incastate ogni volta che non abbiamo aperto la bocca.
e i justice che sono una secchiata di alcool sulle abrasioni che hai addosso, tutte le acque di nazareth non ci toglieranno questa sete.
11:17 AM
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Tuesday, August 05, 2008
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il pop è coscienza collettiva (part.2)
giura che davvero mi hai riconosciuto per gli occhi
che non era per le scarpe il vestito e perché trascinavo tutte le vocali di "like it or leave it" cantando con la visiera abbassata abbastanza forte perché tu mi sentissi dall'altro lato della strada.
who sucked the feeling ce lo chiediamo e togliamo la punteggiatura dalle spiegazioni dalle giustificazioni dalla mancanza di senso critico della gente che legge i blog.
e non ho voglia di sentirti parlare di rifiutare di toccare magari è il caldo che amplifica il desiderio le sensazioni la percezione il persistente senso di disgusto per questo stile di vita confortevolmente anestetizzato quando ho bisogno di sentire tutto. e non vogliamo il pensiero ci sfiori che la solitudine è la soluzione da aspettare desiderare per assolvere ogni problema di astinenza psicologica affettiva sessuale so please please please let me get what i want, che neanche i deftones e il latte freddo con la menta bastano più per farci stare meglio restituire il mal tolto il bene comune che è l'ultima sigaretta che hai lasciato per me, con l'impressione che comunque non mi sarebbe bastata mai.
why do i feel like well not really living potessimo vedere cosa c'è lì all'ombra del sole che non è un posto impossibile al limite del deserto ma solo l'angolo fuori dal resto dove voglio portarti per curare tutta la rabbia che hai e stare ore a grattarne via il bordo restringere gli angoli finché non ti sentirai un po' meglio e allora la guarderemo bruciare e rallentare e morire piano come volevano i daft punk. volevo mostrarti tutto questo ma avevi delle cose da dirmi che non mi hai detto.
avevi un motivo forse pensavo che sarebbe andato tutto bene ancora per un po'.
poi hai cambiato cd.
1:05 AM
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Wednesday, July 30, 2008
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il pop è coscienza collettiva (part.1)
hanno ascoltato rino gaetano nascosti dentro una vetrina di via roma. facevano finta di guardarsi intorno perchè lui aveva paura che la sua ragazza lontana trentamilamiglia vedesse le mani annaspare nelle pieghe del vestito rosso pressed against an unfamiliar wall e perchè lei voleva avere una cosa qualsiasi da fare. sentirsi in colpa magari , o qualcosa di più folkloristico. tipo una vendetta. non che gliene importi poi molto, ormai. hanno parcheggiato lontano dal centro, e tutte le conversazioni interessanti sono rimaste sul cruscotto con i biglietti del treno e quella sensazione spasmodica di vuoto che si riempie di colpo quando so che sta per arrivare. how i wish you could see the potential.
(...quello che ci manca davvero è un motivo per fare qualcosa di diverso da scarnificare le parole e non trovarci niente che dia la minima soddisfazione. e ascoltare dente di tanto in tanto, convincendoci che litighiamo solo per occupare il tempo e le distanze)
lui che non la capisce granchè ma le chiede di uscire, lei che da quando ha scoperto stress usa i justice come scusa per sentirsi sempre come soffiare su una ferita scoperta, brandelli di piacere intensi e brevi, a ondate. e la sua attitudine al melodramma che porta gli altri a credere che quello che succede la tocchi in qualche modo. è solo leggermente destabilizzata.
8:09 AM
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Friday, July 25, 2008
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di violenza e quadri hopper
Un cretino passa sgasando sotto la mia finestra. desidero un piano sequenza che ti permetta di vedere tutto questo. i colori della rabbia che lentamente mi trasfigurano. Le unghie conficcate nei palmi delle mani i muscoli tesi (il ginocchio fa un po' male, ma quasi desidero si riapra la ferita e mi mostri il sangue. qui tutto è troppo color pastello) Gli appoggerei le dita sul collo senza mollare la presa. …e stare a guardare i suoi occhietti porcini gonfiarsi di sangue fino ad esplodere e imbrattare dall'interno la visiera del casco.
non è meraviglioso il silenzio?
e Gianluca Grignani che in tv per nonsocosa a Venezia mi costringere a farmare lo zapping perché ha un vestito da sera, probabilmente firmato, e le infradito. le infradito, cazzo. adesso vomito il brie.
