Nena è bigama

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Mar 30, 2008

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Gender: Female
Status: In a Relationship
Age: 34
Sign: Cancer

City: Milan
State: Milano
Country: IT

Signup Date: 10/06/06

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Wednesday, March 12, 2008

Lo sfigato - riflessioni fisiognomiche
Current mood: bullied
Category: Blogging

Ci sono alcune persone che l'ignoranza gliela vedi dalla faccia.

Da come indossano la maglietta, da come girano gli occhi intorno, dal modo in cui tengono il corpo quando sono fermi.

Dalle mie parti si dice: "gnurant m'en cup", che tradotto sta per "ignorante come una tegola".

La fisiognomica sarà anche pseudoscienza, ma ogni tanto non dice mica cose stupide.

Mi stavo però domandando se esistono tratti distintivi per gli sfigati.

Per dire: quando vedo quelle foto in avatar tutte in posa plastica con tanto di occhiali da sole… quella è evidentemente una connotazione di altissima sfiga.

O altrimenti quei tizi tutti patinati che poi ti parlano come frà Cionfoli, quelli che ti aspetti esordiscano con un "cioèffiga ci stai troppo dentro" e invece senza averci mai mangiato o bevuto ti piazzano un "ti adoro sorella, ti voglio troppo bene".

Ma la sfiga si camuffa bene.

Ci sono uomini e donne di bella presenza che però la natura non ha rifornito anche con piacevolezza e savoir faire. O con un cervello particolarmente acuto.

E questa discrepanza percettiva è piuttosto fastidiosa.

E' come avere davanti un cappuccino cremoso che al gusto rivela poi un sapore di maiale arrosto (mi è capitato davvero a Vienna venerdì sera).

Io se facessi finta di essere magra sarei ridicola.

O se mi atteggiassi alla Kate Moss.

O se ostentassi una falcata alla Naomi Cambell con i miei 30 cm di gambe.

Così, se una cerca di fare l'intelligente senza esserlo particolarmente, non fa bella figura.

O se ti lascia un commento dandoti dell'igniorante.

Ho notato però che se non si è sicuri della sfiga di una persona, basta guardare chi ha intorno, con chi si porta in giro. Perché la sfiga è osmotica.

Gli sfigati tendono a circondarsi di sfigati, cercano il riverbero.

E un po' è giusto.

Mi dispiace ogni tanto vedere una donna in gamba accoppiarsi con un deficiente.

Quando invece vedi la selezione naturale percorrere il suo letto doveroso e lasciare che gli sfigati si accoppino con gli sfigati, allora ti senti rassicurato sulla saltuaria giustizia del mondo.

Quando insomma puoi pensare: si sono proprio trovati!

Sono cose che vengono un po' da sé, com'è giusto che sia.

Ogni tanto gli stradari della giustizia vengono un po' confusi da fattori devianti, come il denaro, il successo e l'ambizione, tanto che anche un Ricucci può diventare appetibile.

Ma tutto sommato credo che sulle vie della purezza, senza equivoci e fraintendimenti, uno sfigato rimanga tale nei secoli dei secoli, senza redimersi, e senza rendersi nemmeno mai conto di quell'alone catarifrangente che accompagna la sua aura e le sue scelte.

E non importa che lavoro faccia.

La sfiga è trasversale.

Socialmente democratica.

Colpisce tutte le fasce di reddito e tutte le professioni.

Chissà cosa vota, lo sfigato, e per cosa tifa.

Esisterà un elenco di caratteristiche tipiche della specie?

6:35 AM - 9 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Tuesday, March 11, 2008

Un bel pornodromo in Bicocca
Current mood: animated
Category: Blogging

Quando ho sentito la proposta di Sgarbi mi è venuto un colpo.

La zona rossa di Milano in Bovisa.

Spero sia una provocazione, ma conoscendo il personaggio, non so.

Si può pensare di ficcare un pornodromo di fianco ad un Teatro Arcimboldi o per le strade accanto ad una prestigiosa università?

Considerato poi che l'attività delle case di tolleranza è piuttosto attiva anche di giorno, vi immaginate che macello?

Il lato positivo è che secondo me nel giro di un anno ci farebbero arrivare una fermata della metropolitana, vincendo ogni regola spazio-temporale.

Sia chiaro, sono favorevolissima alle "zone rosse", ma vanno scelte con oculatezza quantomeno urbanistica.

Sarei davvero entusiasta se a Milano ne nascesse una, ma mi spiacerebbe se venisse ubicata proprio lì.

E poi diciamocelo, accadrà mai una cosa del genere?

Mi sembra un po' troppo ottimistico pensare alla riapertura delle case di tolleranza, per lo meno sul breve periodo.

Continuo a rimanere stupita quando vedo prostitute invervistate nei programmi televisivi dire che non vogliono essere rinchiuse in quattro mura, lasciando che lo stato si arricchisca sullo sfruttamento del loro corpo.

