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Wednesday, July 23, 2008
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LA FINALE DI MR LIE
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FINALISSIMA PAGELLA NON SOLO ROCK
ANNO DOMINI 2008
24 MAGGIO
MAGAZZINI DI GIANCARLO
MURAZZI DEL PO
TORINO
Di MR LIE
Musa, quell'uom di multiforme ingegno Dimmi, che molto errò, poich'ebbe a terra Gittate d'Ilïòn le sacre torri; Che città vide molte, e delle genti L'indol conobbe; che sovr'esso il mare Molti dentro del cor sofferse affanni…
Odissea, Omero Libro I, incipit.
La finalissima di quest'anno di Pagella Non Solo Rock sembrava essere avversa agli dei e al Fato, così come Ulisse, lo sfortunato eroe omerico originario di Itaca, costretto a vagare per il Mediterraneo per dieci lunghi anni prima di fare ritorno a casa al termine della guerra di Troia. In principio fu la designazione della location di Ossigeno presso il vituperato Parco Stura, meglio conosciuto dalle cronache (nere) come Toxic Park, a sollevare le, per quanto legittime, proteste e diffidenze di molti, sulla liceità di mandare ragazzi adolescenti a bivaccare in un luogo che molti certificano come abbisognante di bonifiche. Poi la scoperta, quasi in zona Cesarini ovvero circa 15 giorni prima, della concomitante giornata in favore dell'energia sostenibile che proprio il 24 maggio avrebbe visto l'esibizione gratuita dei Subsonica in Piazza Vittorio, creando una inequivocabile quanto involontaria "concorrenza sleale" nei confronti della kermesse scolastica.
Però al contrario di Achille, personaggio principale dell'Iliade, che agisce dominato dagli istinti primordiali (l'Ira in particolare), Ulisse (uomo dal multiforme ingegno) ricorre, invece, sovente a stratagemmi e ai suoi molteplici talenti. Ed infatti dopo aver verificato che era possibile integrare gli eventi, per la concomitanza di partnership, di intelligenze e di mezzi con un grande sforzo economico dell'organizzazione spaziale e con un grande impegno di comunicazione e di logistica, si è provveduto a modificare le caratteristiche della finale. Allora via dal Parco Tossico in prima serata e trasloco nel Murazzo Felix nel primo pomeriggio fino all'ora dell'aperitivo. Così capra e cavoli vengono salvati sulla tinozza del Bene Collettivo. Inoltre l'hype conclamato degli headliner Tre Allegri Ragazzi Morti, combo indie triveneto in grado di solleticare l'abnegazione di centinaia di adepti del Toffolopensiero fra i sabaudi, avrebbe comunque garantito un'affluenza massiva al di là degli ovvi amici, compagni di scuola, parenti e curiosi che fisiologicamente sarebbero arrivati in loco. Ma Giove Pluvio aveva deciso che il tempo e la pazienza degli eroi era ancora da sottoporre ad ennesima prova. E una volta montato un eloquente palco all'aperto lungo l'argine del fiume padano di fronte alle porte del più famoso locale notturno torinese, in modo da poter coinvolgere seguaci conformi e comuni passanti dello struscio del Sabato del Villaggio all'evento, ecco che una messe torrenziale di piogge monsoniche ininterrotte si abbatte sulla città di Lapo a livelli di guardia degne delle tristi alluvioni del recente passato. L'eroe acheo non si da per vinto e ricorrendo alla magica virtù della fratellanza e della diplomazia trasferisce, con i buoni uffici del Grande Vecchio Giancarlo, service, accoglienza ed evento, sotto le spartane ma soprattutto secche e riparate volte dei Magazzini di Giancarlo. E lì tutto ebbe inizio…
Le esibizioni delle band si susseguono con un bipartisan ordine alfabetico, senza preferenze o sistemazioni strategiche in grado di rinfocolare polemiche sulla presunta visibilità accordata ad alcuni a discapito di altri.
Fuori continua a piovere come in Blade Runner, quando decine di persone iniziano ad affollare le austere volte di quello che secondo colui che scrive è forse uno dei più attraenti club torinesi per la musica dal vivo. Il palco e il lavoro dei tecnici in emergenza è febbrile ma impeccabile, nella totalità dei cambi palco, della precarietà delle condizioni atmosferiche e della necessità che si tramuta quindi in virtù. I Foxhound aprono le danze, compito ingrato ma che denota personalità, cospargendo l'etere con la loro energetica lettura del punkrock moderno. Ribadisco quanto scrissi su di loro in passato, ovvero che forse sono ancora acerbi per la fase finale della kermesse, probabilmente altre band avrebbero meritato il palco d'onore. Gli intermezzi dei cambio palco vengono intasati da un bellimbusto abbronzato come Briatore e vestito come Giuliano Palma de Noantri. Con una ridicola cartellina ricoperta di adesivi e slogan antagonisti, che faceva a pugni con il suo look da frequentatore del Billionaire: gessato e cravatta viola. Un papavero impresentabile, che credeva di fare lo spiritosone citando a piene mani millantate amicizie e contiguità con il sottoscritto…
Comunque fra lazzi e frizzi, il suddetto papavero appellato Domenico Mungo, supportato dalla resident live band Santa Barba, combo benemerito che sostiene le serate del local hero Mao e finalisti della selezione nazionale di Italia Wave, si produce in calembour linguistici di dubbio gusto, alterna canzoncine e corretti, introduce le band e si fa accompagnare di volta in volta da due loschi individui che si chiamano Dj Tubo (!!!) e Dj Miru, il primo una versione postmoderna del Marcovaldo di Calvino, trasformatosi da operaio in dj, il secondo il vero figlio putativo di Nino Frassica dell'epoca Quelli della Notte, dove i nanetti di Sani Gesualdi erano degli epigrammi della follia e del nonsense.