Mentre cerco di soffocarmi con i vapori dei fornelli un po' mi stupisco di riuscire a fare dello spirito in inglese con china girl, che accucciata davanti al mio frigorifero recupera un po' dei ravioli fatti a mano che ha chiesto di tenerle in fresco finché la mano di dio non calerà sul suo, di frigo, che per una ragione altrettanto inconsistente ha smesso di funzionare. in vicinato we trust. Il ragazzo che frequenta ora si chiama Oscar, credo sia il tipo con i capelli unticci che ho incontrato per le scale quando sono tornata stamattina presto. mi ha ceduto il posto e fatto una smorfia abbastanza simile ad un sorriso, polverizzando in questo praticamente tutti gli avversari in gara. quasi spero duri più delle due settimane standard. la cina è vicina e non perdona.
Quasi quasi mi s-cenero sul ginocchio. quello che sembra cotto alla griglia. grazie max. mi s-cenero sul ginocchio e poi do la colpa a te che non hai sentito affatto la mia mancanza, ed alla stazione di ancona dove siamo stati fermi venti minuti giusto il tempo di portare a putrefazione tutti i miei buoni propositi di cacciarti a calci dalla mia vita. come nei filmetti del venerdì sera.
giusto per dire quanto poco sai. e quanto poco capisci. grazie Regan bombardaci Parma
C'è un quadro di hopper, si chiama undici di mattina. lei è nuda e sola, annega in questa luce sterile. In piedi, con la sigaretta che fa un fumo sottile guarda lontano, da nessuna parte.
Tutti mentono. Le pubblicità delle creme depilatorie, Studio Aperto, le canzoni dell'estate.
La gente che manda sms alla tv, il Vangelo.
tutti mentono e lo faccio anche io, in modo spudorato e aggressivo.
"quando dio ha fatto le montagne non pensava certo alle piste da sci"
9:56 AM
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Tuesday, July 15, 2008
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mobile off
la cenere lascio che cada nel bicchiere.
ho preso in mano il telefono un paio di volte nell'ultimo quarto d'ora pensando che ti sarebbe piaciuto avere questa immagine di me ora, con la notte scesa solo da una parte e la tv accesa. l'ho chiuso quasi subito, devo qualcosa alla completezza perfetta del vino rosso, del suo profumo, della leccata morbida con cui mi scende dentro. facciamo a meno di tutti.
con l'idea che tutto sommato la festa che danno alla pubblicità non abbia niente di meglio di quello che ho da offrirmi ora. sarà che non sono abituata a questa solitudine, alla calma delicata del terrazzo del cabernet della camel che mi si consuma tra le dita. guardo il fumo. davvero ti piacerebbe vedermi adesso ma sono contenta che tutto questo appartenga a me e tu ne sia escluso, una gara che non corri, qualcosa di cui non discuteremo attraverso i chilometri e il filo color senape del mio telefono a forma di hamburger.
"allora ci vediamo il 12 dai" qualcuno che arriva, si salutano in strada. "buon viaggio" sembrano più giovani di me. io che tra 23 giorni non ne avrò più diciannove. tu che non festeggi i compleanni. "...e non usare i cessi del treno, che fanno schifo"
sottoscrivo. spego la sigaretta finisco il vino.
mi manchi terribilmente.
12:18 PM
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Saturday, July 05, 2008
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classicità
la mia meravigliosa bambolina bionda mi saluta con un bacio sul collo e sale le scale. non la guardo andar via. un capello riccio mi è rimasto arrotolato tra le dita e mi accompagna fino a casa, più vivo certamente dei lampioni bruciacchiati e delle strisce bianche irregolari a macchiare l'asfalto.
delle ore a parlare di classicità rimane il bianco dei suoi occhi azzurro ghiaccio che letteralmente esplodono fuori dal buio. e mi impediscono di vedere qualsiasi altra cosa. distinguo nettamente il suono e il senso delle parole dal colore e dalla violenza dello sguardo: la sovrapposizione mi darebbe alla testa, già ora sorrido e la fisso in un tripudio di isteria organizzata che controllo a malapena.
brahms chiudeva gli occhi perchè schubert rallentava ogni cosa. schumann invece capiva e si innamorava di quell'inedita quietezza rivoluzionaria.
perchè tornare indietro non si può. non si deve, mai. e allevi è un cretino.