Io penso che una prostituta sfruttata dal racket e da qualsiasi tipo di mafia esistente, mantenuta in perfetta schiavitù, senza identità, reddito e libertà, maltrattata, picchiata e violentata, pagherebbe oro per avere un permesso di soggiorno, un lavoro retribuito e un posto caldo, sicuro e pulito dove poter "esercitare".

Le prostitute che si "autogestiscono" invece in linea di massima sono italiane, e rimarrebbero nelle loro casette come fanno ora probabilmente.

Forse la cosa che dà maggiormente fastidio sono le tasse, e lo capisco, se potessi non pagarle probabilmente lo farei anch'io.

E anche un minatore della Baviera, credo.

Anzi, ci scommetto.

O forse dà fastidio che le tasse siano legate a pratiche erotiche, che hanno quindi una qualche risonanza morale.

Di fatto preferisco scegliere che i soldi vengano suddivisi tra prostituta e stato, piuttosto che essere a totale disposizione della mafia.

Non sarà certo una soluzione o l'altra a cancellare la professione più vecchia del mondo. Se mai qualcuno ce lo avesse come obiettivo.

E' brutta l'idea di toglierle dalla strada? Perché la si vede come una pulizia per togliere il problema dagli occhi dei benpensanti? La si vede come una limitazione della libertà? Ora sono libere?

Tutte domande legittime, anche se forse piene di ipocrisia e di falsi problemi, da qualsiasi parte le si guardi.

Fatto sta che… Sgarbi dà proprio i numeri.

1:34 PM - 13 Comments - 2 Kudos - Add Comment

La Hit della Nena
Current mood: contemplative

Ognuno c'ha la sua.

Di scala di gradimento.

Spesso ci ho pensato, alla mia hit parade tutta personale del godimento e del piacere.

Ma per essere sincera, devo anche ragionare in funzione di cosa riesco e cosa invece non riesco assolutamente a fare.

Di fatto, da vera donna-sofà, se sono stanca non riesco a fare una mazza.

Mi gira la testa, sono noiosa, non connetto.

Quindi devo per forza mettere sul gradino più alto del mio podio IL SONNO.

Dormire per me, oltre che tremendamente bello, è di fondamentale importanza.

Non può esistere un fine settimana senza sonore penniche.

Il pisolino di mezz'ora non mi riposa nemmeno gli occhi.

Io ho bisogno di pigiama, letto, un buon libro e almeno due ore a disposizione.

In quanto cultrice assoluta del pisolino, so che il pisolino, per appagare, richiede serietà.

Il pisolino è una pausa mentale, una parentesi dallo stress.

Anche quando sono in vacanza, a visitare una città d'arte, torno in albergo per riposare gli occhi su morbidi guanciali dopo pranzo. Altrimenti la giornata mi risulta insopportabile.

Sui gradini più bassi invece la lotta è molto più dura. Sicuramente SESSO e CIBO se la giocano mica male.

Di fatto poi però penso a quante volte ho preferito languire tra le braccia del mio uomo in piacevoli grovigli di carne, saltando tranquillamente i pasti.

A me il sesso mette inappetenza, come se la mia fame fosse una sola: se vengo saziata da una parte, posso lasciare astinente l'altra.

Quindi direi che in posizione n. 2 mi tocca mettere EROS, con tutte le sue declinazioni e conseguenze.

E solo terzo il CIBO, contro ogni previsione. Non sono una mangiona, non lo sono mai stata, nonostante la bilancia dica ben altro. Sono golosa e godereccia, ma la quantità mi sconfinfera.

E poi arriva il quarto piacere, che però non è proprio quarto, ma aleggia sugli altri tre come una presenza costante e irrinunciabile: LA LETTURA.

Non ho mai superato, e mai credo supererò, la tossicodipendenza dal libro, per il quale perpetuo anche una sorta di feticismo del tutto personale, superando il puro e semplice collezionismo, invaghendomi anche di odori, scritte, ricordi.

È l'unico piacere non animale, di quelli elencati, ma è quello che perpetuamente mi ha migliorato la vita, l'anima, e la lingua. Rovinandomi anche un po', se devo essere sincera, perché le storie spesso ti seminano dentro mondi paralleli facilissimi da disattendere.

Io non riesco a farne a meno.

Intrattengo un rapporto erotico con la parola, e questo è evidente.

E capitano sere come ieri in cui prendo in mano un libro che da tempo giace nei meandri delle mie librerie trascurato, e mi si smuovono le budella.

Conrad.

Ma quanto è figo.

Veramente mi ha sbattuto sul materasso con la sua prefazione a "Linea d'ombra".

Non c'è lasagna che tenga.

Come si fa a vivere senza questo?

Poi per carità, ho amici che non possono vivere senza Inter.

Ognuno ha la sua scala di piaceri.

Sappiate solo che come non vi presto il mio uomo, non rinuncio al pisolino nemmeno se sono a Parigi e non vi cedo il mio piatto di carbonara, non vi presto nemmeno mezzo dei miei 700 libri.