Stendiamo un velo pietoso e passiamo alla musica, dicevamo, dopo il ghiaccio infranto dalla lineare esibizione dei Foxhound è la volta dei 3 hours a day, dalla cantante dotata di sovraesposizione vocale e supportata da un buon connubio di basso, chitarra e batteria. Sottoscrivo quanto dissi all'epoca della loro esibizione al Centrodentro, punk rock di maniera, vivacizzato dalla verve della signorina e in prospettiva creditore di buone cose da chiedere al futuro.
I Sistema Libero, vincitori poi del premio della Giuria, si esibiscono con la grande carica empatica devoluta dal rubicondo frontman e dalla loro indubbia perizia tecnica e stilistica nel miscelare la melodia del cantato italiano con un buon innesto powerpop e rock. Il combo guidato dal pantagruelico vocalist Steven Più, che alla chitarra impugnata con veemenza unisce una scansione timbrica non indifferente, una voce che fa la differenza. Inanellano un filotto di songs happy punk adorabili per ricerca melodica e immediatezza dei testi. Addirittura si abbandonano ad una ballad delicata e lunare. Direi che hanno una buona propensione al live, margini di inesorabile miglioramento e tutto un mondo magico da mostrare ai posteri.
Niente di eccezionale, ma di caratura notevole se rapportato ad età ed esperienza.
I La Pioggia appaiono mai più indicati per sonorizzare il plumbeo cielo che sta lacrimando da giorni su Torino. Il fiume laffuori si ingrossa sempre più minaccioso, pare sia stato avvsitto Max casacci lungo i Murazzi del Po intento a celebrare riti propiziatori alla siccità e dietro di lui una colonna infinita di funzionari comunali, regionali e area manager degli sponsor tecnici. Pare comunque che casacci sia più potente di Giove Pluvio, vero è che dieci minuti prima che i Subsonica salgano sul palco il cielo si squarcia, e come raccontò Abbatantuono/ras della fossa nel famoso sketch di Eccezzziunale Veramente, "dalle nuvole spuntò un uomo, Dio, un bell'uomo sui quarant'anni..e dice a Max Casacci, tu Max Casacci ciappa questa chitarra e questi quindici microfoni legati con il nastro isolante e vai in giro per il mondo ad insegnare la musica pop…VIULENZA!!!!!"
Potere dei Subsonica, lode a Max Casacci.
Tornando ai La Pioggia devo ammettere che mi piacciono da sempre e li seguo con curiosità, ma la loro esibizione di quest'oggi appare un poco sottotono rispetto alle loro concrete possibilità e talenti. Forse sentono il peso dell'ennesima finale scolastica, si ritengono maturi per spiccare il volo verso altri lidi, il rimbalzare finale, luogo e orario crea tensioni…però meglio altre volte, sebbene rimangano a mio avviso, una delle band più interessanti del panorama cittadino.
Sugli Stonewave mi espressi eloquentemente all'indomani della loro folgorante esibizione ad Hiroshima sul palco di Sala Modotti che qui riporto integralmente:
"infine è la volta dei Stonewave che vivaddio mi riconciliano con la vita. Suonano e suonano con i controcazzi una miscela di punk'n'roll influenzato profondamente dallo stoner più sabbioso e dall'hardbluespiù ignorante che adoro: nei solchi si intravedono reminiscenze del periodo d'oro dei Kyuss declinate ovvimente sulle coordinate moderniste di qul grandissimo gruppo che sono i Queens of The Stone Age...detto questo detto tutto...per quanto mi riguarda Stonewave devono andare dritti dritti in finale...anche e solo per come si propongono...retti, senza fronzoli, onetciutree e rock'n'roll...non copiano nessun trend modaiolo maggioritario in questo periodo (emo e cagate verie per intenderci) e sono il succo del rock allo stato puro: quello granitico e privo di compromessi che si specchia nel tubo di scappamento di una Triumph che solca il deserto del Nevada mentre Josh Homme e Nick Olivieri ti inseguono per farsi restituire la Fender e la donna...Songs for the Deaf!!!!"
E confermo tutto aggiungendo che ogni volta di più la loro maturità e la loro consapevolezza cresce fino a farmeli considerare i vincitori in pectore di questa edizione di Pagella. Senza nulla togliere invece a quelli che ne saranno i reali vincitori, quegli Hangin'Tree che tanto bene stanno facendo a livello di diffusione del loro essere e della loro musica nelle bettole e nei postriboli musicali di questa città. Puro Sub Pop style, Nirvana e quanto di meglio il grunge e il postpunk possano declinare oggigiorno per dei ragazzi che ne vivono il riverbero quasi ventanni dopo l'.. che stuprò il musicbusiness con quel Nevermind imbevuto di candeggina, eroina e lucidità poetica.