1:00 AM
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Friday, July 04, 2008
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all killer
Che certe cose non te le posso spiegare l'ho capito di colpo. Senza preavviso. 43 minuti e qualcosa a farti capire il sesso degli angeli e il nostro, che è più o meno lo stesso. Per qualche secondo mi compiaccio perfino delle frasi complesse, del delicato lirismo che ci metto per non farti troppo male. Per il resto penso al tibet all'effetto serra alla mafia e al tempo che perdiamo in queste cazzate. che poi ti credo se dici che soffri solo non voglio sia affare mio quindi se vuoi gettare questo tuo cuore tra le stelle cerca di evitare la traiettoria del mio, che orbita stabile a un metro e sessantadue da terra. di grazia e ferocia. (non ricordo più chi l'ha detto)
per tutte le volte che a sentire i tasti sotto le dita ci si chiede se a qualcuno interessa qualcosa. e poi dirsi che quello che conta è sempre stato il modo, e la questione dei contenuti è del tutto accessoria eppure qualcosa c'è in chi ti ringrazia per aver tirato i fili di un nodo che adesso sono parole lisce. in chi hai respirato fuori, condiviso tramonti bevute tristezze e chilometri da macinare in due. anche chi non hai mai guardato e ti ha salvato la vita un paio di volte. chi hai finto di conoscere scrivendo, e hai finito per conoscere, parlando. il motivo per accendere il pc. Per scrivere qualcosa che potrei dire a te soltanto, che non capisci e sorridi un pò meno quado mi lecco le ferite davanti ai tuoi occhi.
e respirare che sa di gas quando te ne vai per altre due settimane
(Il sedile scotta e l'assistente legge il nome degli iscritti. PA non identificato, eccomi. Chissà se neanche esisto, non saprei ora come ora distinguere il server difettoso dell'università dal semovente universo)
...e le tue teorie sul sesso in macchina, che mi tinteggiano la coscienza mentre mostriamo il ventre e ci arrediamo sfiniti nei parcheggi costieri di Guantanamo Bay.
1:00 AM
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Tuesday, June 24, 2008
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server is too busy
Il resto della notte lo passo a guardare lo schermo bianco e la scritta Server is too busy.
che è di una crudezza perfetta, compatta. niente poesia, niente similitudiniparaboleampliamento di sensazioni. che poi magari qualcuno ci ama senza capire. not made to be enjoyed. scarnifichiamo.
va bene, capo.
scarnifichiamo.
al terzo squillo di telefono avevo già smesso di respirare, che è un modo per parlare più in fretta e mettere giù. ho preso fiato dopo, la seconda volta che ha ripetuto le mie parole scandendole lentamente.
come se fossero qualcosa di inconcepibilmente disgustoso.
roba putrida.
avanzi.
mi stupisco leggermente della facilità con cui il cellulare si intirizzisce quando chiudo la bocca ma è tutta solitudine gestibile, tu stai attento al gatto e non preoccuparti per me. di me. ero lì per dirgli che sono brava a girarmi le sigarette, che a stare seduti in giardino è importante sentire la pelle, che se mischio alcol e la sua voce mi vengono gli spilli sulla fronte e sulle guance, che confondo le sensazioni e che mi passa la voglia di dire cose dolci quando riesco di nuovo a camminare dritta. ma in fondo quando vuole scrivere ho bisogno che dica di me, e di finire le sue sigarette che le mie sono sempre due tiri troppo corte.
e la sensazione che non gliene freghi niente mi striscia nel ventre più del dovuto.
server is too busy
12:41 AM
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Wednesday, June 11, 2008
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milano padova
L'importante sono i miei capelli ripuliti a secco stamattina. altrimenti mi sentirei sola (ho provato a spiegarti il perchè ma mi sento piuttosto stupida al riguardo.) altrimenti salirebbe questa tristezza tascabile e i pensieri malinconici da viaggio che durano due ore e mezza in intercity a pensare quanto è doloroso il mare d'inverno.
Perhaps it's the color of the sun cut flat An' cov'rin' the crossroads I'm standing at, Or maybe it's the weather or something like that...