"Meraviglie e misteri che influenzano le nostre emozioni e la nostra intelligenza in modi così inspiegabili da giustificare quasi il concetto della vita come di una condizione incantata"

(J. Conrad)

5:05 AM - 6 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Monday, March 10, 2008

Misere Xenofobie di un’esterofila
Current mood: ashamed
Category: Life

Ho una storia d'amore che dura da 14 anni.

Lui si chiama Rolly, ha un pessimo carattere ma un cervello sopraffino. C'è della stima insomma. Oltre che un'attrazione fisica pazzesca: amo il suo pelo ispido e l'odore delle sue orecchie. Non c'è amore senza passione, d'altro canto.

Io e Rolly negli ultimi 14 anni abbiamo condiviso davvero tutto: compagni di piatto e di letto, di disavventure, di malattie e di gioie, di viaggi e di litigi, di crisi economiche e amorose.

Ma soprattutto, di lunghe passeggiate.

Quando era piccolo lo mettevo nel cestino della bici e me lo portavo sempre appresso. Col passare degli anni abbiamo preferito camminare: per i campi, per i viali, per le strade di campagna poco frequentate. Sì, siamo andati qualche volta a fare anche shopping insieme, ma Rolly mal sopporta la vista di altri maschi, tende a diventare violento ed iracondo, e quindi abbiamo spesso preferito la solitudine degli alberi e il silenzio dei prati, dove ha sempre potuto fare le sue cacchette secche senza doversi vergognare delle sue faticose spinte e dei suoi stitici risultati.

Da quando sono andata a vivere da sola purtroppo la nostra convivenza è stata spezzata inesorabilmente, con enorme rammarico da entrambe le parti. Spaesamento, vuoto affettivo.

E io non ho più passeggiato.

In queste ultime sere invece ho ricominciato a godermi il passo pacifico e meditabondo. Quello che ti rinfranca lo spirito, ti stanca il piede e ti affranca dal business della giornata 9-18.

Un po' la crisi petrolifera, un po' il cuscinetto che incombe intorno ai fianchi, un po' che mi sono iscritta al gruppo marciatori di un paese vicino.

Rolly è stato sostituito da un modernissimo iPod Shuffle verde pisello, e la tranquillità che mi coccolava fino a due anni fa durante i tramonti padani è stata soppiantata da una strana inquietudine.

E non è solo perché Rolly non è più al mio fianco a difendermi. Sì beh, forse anche quello.

Ma soprattutto… ci sono più extracomunitari che paesani.

Passeggiare la sera da sola diventa ansiogeno.

Qualche anno fa al massimo c'era qualche eroinomane, che però rimaneva confinato nel solito bar o al solito parco, senza sforare nelle strade di noi-gente-per-bene.

Ora veramente mi sembra di vivere a Kabul.

E mi ritrovo a dirlo io, appassionata esterofila, stremata sostenitrice dell'integrazione e innamorata del melting pot, da sempre irretita dall'uomo nero e affascinata dall'esotico.

Che io sia una dei tanti ipocriti intossicati di buone dottrine e cattivi esempi che predicano bene a casa degli altri e poi invece si dedicano a maniacali e bigotti repulisti in casa propria?

Ho la fortuna di vivere in una via storica del mio paese, "la cuntrada dì morti", dove le vecchiette si affacciano sulla soglia del cortile e si rivolgono a me ancora in dialetto, dando per scontato che io le capisca. E quanto mi piace, quanto mi fa sentire a casa!

Ho scelto un lavoro che mi permettesse di viaggiare, invaghita come sono dell'altrove: linguistico, culturale, culinario, religioso.

Ma a casa mia… beh, a casa mia mi piace trovare il mio idioma.

E non mi piace affatto non sentirmi sicura.

È razzista associare l'immigrato alla delinquenza, lo so, soprattutto in una piccola realtà di provincia che è ben lontana da quella di Piazzale Corvetto.

Il fatto però è che queste orde di uomini arabi che vivono in 15 per casa e ti chiamano come un gatto quando passi sotto la loro finestra, apostrofandoti chissà come e sghignazzando nella loro lingua sputacchiante, non mi fanno sentire a mio agio. Soprattutto se penso a come trattano le loro donne e alla considerazione che hanno della femmina occidentale.

Oltre alla rabbia, mi viene la paura.

E a casa mia non lo sopporto.

A Londra, quando ho vissuto nel quartiere arabo, mi sono adattata: ero altrove, a casa d'altri, e non uscivo la sera.

Per quanto sbagliato, perché comunque era una limitazione della mia libertà, non replicavo alcunchè.

Ma nel mio paesello mi piaceva tanto essere circondata da vecchine che facevano il roccolo sulla soglia di casa, aspettando la fine dell'estate. Mi piaceva quando ci si conosceva tutti per nome e la gente salutava Rolly che fendeva il vento con le sue orecchie dal cestino della mia bici.

E sicuramente odio avere paura.

Non sono orgogliosa di questo, no.

Ma così è.