Anche per loro mi autocito:
"Atterrano poi sul palco Modottiano gli Hanging Tree che esordiscono con un qualcosa in grado di rinfrescare il Cobain di Bleach. In effetti sono una band che riporta in me il ricordo di un'epoca in cui la Sub Pop era il contenitore a cui tutti guardavamo con amore e venerazione. Somministrano agli astanti una dose di grunge malato e lamentoso, con ingredienti beatlesiani nascosti fra le distorsioni chitarristiche. A metà fra i Nirvana e qualcosa di indie pop che è ancora talmente acerbo che potrebbe risultare sconvolgentemente interessante. Promossi senza indugi da questa corte. Anche per la vocina flebile del singer che fra uno scream e l'altro saluta il pubblico con la stessa ritrosia di un acerbo Godano post-Sonica".
Come dire: Mr Lie ci vede lungo…
Vincono gli Hangin'Tree, spaccano il culo sul palco come i loro coscritti Stone Wave, meritano la vittoria finale e con loro tutte le altre band. Arriva poi il momento dei fuori concorso, quei deraglianti Moretti Killer che uniscono teatralità alla MGZ, look alla DEVO o alla Decibel di un primigenio Enrico Ruggeri e follia a metà fra una posthardcore band e Les Negress Vertes. Pescando a piene mani dal Fatur dei CCCP, alla samba e al krautrock!!!
Ottimi, debordanti, incivili e da non invitare alla comunione di vostra cugina.
Poi gli ospiti francesi, nell'ambito del progetto europeo Class Rock, che vede band scolastiche e scuole di tutta Europa gemellarsi e scambiarsi visite e palchi nelle rispettive città. Ospiti di Augusta Taurinorum sono i simpatici e veloci Not Perfect da Marsiglia, combo di punk rock tradizionale, citazionista, derivativo ma coinvolgente e ramoniano come piace a me. Bravi e simpatici e sopratutto molto educati con quell'imbecille del presentatore- che ad un certo punto credendo di essere satirico come Travaglio, compare sul palco con una maschera in lattice del nostro Benemerito Cavaliere Presidentissimo del Consigliassimo…senza parole…
Si susseguono poi le presenze istituzionali di rito, con l'Assessore Marta Levi a portare il saluto della città e a vedersi estorta dal bravo e ottuso presentatore una promessa sull'esigenza di dare contin uità, visibilità e soprattutto contributi a esperienze intelligenti e formative come Pagella rock.
Fuori continua a piovere quando la sera inizia a sopraggiungere.
Intanto advide Toffolo, fra una golata di Rhum e due battute in friulano si infila la maschera ossuta e il rito dionisiaco dei TRE ALLEGRA RAGAZZI MORTI può avere inzio, imbevuto di Violentes Femmes, Pixies, Adolescents e puro rock'n'roll…uno spettacolo con decine e decine di giovani dispersi nel pogo e nella celebrazione di un rito tribale ed esorcistico. Un bell'applauso ai TARM.
Concludo qui, cavandomi una lacrima di emozione dalle rughe del viso imbolsito, ringraziandovi per la pazienza dimostrata in questi mesi, per la gioia che mi avete concesso accapigliandovi sul blog ed insultandomi per le mie becere provocazioni che mai hanno voluto mancare di rispetto ad alcuna band ma solo punzecchiare e istigare a fare sempre meglio. Volevo ringraziare organizzatori e coordinatori, Angelo Bruno inossidabile ed indefesso collega e amico, sPAzio211 e Gianluca Gozzi, il Taurus di Ciriè e Sabino Pace, il Padiglione 14 di Collegno e Andrea Margiotta, il Centrodentro e Nino Azzarà, HMA, tutti i ragazzi degli staff dei locali ospitanti, i baristi, i fonici, gli uffici stampa, i funzionari comunali ( Limone e Roselli su tutti e i loro oscuri ma preziosissimi collaboratori), TO INDIE e le simpaticissime e professionali speacker, Casa Sonica, Chicca Vancini, Valentina "la fotografa" e Ale Bavo, Rockerilla, le splendide band partecipanti, i ragazzi venuti alle serate e coloro che non ci sono venuti perdendosi un'esperienza di vita irripetibile, tutti i trombati che meritavano al finale e i finalisti che meritavano i lavori forzati…grazie a tutti.
Vostro umile MR LIE
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9:00 PM
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Wednesday, May 10, 2006
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MR. LIE 24 OF APRIL AND 3 OF MAY 2008 REVIEWS
MR. LIE 24 OF APRIL AND 3 OF MAY 2008 REVIEWS
Perdonatemi, topolini, ma anche io ho una vita privata, che talvolta mi costringe a tradirvi. So che la mia latitanza nelle due ultime settimane ha suscitato ondate di sconforto, sfociati in suicidi di massa come nel Brasile all'indomani della sconfitta patita per piede dell'Italia bearzottiana nel luglio del 1982 o come sta succedendo da due settimane fra i quadri dirigenti di quell'accolita di veltroniani di ferro che in seguito alla debacle elettorale nazionale e romana, non hanno retto il colpo. Ebbene rieccomi qui, a chieder venia e a recuperare il tempo perduto...senza perderci in ciance, con un balzo all'indietro nel tempo siamo alla vigilia della festa della Liberazione:
GIOVEDI 24 APRILE
CENTRODENTRO
Corso Siracusa, Torino
DRINK TO ME (IVREA)+
LOSKY+
ROCKIN PROGRESS+
ITALIAN BREAKFAST
la ricorrenza del giorno dopo sarebbe di quelle da evidenziare in rosso, da difendere e rivendicare oggi più di ieri. Così come talvolta si potrebbe rivendicare la Liberazione da alcuni esperimenti musicali che atterriscono orecchie e occhi dei giurati e del recensor mascherato...ma non è il caso di questa sera...o perlomeno non del tutto
inaugurano la serata le sconvolgenti, per coraggio,look e intersezione vocale LOSKY, band che evidenzia due "veline" da suicide girls in prospettiva, le quali sono la punta di diamante di una band in bilico fra lo ska core e un punk aggressivo e trasgressivo. In realtà i Losky devono ancor molto penare per quadrare il cerchio che sintetizzi ritmi in levare ed in battere, con inoltre una sguaiatezza vocale delle due signorine perfomer che andrebbe amabilmente compressa e rivisistata alla luce di una modulazione di frequenza meno fastidiosa e tagliente. Comunque ci si può lavorare sopra, sono simpatiche, aggressive, sfrontate e piccolissime...dai non mollate...