Milano si dissolve con il fragore silenzioso di una bomba atomica. Sensazione di immortalità e danni permanenti. Te l'ho detto, quando non c'è nessuno non mi sento affatto sola. Sto premuta contro le pareti e canto sottovoce, se mi parli sorrido. Ma adesso non sento niente, solo le conversazioni dei rumeni seduti di fianco nello scompartimento: che sono palesemente più felici di me, alla faccia dei jeans firmati, dell'iPod e degli occhiali grandi che escludono la mia faccia dal panorama. inizio a capire la necessità della Milano bene di sterilizzarsi la coscienza a vagonate di droghe sintetiche.
I don't mean trouble, please don't put me down or get upset, I am not pleadin' or sayin', "i can't forget." I do not walk the floor bowed down an'bent, but yet...
no, non la attraverso la linea gialla.
Even though my mind is hazy an'my thoughts they might be narrow, Where you been don't bother me nor bring me down in sorrow. It don't even matter to me where you're wakin' up tomorrow...
Quando guardo fuori dal finestrino non riesco a capire se piove o no. Ci sono macchie sulla laguna, si muovono in piccoli cerchi luccicanti. e così tanti toni di verde che mi si appiccicano agli occhi. Vorrei essere sola in questo scompartimento con i sedili blu trapuntati di stelle come i soffitti di Giotto. Allora scoppierei a piangere credo, perchè quando siamo nella stessa città ti cerco con gli occhi nei parchi con troppo sole, negli angoli della stazione, nelle piazze senza gente. anche dove so che non puoi essere.
am not askin' you to say words like "yes" or "no," Please understand me, I got no place for you t'go. I'm just breathin' to myself, pretendin' not that I don't know
Le cose diventano pesanti all'improvviso. Mi scivolano dalle dita. Penso a cose stupide come quanto mi piacerebbe che tu mi sentissi parlare con qualcun altro, qualcuno con cui la mia testa non si svuoti come in un telefilm di liceali americani alle undici di mattina.
When you wake up in the mornin', baby, look inside your mirror. You know I won't be next to you, you know I won't be near
...che vorrei sfilami un attimo l'anima per fartela vedere. Solo uno sguardo, poi la metto via. Così capisci perchè cerco di guardarti negli occhi mentre tu con discrezione mi eviti e c'è sempre un posto dove devi andare. Non è che vuoi andartene. Non così tanto.
Poi di colpo è il sole. i'll just be curious to know if you can see yourself as clear as someone who has had you on his mind
Ci sono le colline. Devo aver dormito, non so. Non ricordo la ragazza che ho davanti ora, e la metto a disagio fissandola negli occhi. Grandi, marrone chiaro. Tra mezz'ora sono a casa.
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Currently
listening
:
Grace
By
Jeff Buckley
Release date: 2008-02-26
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9:26 PM
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Sunday, May 18, 2008
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schiantarsi su marciapiedi umidi
la sera che ricominciamo daccapo somiglia un pò a quando ci si trovava da soli in case liberate a sorrisi con le bottiglie fredde sotto i cappotti le sensazioni di vetro contro la tua pelle nuda e i tappeti arrotolati per pareti lunghe chilometri.
abbiamo camminato sempre dritti e alla fine ci siamo persi. tu ti fermavi a baciarmi gli occhi perchè li tenevo chiusi e nessuno ci guardava.
ti penso, ma più che altro penso a me. il mimetismo mi dona
poi è arrivata l'università, tu che affitti vagoni interregionali e ti addormenti tra i cespugli del mio giardino. e la vespa parcheggiata sul marciapiede nella fretta di abbracciarsi e finire a litigare dentro ai bar del centro. quando vince quel pò di noi che raccoglie i vestiti dai pavimenti ...e la sera che ricominciamo mi ricordo il tuo colore diverso e il buco dentro agli occhi, ero su questo stesso letto e un'attimo dopo a scivolare dalle lenzuola ruzzolare per le scale correrti via di dosso riposare sotto le impalcature stropicciate. non piove mai abbastanza.