Currently listening :
Gianni Tre
By Gianni Morandi
Release date: 20 January, 2001

1:20 PM - 6 Comments - 1 Kudos - Add Comment

Monday, March 03, 2008

Se fossi stata lui....
Current mood: animated
Category: Friends

Se fossi stata in lui mi sarei incazzata come una biscia.

Ma Matteo mi ha stupito anche stavolta. Matteo sì, quello a cui ho dedicato tanti pezzi su questo blog. Il mio compagno di viaggi e di polemiche.  

La stima che nutro da sempre per lui, per il suo cervello, è sicuramente una delle più forti ed intense mai provate.

Però sai… quando vai a scrivere certe cose su di un uomo, sul suo sesso, l'intelligenza mica sempre riesce a fare da intermediario con l'ira, o il risentimento, o la delusione, o lo smacco.

In vista della probabile uscita del mio libro, gliel'ho dovuto dire.

Che ci sarà un pezzo su di lui. Là dentro. E che non sarà propriamente elegante.

Diciamo dissacrante. Se vogliamo essere magnanimi.

È l'unico a cui ho dato la possibilità di leggerlo prima. Prima che. Prima di.

È l'unico a cui ho dato il tasto CANC in mano dicendogli che poteva usarlo dove avesse desiderato.

Dato che Matteo è riconoscibile in quelle righe. Riconoscibile da alcuni. Riconoscibile a se stesso.

Beh, ero in paranoia totale. Sapete quelle volte in cui ti dici: ecco, ora si incazza e non mi rivolge più la parola per tutto il resto dei suoi giorni.

E onestamente non è esattamente la persona di cui farei a meno.

Beh.

Gli invio il pezzo.

Che di titolo fa "L'instancabile maratoneta".

Già quello….

Aspetto.

Poi in msn mi scrive: Strepitoso….

Non vi dico la mia faccia.

Ho pensato: mi prende per il culo.

Invece conferma: Ho riso, giuro.

Allora, che gli altri lettori ridano… è un successo. Significa che la mia scrittura è arrivata esattamente dove voleva.

Ma che lui rida, mica è normale.

Cioè, io magari finivo anche dallo psicologo se qualcuno avesse osato toccarmi sul tasto eros. Permalosa e insicura come sono.

Lui ha riso, e si è detto lusingato.

Beh, questo è uno dei pochi uomini che nella mia vita si è spesso rivelato all'altezza di molte cose.

E questa è una di quelle volte.

Non sempre, questo no.

Ma in quanto uomo, occorre perdonarlo.

Currently listening :
Version 2.0
By Garbage
Release date: 12 May, 1998

11:51 AM - 5 Comments - 2 Kudos - Add Comment

Wednesday, February 27, 2008

La Nena che cade dal pero
Current mood: depressed
Category: Jobs, Work, Careers

Io non sono mai stata particolarmente furba, ma la malizia mi è mica mai mancata!

Il 7 gennaio 2008 ho inviato il mio primo libro a 15 case editrici, preparandomi ad aspettare mesi e mesi prima di ricevere anche mezzo sputo.

Stamattina mi chiama una di queste case editrici, di Roma, e mi dice che ha una proposta editoriale da inviarmi. Stavo per svenire. Tra svariate alterazioni cardiache e cromatiche, attendo, ricevo, leggo. Il mio libro è stato scelto in tempo record e bla bla bla. Libro innovativo, mai banale bla bla bla.

Contributo richiesto all'autore: 35% delle spese, una tantum, quantificabili in Euro 1.800, avendo poi diritto però ad una percentuale che varia dal 30% al 50% sul venduto (percentuale molto alta, in nome del sacro e comune rischio di impresa). In caso di ristampa, l'autore non deve sborsare più nulla.

Io già scandalizzata che stavo per mandarli a cagare. Io che nel mio cervellino bacato conservavo ancora un'idea pura dell'arte, della creazione, del diritto d'autore. PROFANAZIONE! DISGUSTO! EMPIETA'!

Poi una mia amica che ha lavorato nel settore con una casa editrice del gruppo Feltrinelli mi dice che capita spessissimo: per i libri di alcuni comici per i quali lei lavorava come agente (personaggi famosi) le hanno chiesto anche il 60% di partecipazione alle prime spese.

Ora, so per certo che non è sempre così. Ma mi domando: per chi non ha conoscenze nel settore, è sempre così? Devo soccombere alla dura legge del mercato, della realtà, della recessione, del fatto che in Italia nessuno legge un cazzo, e pagare? Devo scendere da questo fottuto pero?

Di fatto rifletto che io duemila euro da investire nel mio libricino non li ho, e quindi il problema non si pone. Poi arriva una persona che evidentemente crede in me e nel mio libro molto più di quanto io stessa faccia, e mi dice: i soldi te li do io.

Santa Madonna di Bernadette. Non posso accettare. Non posso compiere un gesto empio per un mercato empio.

Povera Nena, distrutta dalla realtà.