Poi è la volta dell'insipido progetto Rock in Progress che già dal nome evidenziano una indetermiantezza fisiologica in quello che propongono. Dovrebbero sintetizzare una reminiscenza di progressismo anni 70, misto alle esigenze del modernariato del rock contemporaneo. La finalità è ammirevole, l'esperimento da sostenere e incoraggiare, i risultati ovviamente ancora lungi da essere ottenuti con costrutto.La loro esibizione mi lascia alquanto indifferente, nonostante si intuiscano delle buone inclinazioni musicali nel batterista e nel chitarrista...
Chiudiamo poi con Italian Breakfast,volti già noti sui palchi di Pagella Rock, band che comunque denota una maturità artistica, compositiva e propositiva superiore alla media delle altre band esibitesi stasera. Il genere che propinano, grazie anche alle indubbie qualità della vocalist, è sintetizzabile con la formula:" sembrano dei Subsonica con Cristina Donà alla voce...", che detta così per alcuni potrebbe essere buona causa di fuga dall'incontrarli sulla propria strada, per altri una sintesi ottimale per sfondare nel mainstream musicale italiano contemporaneo. In ogni caso ineccepibilmente la miglior band della serata, ed in prospettiva una delle candidate alla finalissima di Ossigeno: quadrati,con il senso del ritmo,della melodia,degli stacchi e dei ruoli estetici che tanto fanno la fortuna delle nuove band in circolazione e rotazione.
L'esibizione degli headliner Drink to Me from Ivrea è tautologica alla drammatica situazione culturale italiana: un'ottima band, che parla un linguaggio in grado di apparentare in simbiosi i cultori dell'eversione sonica con gli avanguardisti meno fobici ed intransigenti,costretta ad esibirsi di fronte al vuoto di una città che cerca sempre nel dejavù la maniera di svoltare una serata, di ascoltare qualcosa di rassicurante...di non mettersi mai in discussione... segno dei tempi...
Attraversiamo la settimana dei ponti, superiamo con un balzo in avanti il mastodontico concerto del 1° maggio a Roma, ormai divenuto paradossale kermesse delle major, delle multinazionali e degli spot autoreferenziali di alcuni personaggi, con una presenza torinese al solito importante e marcata: Subsonica e Linea77 a condividere il palco e rivendicare che "di lavoro non si può morire..." condividiamo auspicandoci che non sia l'ennesimo dei soliti slogan populisti e demagogici...ma un impegno reso ancora più necessrio nell'Italia che ci aspetta dal 18 aprile...
intanto noi ci riuniamo nell'enclave di Hiroshima mon Amour, in quel distretto metropolitano che affonda le sue origini e la sua disposizione urbanistica sulle spalle di una Classe Operaia che non esiste più, strangolata e soffocata dai padroni di questa città e dal tradimento di coloro che poi a Roma cercano di ripulirsi la coscienza organizzando concertoni...
è amarezza...lo so..tanto per rimanere in tema di morte da lavoro...Mirafiori, stazione Lingotto...un pezzo di Torino che adesso è solo più una location per fiere, bivacchi di vip e ostentazioni del vuoto pneumatico...comunque noi siamo qui ad...
HIROSHIMA MON AMOUR
SABATO 3 MAGGIO
BUGO
VILLASONORA+
STRANGE EFFECT+
STONEWAVE
Di Bugo come headliner della serata non ho interesse alcuno a parlarne, anche perchè sospraffatto dalla stanchezza per i miei 150mila lavori che sono costretto a fare per pagarmi un monolocale, un'auto alimentata a gpl e qualche cena con la mia dolce metà, evaporo subito dopo che gli Stonewave hanno suonato l'ultimo riff del loro sabbioso set.