4:50 PM
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Tuesday, April 22, 2008
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del sonno e del sangue
come la roba andata a male la mattina che si sveglia ed è da buttare con la confezione tutta intera dio l'inquinamento i rifiuti umani il buco della zona cuore. si trascina giù dalle scale che si coprono di viscido sonno arretrato, molli e disgustosi sono i gradini oppure le gambe ma anche tutto il resto. e le pareti che si stringono e soffocano i rantoli, tutto a posto e tutte le mani e gli occhi e ancora altri sorrisi bambina che siamo tutti qui per te. molle e disgustoso.
imbratta i corridoi di sangue che è già secco prima di uscire e non spilla, erutta. invade gli spazi privati e la televisione pubblica il salotto di costanza e coerenza per i soldati al fronte, ma c'è sangue dappertutto, signore non vedo niente, Signore com'è che non vedi niente? mentre fa colazione si sbrodola di vita che si rovescia dappertutto, si impasta con la polvere per terra, con tutte le cose che ho lasciato qui (con la cenere e i dischi e il divano e i nostri pigiami ancora abbracciati) e prende un odore strano da detersivo a spruzzo. "no, davvero, sto benissimo"
11:29 AM
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Monday, March 03, 2008
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gli spacciatori di miele
Probabilmente è un giorno stupido. Tipo il martedì. Più o meno me lo ricordo, che aveva piovuto e io ascoltavo Tom Waits orphans disco 2 e rompevo le cuffie belle con ferocia e metodo. Un giorno stupido. Ti viene in mente che la luce azzurrina del computer non era lì quando sei nato, non sarà probabilmente lì quando morirai, e allora non ha ragione di occupare così tanta parte di quello che c'è in mezzo. Scrivo molto, mangio poco, leggo pile di vecchi libri gialli per ricordarmi com'era quando mi bastavano (loro, e i B movie degli anni Settanta guardati con mio padre in mezzo a un caldo tropicale e discorsi metafisici) Alzo ancora lo sguardo sul portapenne, su foto d'altri tempi, su palle da baseball autografate, sui quaderni che non cominci per premura, e istinto di conservazione.
...e non è cambiato niente. Crederci tre mesi è stato come staccare la spina (metafora banale da generazione elettronica, verrà il momento di spegnere tutto eliminare la dipendenza verrà il punto di non ritorno la disfatta finalmente la fine) e restare cristallizzati a quella prima sera per sbaglio, ibernati come Walt Disney, in attesa di tempi migliori, della cura del cancro della morte dei reality show
Sento ancora il rumore di quando hai iniziato a cercarmi la bocca poi c'erano gli occhi e i capelli e la curva dei fianchi dire ora che non ne valeva la pena sarebbe come sparare and shoot u down bang-bang è sempre più forte assordante non riesco a farti sentire la nota stonata il pixel fuori posto marta dice che è così e io sento la gravità lavorare contro di me.
Ti ho afferrato per i piedi (stai così in alto, chili di elio romantico a riempirti le vene e i sorrisi) e ti ho trascinato qui sulla riva umida, che tu ne senta il respiro ruvido e lo squallore.
Resto connessa (con le labbra, a nuovi livelli di eccitante solitudine) e inciampo apposta per sentire qualcosa. Mi basta un battito, uno spasmo dalle parti del ventricolo destro, e lascerei tutto giuro tutti la smetteremmo con le cazzate le menzogne i sensi di colpa e ce ne andremmo via io ci verrei con te.
Ma non succede niente, solo uno stupido martedì che mi capita di pensare al gusto delle parole premute contro i denti e chissà chi si spacca per primo.
9:09 AM
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Wednesday, February 27, 2008
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un pò meno
ieri andrea parlava di favole al telefono e marcovaldo. se solo sapesse la dolcezza.
credo di aver sognato neve fresca e lenzuola felpate
forse gli occhi di mia madre forse cioccolata sul pane morbido forse che quando giocavamo e basta bastavano i sorrisi.
ho trovato Lo Stralisco ho capito che non lo capirò mai più come lo capivo allora
(mio padre lo leggeva mormorando sul letto dell'influenza, sui divanetti delle attese dal medico sull'inverno dei miei raffreddori infantili)
"...di che colore è il muschio? Io ho letto che è verde. Ma è verde come questa farfalla? E' verde così il muschio?
Un pò più scuro...ma ci sono molti tipi di muschio, e certamente esiste un muschio più chiaro. Forse esiste un muschio dello stesso colore della farfalla.
Se esistesse davvero, e se la farfalla ci va sopra, nessuno la può vedere, perchè ha lo stesso colore.
Si, è così. Come la lucertola sulla roccia
Tu credi che la farfalla sappia di esistere quando è sul muschio verde chiaro?
Si, credo che sappia di esistere allo stesso modo di quando vola o è in riva ad una goccia d'acqua.
Io invece credo che lo sappia un pò meno"
In mezzo a questo frastuono di pixel quando tu non mi vedi so di esistere un pò meno
5:00 PM
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