2:34 PM - 18 Comments - 2 Kudos - Add Comment

Thursday, February 14, 2008

La macellazione
Current mood: ashamed
Category: Life

La sua storia l'avevo già letta su mille giornali. Poi il mese scorso mi sono trovata all'aeroporto di Dubai a dover riempire le ore d'attesa per il volo di ritorno, e mi sono infilata in libreria per dare sfogo alla mia abituale compulsività. Trovo la sua foto stampata sulla copertina di un libro, il suo libro. La sua vita. Lo compero senza indugio.

Ieri comincio ad immergermi nelle sue fantastiche pagine, che raccontano di deserti e nomadi, di bestiame e tende, di ricerca d'acqua e aride semplicità da mille e una notte sotto una sole somalo che io posso soltanto immaginare con desiderio. Pagine di struggente poesia, e una vita tanto lontana dalla nostra che sembra non poter essere nemmeno reale, e che esercita forse anche per questo un fascino esotico travolgente e puro.

Ma la storia di Waris la conoscevo, sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento della rabbia, quella bruttezza attesa che a pagina 62 mi si sbatte in faccia con il titolo "Becoming a woman".

Tutte le bambine del mondo non vedono l'ora di diventare donne, e quelle somale non sono affatto diverse. Per loro, diventarlo, significa attraversare un rituale che vedono talmente magico ed importante da volerlo a tutti i costi anticipare il più possibile. Tanto che questa cerimonia in molte famiglie viene regalata alle proprie figlie femmine intorno ai 6 anni, senza aspettare la natura, con la quale il loro corpo prende appuntamento molti anni più tardi. Sono bambine forti, le bimbe somale, quelle nomadi in particolare. Ma sono pur sempre bambine.

Questa cerimonia ha molti nomi, il più democratico dei quali suona come "circoncisione femminile", e sembrerebbe davvero poca cosa. Ci sono tanti modi, per circoncidere una donna. Ma ben pochi motivi. Il più stupido e il più bugiardo prende il nome di "igiene".

A pagina 62 sono stata iniziata ai dettagli di questo rituale, che a Waris è stato praticato da una zingara che passava periodicamente dalle tribù nomadi per compiere questo rito triviale così importante per molte società islamiche.

Waris aveva 5 anni quando sua mamma l'ha svegliata una mattina prima che il sole sorgesse, portandola lontano dall'accampamento in modo che nessuno potesse sentirle o vederle. La zingara le stava aspettando. Waris è stata fatta sedere su un sasso piatto. Sua mamma si è messa dietro di lei, tenendola stretta per le spalle, infilandole una radice in bocca e pregandola di fare la brava perché da sola non sarebbe riuscita a tenerla se si fosse dimenata troppo. Waris ovviamente non sapeva cosa stava per succedere, ma a quel punto aveva capito che sarebbe stato qualcosa che le avrebbe fatto molto male. Waris ha visto gli occhi della zingara privi di qualsiasi emozione mentre espletava il suo business quotidiano. L'ha guardata estrarre una lama di rasoio, sporca del sangue delle precedenti ragazze, l'ha vista sputarci sopra, e poi infilarla tra le sue cosce. Waris sviene ripetutamente per il dolore, riuscendo a cogliere solo sprazzi e immagini di quello che avviene ai suoi gentiali, dilaniati e poi ricuciti con un filo di corteccia di acacia. Quando si risveglia Waris si accorge di avere le gambe legate, e di essere allungata sotto un albero debilitata e febbricitante, poco lontano dal sasso dove è stata immolata e dove giacciono sotto il sole implacabile del deserto i suoi pezzi di carne recisa. Waris trascorre un mese in bilico tra la vita e la morte, quasi morendo per un'infezione, un mese durante il quale ogni bisogno di urinare è stato un'agonia indicibile. Miracolosamente sopravvive. Sono forti le bambine somale. Quello che vede in mezzo alle sue gambe è uno spazio completamente liscio, con un'enorme cicatrice nel mezzo, ed un buco minuscolo che permetterà all'urina e al sangue mestruale di uscire.

Questo garantisce la verginità delle donne. L'uomo che le prenderà per mogli avrà la certezza che di lì non c'è passato mai niente e nessuno. E la prima notte di nozze si delizierà di essere il primo a penetrare quel piccolo buco o con un coltello per dilatarlo o a forza di spinte pelviche.

Questo garantisce inoltre la totale assenza di piacere femminile durante i rapporti sessuali, garanzia praticamente assoluta contro il tradimento.

Non tutte sopravvivono. Molte muiono per infezione, cancrena, tetano, o semplicemente per arresto cardiaco: l'assenza di anestetico rende ovviamente il dolore eccessivo, e il cuore scoppia.