Comunque andiamo per gradi di giudizio:
l'esordio è nelle mani e nelle corde vocali dei Villa Sonora che tentano di scaldare l'ambiente con un'agghiacciante cover dei Marroon 5, che lascia allibiti per pochezza tecnica e svela già in anticipo le efferate doti vocali dell'efebico cantante. L'intonazione non è il tuo forte, così come il coordinamento fra gli altri componenti della band. Inoltre le proposte del proprio repertorio rimangono nel limbo delle canzoncine abbozzate, con velleità cantautoriali ma con contenuti banali, musiche da sala prove la primavoltchecivediamoeproviamoasuonarequalcosafradeandrèevascorossi...saluto l'epilogo della loro esibizione brindando agli dei degli Inferi...rimandati a ottobre...del 2168...aloha
poi salgono i fuori concorso Strange Effect, il cui unico effetto strano è quello dell'agghiacciante dissonanza e scordatura dei chitarristi. In realtà ci illudono con un primo pezzo ben suonato,con riff intelligenti e apertura melodica non banale, chiuso per giunta da un assolo chitarritico di matrice ray steve vaughan...ma che cazzo dico...il resto sarò una litania imbarazzante, che finirà per inficiare il poco di buono mosterato nel prologo e con canzoni che finiscono così all'improvviso senza un'escape degno di nota...boh...?
infine è la volta dei Stonewave che vivaddio mi riconciliano con la vita. Suonano e suonano con i controcazzi una miscela di punk'n'roll influenzato profondamente dallo stoner più sabbioso e dall'hardbluespiù ignorante che adoro: nei solchi si intravedono reminiscenze del periodo d'oro dei Kyuss declinate ovvimente sulle coordinate moderniste di qul grandissimo gruppo che sono i Queens of The Stone Age...detto questo detto tutto...per quanto mi riguarda Stonewave devono andare dritti dritti in finale...anche e solo per come si propongono...retti, senza fronzoli, onetciutree e rock'n'roll...non copiano nessun trend modaiolo maggioritario in questo periodo (emo e cagate verie per intenderci) e sono il succo del rock allo stato puro: quello granitico e privo di compromessi che si specchia nel tubo di scappamento di una Triumph che solca il deserto del Nevada mentre Josh Homme e Nick Olivieri ti inseguono per farsi restituire la Fender e la donna...Songs for the Deaf!!!!
Alla prossima topolini metropolitani...augurandomi di non cadere in un cerchio profondo, dal quale non riuscirò ad emergere...vi amo bastardi!!!
Vs MR LIE
12:00 AM
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Monday, April 21, 2008
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RECENSIONI DAL PADIGLIONE SOMMERSO
SABATO 19 APRILE @ PADIGLIONE 14
COLLEGNO
ATARI +
STIFF MAISTERS +
KARMHA PROJECT +
I KRONOS
Piove, governo ladro!!!!
E con questa introduzione abbiamo già chiarito tutto per quanto riguarda i commenti post-elettorali!
Questo turno di PGNSR si condensa tutto nel sabato che precede i due week end consecutivi di ponti e riposi istituzionali del 25 aprile e del 1° maggio. Celebrazioni sacrosante, figlie di quell'Italia democratica e partigiana che è ineluttabilmente stata parzialmente sconfitta, minoritariezzata ed espulsa dall'agone parlamentare nelle elezioni della scorsa settimana. E da qualunque parte la si guardi, non è un bene…comunque dicevamo il sabato nel Padiglione ci offre subito un imprevisto che conferisce un certo pathos alla questione, ma il prode SuperMargiotta riesce con un guizzo degno dei supereroi della Marvel ad ovviare all'inconveniente tecnico palesatosi all'improvviso (ovvero amplificatori K.O.a 5 minuti dall'inizio dello show!!!) e a fare in modo che tutto abbia inizia nel migliore dei modi.
Gli ATARI da Caserta, duo elettro-rock capace di ricordare i Daft Punk in copulazione con i White Stripes languono al solito tristemente di fronte ad una decina o poco più di coraggiosi che si spingono al limite della notte pur di ascoltarne le indubbie qualità. Al solito buona musica per pochi noti. Peccato. Speriamo che il ricordo di questa Torino ingrata non faccia in modo che cancellino la nostra città dalle loro future peregrinazioni. Attendo di vederli in contesti più conosni e animati. Bravi ed elegantemente originali.
Tre sono le formazioni in lizza in questa notte uggiosa da anticipo di campionato:
iniziamo con I Kronos, band post adolescenziale che esordisce subito con una cover benemerita dei Green Day. E da lì non ci spostiamo, o meglio, magari! Nel senso che i ragazzini hanno entusiasmo, un discreto tiro e anche un adeguato senso del ritmo e dell'insieme che significa stare in una band, bandendo solipsismi e timidezze, ma non decollano mai sul serio. Vero anche che le canzoni non convincono fino in fondo, soprattutto quando pestano sul tasto del lentone con un'intonazione talvolta ragguardevolmente stonata. Crescono in maniera esponenziale verso il finale soprattutto quando si riconfermano Green Day oriented, agitandosi loro sul palco e movimentando un discreto coinvolgimento del pubblico. Un punk ancora incerto fra il pestato e il levare, dove l'indecisione non me li fa propendere né per un gruppo epigono dei tanto vituperati gruppi skacore di, fortunatamente, lontana memoria da centro sociale freakkettone e tanto meno per dei cazzuti gruppi punx con creste e tiro ignorante. Il solito clone incerto in fase postpuberale dove ai brufoli si sostituiscono i tasti della chitarra e una tastierina tiepida tiepida che potrebbe essere usata in maniera più eversiva e determinante.
Senza infamia e senza lode, rivedibili e correggibili. Migliorabili.
Veniamo poi ai Stiff Maisters, incerti se clonare ancora una volta i Subsonica, con esiti disastrosi, oppure incoraggiare una svolta powerpop inficiata da testi imbarazzanti. Anche qui un tastierista che però si toglie anche il lusso di cantare e coinvolgere le masse, in effetti risulta troppo statico, ovviamente relegato dietro la pianola, per cercare di convincere al di là di ciò che dice. Noiosi mortalmente, propongono una sintesi molto caotica e indecifrabile di riff rubati qua e là e testi scritti con gli incartamenti dei Baci Perugina. Addirittura ad un certo punto, l'ultimo pezzo, aveva un giro di chitarra citazionista nel prologo che ribadiva quello epico di Zamboni nei CCCP di Mi Ami? Probabilmente una involontaria citazione…anche perché quello che ne seguiva era disperatamente alla ricerca di un Posto al Sole…nel senso della decennale soap partenopea di Rai 3…
Rimandati…
Ma il pezzo forte della serata deve ancora arrivare, ed eccoli materializzarsi in forma di mantra con lo show impareggiabile dei Karmha Project e soprattutto del loro immarcescibile fontman! Caro lungocrinito virgulto, io so chi sei! Tu sei il figlio illegittimo di Roberto Vaio, epico dj di Radioflash ed ineguagliabile animatore di notti in bilico fra il minimalismo postindustriale e il fetish impregnato di catene, frustini e PVC delle serate Onyrche. Medesime movenze feline, medesima modalità di arrovellarsi i capelli lunghi e intriganti, una tonalità così stridula ed acuta da far rizzare i capezzoli ad una vecchia in menopausa del 1974, gambe larghe e teatralità da Gran Guignol che nemmeno un Piero Pelù in botta di Popper si sarebbe mai immaginato di mettere in scena! Se il tuo modello di riferimento è il Chris Cornell dei Soundgarden dell'epoca di Badmotorfinger e Superunknow, oppure il James Labrie dei Dream Theater di Images and Words, caro mio sei fuori strada e risulti esserne soltanto una grottesca cornucopia. In effetti non sei stonato, anzi hai anche una discreta impostazione dei fondamentali, ma la retorica con cui ti proponi è imbarazzante, al limite della sagra paesana, quando presenti la tua band al secondo pezzo. Oppure quello strillo finale che ha allertato la vicina Compagnia Cinofila dei Carabinieri di Rivoli e Alpignano. Vola più basso, cerca di modulare toni e scimmiottamenti vari e coloriti e concentrati più sulla concretezza delle doti che per il genere praticato, indubbiamente, possiedi. Veniamo poi alla band, fautrice di quello che io definisco il genere del rock salsiccia, ovvero pezzi costruiti e strutturati su miliardi di riff, cambi di tempo e coacervi di idee abbozzate e naufragate in una tecnica che si palesa qua e là ma deve essere ancora affinata per potersi concedere barocchismi di stampo progressivo quali pare che siano i canoni di riferimento. Poi il tastierista rasta non ci azzecca veramente nulla con il resto del contesto proposto.
Anzi nessuno apre azzeccarci nulla con l'altro, ma questo potrebbe non essere un limite anzi una ricchezza creativa, a patto che la democrazia pluralista dell'orientamento stilistico non sfoci nell'anarchia caotica ed inconcludente espressa stasera sul palco di Padiglione 14. Sono costernato ma mi vedo costretto a gettare anche voi nel vuoto dalla rupe sul Monte Taigeto in qual dell'antica Sparta.
E proprio come gli epici spartiati(*), nobili e imbattibili guerrieri (si proprio quelli di Trecento di Frank Miller) anche io non mi arrenderò fino all'ultima stilla di sangue e lotterò affinché il meglio della gioventù musicale torinese emergente riesca a calcare gli assi scricchilonti di quella maledetta finale nel parco dei tossici senza Ossigeno…
A presto Miei perieci(*2) preferiti
Mr LIE, lo spartano.
(*)
Spartiati Nell'antica Sparta, i cittadini che godevano i pieni diritti e che, a differenza dei perieci, abitavano in città. Gli spartiati, che rappresentavano il ceto dominante dello stato spartano, appartenevano al più alto livello dei cittadini liberi, gli 'eguali' (in greco, homoioi), i quali ricevevano la tipica educazione spartana: molto rigida dai sette ai tredici anni, essa comprendeva l'assunzione di pasti in comune (i sissizi) e la proibizione del lavoro manuale e dell'attività commerciale. La loro fonte di reddito era infatti costituita dalle proprietà terriere, lavorate dagli iloti. Proprio in ragione dell'inalienabilità dei lotti di terra (ereditati dal primogenito), ma anche dei pesanti impegni militari, gli spartiati si indebolirono notevolmente come gruppo sociale, riducendosi progressivamente di numero, da diverse migliaia a circa 700 nel IV secolo a.C.
(*2)
Strato di popolazione che in diverse regioni dell'antica Grecia godeva di diritti civili ma era privo di rappresentanza politica. L'esempio più noto è quello di Sparta.
5:00 PM
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Wednesday, April 16, 2008
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NIGHT BEFORE ELECTION DAY REVIEW BY MR LIE!