Waris è sopravvissuta, ed è fuggita. Nel deserto, per giorni e giorni, senza acqua, senza cibo, e con i piedi sanguinanti, senza nessun posto dove andare. Oggi è modella, moglie, madre. Ha affrontato diverse ricostruzioni ai genitali, più che altro estetiche. Le terminazioni nervose non te le restituisce nessun chirurgo. Waris è figlia di una donna che ha partorito 12 figli da sola nel deserto, allontanandosi ogni volta dal campo per non disturbare, in compagnia solo di qualcosa di appuntito con cui tagliare il cordone ombelicale. Una volta dato alla luce il bambino, camminava sola per giorni e giorni per ritrovare la sua famiglia, che nel frattempo magari si era spostata da un'altra parte alla ricerca di acqua per gli animali.  Sono forti le donne somale. Forse solo donne di questa tempra possono sopportare tanto. Sopravvivere ed uscirne magari vincenti.

Potrei dilungarmi per ore con considerazioni sociali, storiche, psicologiche; potrei perdermi in dissertazioni rabbiose su questa carneficina vergognosa.

Ma preferisco non aggiungere altro. Se non un consiglio:

"Desert flower" di Waris Dirie.

12:31 PM - 4 Comments - 2 Kudos - Add Comment

Tuesday, February 12, 2008

Sogno e Bisogno
Current mood: blessed
Category: Romance and Relationships

Stavo scrivendo per altro, e ho maturato un pensiero che invece voglio scrivere qui.

A dire il vero è un pensiero che mi rotola dentro da parecchio, ma che ha nutrito la mia favella soltanto oggi, mentre ripassavo alcune parti salienti della mia vita e della vita di altri.

La necessità è una brutta bestia. Ci fotte.

Hanno ragione, le fedi di ogni dove, a spronarci per liberarci dai bisogni.

Ci fregano, ecco perché dobbiamo liberarcene.

E non sto parlando solo dei richiami primordiali verso il cibo, il sonno, il sesso. Ma anche di tutto quello che ruota attorno ai buchi dell'anima.

Vaghiamo attraverso le nostre giornate come pezzi di Emmental inquieti, come tacchini sventrati in ansiosa attesa del ripieno del Ringraziamento.

Il bisogno è un pessimo consigliere, e non ha grandi criteri selettivi.

L'essere umano è un campione d'adattamento.

Se ha fame può arrivare a mangiare radici, erba, cadaveri e parenti.

Così, spesso, quando ci manca l'amore, quello vero, ci aggiriamo sonnambuli in rapporti incompleti.

Quando ci manca l'appagamento carnale non parliamone, lì sì che se ne vedono delle belle.

Mi guardo indietro, ed è spesso una mossa azzardata e stupida.

Da brava donna cancro lo faccio comunque.

E vedo un paio di uomini con cui sono stata a letto che, se non avessi avuto bisogni e impellenze, non avrei nemmeno considerato per cinque minuti.

Uomini per cui non ho avuto stima, ed è ben peggio del non avere avuto amore, o provato affetto.

Così come vedo donne splendide morire sui passi senza ritorno di uomini che non danno un centesimo di quello che ricevono, e uomini incantevoli stropicciati e sporcati da donne che devono riempire gli appuntamenti sociali con il sabato sera e le vacanze d'agosto.

Guardando la mia pienezza di ora, e guardando le pienezze di alcuni rapporti che mi stanno intorno, penso che niente dovrebbe essere mai meno di questo.

Le attenzioni, la cura, il rispetto e le premure.

Ma soprattutto la stima, da e verso, senza soluzione di continuità.

Anche nei rapporti di sesso, anche negli squilibri emotivi di relazioni univoche o nei miracolosi equilibri dei mille rapporti di cartapesta attraverso i quali si adempie alle aspettative e si riempie una solitudine, anzi due.

I compromessi possono essere infiniti e le combinazioni innumerevoli, ma dimenticarsi del proprio valore anche solo per sei nanosecondi non va bene mai.

Purtroppo i discorsi fatti a pancia piena non fanno testo.

La dieta decisa dopo cena non promette duratura tenacia.

Quindi sto probabilmente dando aria ai denti, dato che credo la maggior parte di noi abbia qualche piccola vergogna da lasciare cadere dall'orizzonte dell'oggi.

Il bisogno è una condanna alle cazzate, prima o poi.

Vorrei solo che queste cazzate fossero sempre sufficientemente piccole da poter essere rinchiuse in ore, in giorni, in qualche alba.

Vorrei che non fossero mai immortalate in album di famiglia o su atti notarili.

Meglio avere meno testimoni possibili, alle cazzate.

Che io a sentirmi dire: "ma mi ha detto che siete stati a letto insieme" già mi sento morire.

Figuriamoci chi si trova a pronunciare frasi tipo "Non dire in giro che quello è tuo padre".

Gioco sottile, quello della stima, bene eccessivamente sottovalutato.

Per quanto mi riguarda, dovrebbe sempre avere più valore di qualsiasi tipo di amore. Dal quale non dovrebbe prescindere mai.

Mai.

11:19 AM - 6 Comments - 0 Kudos - Add Comment

Monday, February 04, 2008

Mi tocca vergognarmi un’altra volta
Current mood: angry
Category: Religion and Philosophy

La Nena è sconvolta. Sconvolta da tutto quello che sto leggendo in merito all'aborto, da questa risacca reazionaria che sta attaccando le coscienze.