11 APRILE @ CENTRODENTRO
Torino
THE WONKIES +
SILVANO GEUSA+
BLUEBERRY FIELDS
Venerdì di silenzio elettorale, ultimi annunci dei candidati premier, ultimi refoli di bagattelle mediatiche, ad uso e consumo del popolo in procinto di esercitare il suo diritto-dovere di cittadino ligio e rispettoso delle leggi dello Stato democratico. Fortunatamente i miei obblighi nei confronti di tutti voi, cari topolini rokkettari in ascolto, mi esentano dalla maratona degli ultimi annunci spalmati attraverso il tubo catodico nazional-popolare e mi concedono di godermi una sana serata di buona musica. Si perché l'opening nel mai troppo beatificato Centrodentro, è affidato ad un giovanissimo chansonnier che armato di sgabello e chitarra acustica si auto-introduce nel magico mondo degli epigoni di Woody Guthrie, Johnny Cash e Steve Earle, citando in prefazione un Neil Young d'annata e continuando la sua esibizione fuori concorso con lievi sonate inclini al blues più agiografico e al postfolk di nuova generazione. Per amanti del genere, da ascoltare seduti intorno ad un fuoco mentre il treno di John Steinbeck attraversa il Sud più profondo del delta del Mississipi. Coraggioso, dotato di buona voce e di capacità chitarristica di buon livello. Il Giovane Geusa sa il fatto suo e sicuramente l'applicazione alla materia ne farà un buon suonatore di Bluegrass. Da rivedere in un ambiente più consono al genere, tipo Folk Club oppure Magazzini di Gilgamesh.
È poi la volta dei simpatici Blueberry Fields, che giocando sull'ossimoro della citazione beatlesiana, inanellano una serie di canzoncine di rock classico suonate con sufficiente perizia e poco imabarazzante alteranza nei vocalizzi e nelle ritmiche. Nulla di eccellente ed eclatante, sicuramente non vedranno le finali nemmeno in televisione, però almeno sanno cosa dove vogliono andare a parare e nel tempo, se non saranno fagocitati dalle agenzie interinali della vita, alcuni di loro riusciranno a suonare in giro per i bar e le cantine.
Ma la vera attrazione della serata sono i The Wonkies from Biella. Ragazzi questi hanno il rock'n'roll nel sangue. Headliners mai troppo sottovalutati, al solito la diaspora dei familiari e degli amici delle band in lizza diviene per il Centropdentro un'emorragia fisiologica e una tendenza da invertire, anche perché qui ho visto alcune delle headliner bands più interessanti della selezione (fatta eccezione ovviamente per le band che si esibiscono a Spazio, Taurus e HMA) come Arsenico e Milena Lovesick, di fronte a poche decine di adepti. Un peccato!
Comunque tornando ai nostri r'n'r heroes sono belli già a vedersi, dei piccoli Strokes ma senza l'alterigia insopportabile di Casablancas e soci e con un tiro di derivazione zeppeleniana. Infatti sono proprio i navigatori dello sfortunato dirigibile i riferimenti più evidenti del quintetto biellese. Ma il vero segreto della loro miscela esplosiva è nella capacità di creare un legame alchemico fra la storia dell'hard rock più nobile e le influenze contemporanee di quell'indie revanscista e ipermodernista al contempo. Degli Stones che talvolta guardano ai Muse e talvolta agli Aereosmith e agli Stooges. Poi sembra di ascoltare i Block Party catapultati alla fine degli anni 60 mentre i Guns'N'Roses si accordano con gli Editors. Stilosi e debitori del Jimmy Page pensiero, infuocano le assi di legno del Centrodestro con uno show degno di almeno 10mila spettatori! Sanguinano le dita sulle sei e quattro corde. La batteria deraglia in una sorta di tributo a Bonzo Bonham e gli immortali accordi di Whole Lotta Love decretano l'epilogo di un live set che spacca il culo! Seguiteli ovunque ve ne sia traccia e non ve ne pentirete.
Esco dal Centrodentro e un volantino elettorale raffigurante un uomo con riporto, sorriso beffardo e melenso, sguardo ammiccante e un simbolo che ne urla il nome a caratteri cubitali, mi si spiaccica in faccia. Un brivido mi percorre la schiena…la notte degli oscuri presagi è iniziata…
12 APRILE@TAURUS
Ciriè
FINE BEFORE YOU COME +
PRESAGE
MORTAL KLAN+
THE REAPERS+
Oggi di politica non se ne può parlare, si chiacchiera nelle tv e sui giornali solo del presunto aggancio all'Inter di una Roma a caccia di record, ci si prepara al supermatch della serata fra Juve e Milan e si fanno pronostici sulle possibilità che la Fiorentina espugni anche San Siro dopo l'epica prova di Heindoven. Intanto l'uomo col sorriso ammiccante inizia a preparare bottiglie di Dom Perignon al fresco, mentre il suo avversario si rimpinza di film d'essai nel suo quartier generale al Campidoglio.
Il Taurus è la solita incompiuta: locale spettacolare, service della madonna con materiale umano di competenza superiore, programmazione sull'orlo di una crisi di nervi per la capacità di proporre a getto continuo il meglio dell'indie tricolore, l'indie alternativo quello vero intendo, eppure i vanno in onda davanti a poche decine di fans, peccato. Infatti stasera avremo i fantastici Fine Before You Come in qualità di headliner. Fautori di una sintesi di postpunk evoluto, capace di conciliare l'urgenza di una declamazione lirica debitrice dello screamo di marca Dischord con le derive postpsichedeliche e del noise ipnotico contemporaneo. Una bomba su disco ( uscito per la benemerita Black Candy di Firenze a seguito però di una produzione tutta sabauda in quel delle Officine dell'Amico Immaginario, Collegno) e uno tsunami dal vivo. Considerando che stasera si esibiscono dopo circa un anno di inattività, la loro lucida perseveranza e il loro incedere isterico mi consola sui giorni a venire della musica alternative italiana. Bravi, bravi e poi bravi ancora!