Come tutti, ho mille dubbi e poche certezze.

Credo che il feto sia una vita. Credo fermamente che anche l'embrione sia una vita.

Ho sentito scienziati cattolici tentare di redimere questo eterno conflitto, ricavandosi un angolo di beatitudine di coscienza, stabilendo che la vita filosoficamente nasce nel momento in cui nasce l'identità, vale a dire dopo circa 3 giorni dal concepimento (il momento in cui l'embrione fecondato diventa una persona sola o si scinde in due o tre gemelli). Quindi la pillola del giorno dopo non sarebbe tecnicamente un omicidio.

Poca cosa per il senso di colpa, direi. Soprattutto per una donna che decide di liberarsi del fardello.

Credo fermamente che l'uso che si è fatto della 194 non sia stato un buon uso, ma ciò nonostante non credo sia una cattiva legge.

Ci sono donne, ragazzine più o meno cresciute, che usano l'aborto come sistema anticoncezionale, ed è un'aberrazione. Gli strumenti per evitare una gravidanza oggi sono moltissimi: abbiamo pillole, cerotti, anelli, preservativi, misuratori di temperatura molto precisi che, se usati bene, si sono rivelati  sicuri.

Tuttavia, sono convinta fino alla mia più recondita cellula, che la 194 non vada toccata, come non è minimamente pensabile mettere in discussione il diritto all'aborto.

E ve lo dice una che in 33 anni ha avuto più volte dubbi di eventuali e potenziali gravidanze ma mai e poi mai sarebbe ricorsa all'aborto. Perché? Per libera scelta, non perché di scelte non ne avevo nessuna.

Personalmente penso che un figlio sia comunque un dono, anche se spesso ho visto cose che mi ci hanno fatto riflettere sopra, su questa certezza.

Ho sempre pensato che un figlio non avrebbe mai pagato con la vita la mia irresponsabilità.

Io la penso così, ma non tutte le donne la pensano così. Le valutazioni, le vite, le storie, le coscienze, sono infinite e infinitamente varie. E voglio difendere strenuamente il diritto di ognuno alla scelta migliore per sé e per la sua storia.

Sostengo il diritto all'autodeterminazione della donna, come di qualsiasi essere umano.

Sono consapevole del fatto che l'autodeterminazione della donna, nel caso dell'aborto, vada a violare sicuramente il diritto alla vita del feto, ma non posso sentir parlare di partito della vita e di partito della morte.

Qualsiasi abortista (brutta parola, brutto vessillo) credo desideri fermamente che il numero di aborti tenda a zero.

Ma esistono milioni di considerazioni che una donna fa mentre decide se dare alla luce o meno il suo bambino: la vita che potrebbe offrirgli, la sua situazione economica, sentimentale, famigliare, il modo in cui il bimbo è stato concepito (non dimentichiamo le gravidanze a seguito di violenze carnali) e sono considerazioni che esistono con violenza e che non possono prescindere dalla scelta che si sta andando a fare.

Si può privare le donne di questa valutazione? Credo di no. Anche se la prevaricazione che ne viene può sembrare, e forse è, profondamente ingiusta.

Servono interventi, servono educazioni morali profonde. Didattiche e tecniche, anche. Non serve la negazione del diritto, e il ritorno alla clandestinità (perché comunque sempre e da sempre le donne hanno abortito, spesso morendo in prima persona). Occorre creare una dimestichezza e una coscienza sociale e medica che responsabilizzi le persone PRIMA che arrivino in ambulatorio per l'interruzione di gravidanza.

Occorre istruzione, e formazione. Sulle possibilità alternative, prima e dopo il concepimento indesiderato.

Vietando la possibilità di scelta, non si va da nessuna parte MAI.

Purtroppo ancora non si vuole parlare di preservativo e di sessualità. Purtroppo ancora esistono forti tabù e molta ignoranza in merito. E se molte volte io stessa non ho usato le dovute precauzioni (pur essendo sempre assolutamente e completamente informata in merito fin dalla prima adolescenza), figuriamoci per tutte quelle persone (molte) che questa informazione non l'hanno avuta affatto, o l'hanno avuta nel modo sbagliato (ancora peggio).

La Chiesa, portando all'estremo il filone morale della vita a tutti i costi, non contempla nemmeno l'uso degli anticoncezionali, in quanto un rapporto protetto (chimicamente o meccanicamente) è un ostacolo alla vita e al volere di dio. Questo atteggiamento purtroppo non aiuta affatto.

La scuola, da parte sua, dorme sonni profondi. I genitori, non parliamone.

Il Ministero si è giusto svegliato in questi giorni con un nuovo spot televisivo sull'uso del preservativo, dopo anni di silenzio, come se l'Aids fosse scomparsa dal pianeta nell'ultimo quinquennio.

Lo Stato si sveglia solo in caso di bigotte e antistoriche moratorie. Quando in Europa esistono assegni statali alle ragazze madri (incentivo notevole a tenere un figlio) In Italia pare impensabile: razza di peccatrici.

Terrificante.

Terrificante come il fatto che sia quel ciccione di Ferrara a sollevare e far partire una polemica di questo genere: un uomo!

Vero, i discorsi morali in merito alla vita non hanno sesso, ma quando si tratta di figli da formare, partorire, crescere, mantenere, amare, penso che la parola spetti prima di tutto (anche se non solo) alle donne, non a chi il pericolo (o la tremenda fortuna) di concepire un figlio non la corre nemmeno per sbaglio.

Le schiere dei grandi predicatori sulle tasche e sulle coscienze degli altri, sono sempre foltissime e ben nutrite (in tutti i sensi, nel caso di Ferrara).

Non mi metto a discutere sul proclama dei ginecologi romani in merito alla rianimazione dei feti abortiti. Dal punto di vista medico-morale posso capire la loro posizione, anche se non la condivido minimamente. Dato che poi non sarebbero sicuramente loro a mantenere il feto che hanno rianimato, che finirebbe a riempire l'elenco dei disadattati in affidamento o i letti di qualche orfanotrofio, date le difficoltà adottive nel nostro paese.

Tutti bravi, ripeto, con le tasche e le coscienze degli altri.

Poi smontano il turno belli lindi e a posto con Dio, e quel povero bambino prematuro andrà incontro al suo destino ben oltre il timbro del cartellino.

Come diceva quel fico di De Andrè?

Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio?

Sì, credo dicesse proprio così.

Non si può mettere in discussione un diritto quando non si è minimamente provato a saperlo gestire.

Nemmeno per sogno.

Currently listening :
London Calling
By The Clash
Release date: 25 January, 2000

10:57 AM - 8 Comments - 4 Kudos - Add Comment

Wednesday, January 30, 2008

DD - Delusione Dubai
Current mood: disappointed
Category: Travel and Places

Dubai mi entra negli occhi in un'alba araba di anonima bellezza, attraverso l'abito e il copricapo dei funzionari dell'aeroporto, avvolti da gonne e foulard bianchi: giovani, belli, incantevoli. Ambrati e nudi sotto quelle lenzuola candide, terribilmente sexy. In quattro giorni mi sono innamorata una ventina di volte.

Ma poi è subito disappunto. Usciti dall'aeroporto, coda infinita per i taxi. Imparo immediatamente la stupidità di questa città. Città del futuro un paio di palle. Paradiso degli architetti, ma gli urbanisti dove si sono nascosti? Come fa una località costruita negli ultimi trent'anni ad essere così inefficace?

Niente metropolitana, niente bus, niente trasporti pubblici. Solo taxi: guidati da pakistani che spesso sputano dai finestrini, non parlano inglese e non conoscono la città. Taxi che non sono prenotabili: devi aspettare che ne passi uno, sperando che sia libero, per poi chiamarlo agitando le braccia e buttandoti in mezzo alla strada. Niente piste ciclabili, niente moto o motorini. Ore ed ore chiusi nel traffico.

Usciti dal Congresso medico più importante di tutto il medio oriente, ci troviamo in uno sterrato in fila: settecento incravattati provenienti da tutto il mondo, carichi come asini di pc, brochure e cataloghi messi in coda da tre arabi bercianti e sbraitanti come se fossero schiavi indisciplinati in un campo di lavoro, mendicando la zuppa serale. Non credevo ai miei occhi.

Unica alternativa possibile: la limousine. Che se ha il vantaggio di poter essere prenotata, non ha certo le ali e ti costringe in ogni caso a code interminabili.

Le strisce pedonali sono un miraggio, attraversare le strade per i pedoni è una sfida mortale. In un paese dove la benzina costa 30 centesimi al litro, spavaldamente nessuno ha deciso di utilizzare i pannelli solari. Però hanno una pista da sci al coperto in mezzo al deserto. Questo è fico. In barba ad ogni eco compatibilità.

Cantieri e gru ovunque. Migliaia di indiani e indonesiani che lavorano come schiavi senza spesso nemmeno essere accettati sui taxi e senza avere il permesso di entrare nei palazzi che costruiscono in tempi inesistenti, per 100 euro al mese.

Esiste una Dubai che cerca di imitare le grandiosità statunitensi, con specchi e grattacieli, senza tuttavia riuscirci. Ed esiste una Dubai che prova ad imitare la bellezza di alcuni angoli mediorientali di rara meraviglia, con un risultato molto simile a quello ottenuto a Gardaland. Moschee comprese. Tutto terribilmente finto. A Cinecittà hanno fatto di meglio, ed è tutto dire.

Ci si mangia bene. Questo sì. Ed ogni cosa, alberghi a parte, si paga molto meno rispetto all'Europa. Ma penso sia uno dei più eclatanti esempi di modernità stupida e soffocante che io abbia mai visto.

Currently listening :
Pulp Fiction: Music From The Motion Picture
By Various Artists
Release date: 27 September, 1994

9:16 AM - 15 Comments - 5 Kudos - Add Comment</