Ma veniamo alla ragion pura per la quale questo povero uomo viene inviato nei locali di mezza provincia a sciorinare appunti e veleni, ovvero le esibizioni eliminatorie dei supergruppi di pagella rock! Ed ecco che sul palco del Taurus si dispongono i Presage, che annoverano due Gemelle del Gol in grado di competere con i mitici Pulici e Graziani! Due signorine carine e rotondette dotate di capacità vocali estremamente valide si pongono come frontline di una band composta da giovanissimi e puntigliosi turnisti. Mi suggeriscono che sono il frutto di una selezione di una scuola di canto e di musica, pertanto la qualità è garantita da questa pregiudiziale non indifferente. Comunque i Presage sanno suonare, le due Veline sanno cantare e sanno tenere il palco, ma il punto non è questo. Il punto è che rassegne come questa dovrebbero essere in grado di portare in evidenza gruppi, magari anche più scarsi tecnicamente, ma in grado di masticare un linguaggio musicale innovativo. Ora questo avviene già molto raramente, ma nel caso dei Presage il loro approccio è proprio antitetico rispetto alle motivazioni di un concorso come questa rassegna, e l'agghiacciante (non per l'esecuzione, ottima, ma per la scelta di artista e citazione) di Vivi! di Giorgia(!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) ne è la lapalissiana dimostrazione. Buone per palchi mainstreaam un giorno, magari passando per robacce tipo Amici o X-Factor, ma fuori dai canoni per PGNSR. Comunque bravi i Presage, sia ben chiaro, il mio è un giudizio ideologico non tecnico, da quel punto di vista indiscutibili…
È proprio vero mi sono rincoglionito, e il rigurgito buonista di questo giono di black out elettorale ha inaridito la mia linfa corrosiva e caustica…ma per fortuna ci sono i The Reapers a ridonarmi il sacro furore nichilista e diserbante. Immagino siate alle prime armi, forse addirittura al primo concerto in assoluto, e proprio per questo la mancanza di esperienza vi ha fatto incappare in un errore madornale, cioè iniziare il set con una ballad quando avete un cantante che il senso dell'intonazione lo ha lasciato nel camerino, è un errore imperdonabile. Forse iniziando con un sacrosanto pezzo rumoroso e caotico avreste scaldato meglio l'ambiente e non avreste concesso al sottoscritto infame di penalizzare più del dovuto ogni vostra stecca. Poi se dovete coverizzare qualcuno, fate come tutti e prendetevela con i Ramones, uan, tciù trììì e andare, ma mettervi sul capestro dei System of a Down di Chop Suey! È un poco come essere dei piccoli Tafazzi e menarselo con un microfono di marmo sulle palle!
Ripassiamo fra quindici o trent'anni per favore…il cantante impari il senso del ritmo e dell'intonazione e gli altri affinino ancora un poco le rispettive tecniche strumentali, perché suonare metal è un dovere e suonarlo bene un ordine!!!
Ahhh! Grazie The Repeaters, allora non sono finito, non sono una mammoletta, riesco ancora ad essere antipatico e cattivo…grazie di cuore…
Chiudono poi i Mortal Klan che fanno cacare, nel senso che devono crescere molto, capire che l'hip hop non è solo parlarsi addosso e avere pantaloni e t-shirt oversize, però mi sono piaciuti. Così come sono piaciuti a Fine Before You Come in giuria. Mi sono piaciuti perché diversamente dall'hip hop che ho sentito fino ad ora nelle selzioni, cercano di dirlo a modo loro e in maniera sfacciata e personale. Avanti Mortal Klan! Continuate così, cercate di fare meno cacare e concentrarvi su rime taglienti, senso del ritmo e attitudine cattiva.
Ora attendiamo gli exit poll per capire se e quando dovremo emigrare da questo Belpaese, che si guarda sempre più allo specchio e sempre meno dentro…intollerante, aggressivo e privo di alternative credibili…Sipario!
Vostro anarchico Mr Lie….
4:00 PM
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Thursday, April 10, 2008
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MR LIE REVIEW 4 /5 OF APRIL
Venerdi 4 aprile@Spazio211
MANHUNT+
RED RIOT+
OUT OF SYSTEM+
STEEL RAIN
Avessi saputo prima che sarebbe stata una edizione del Gods of Metal de noantri mi sarei premunito di indossare il mio parruccone cotonato, le All Star rosse dalla suola in gomma messe al bando dalla Convenzione di Ginevra per quanto riguarda l'uso massivo di agenti batteriologici, i jeans a tubo attillati con varicocele incorporato, la maglietta dei Cannibal Corpse e il chiodo torchiato grondante toppe splatter. Avrei chiamato i miei amici reduci di Rock&Folk dei tempi eroici di Via Viotti e di quando Spallacci non organizzava ancora il clubbing torinese ma era l'ottimo commesso del medesimo negozio di dischi e consigliava buona musica d'oltremanica oppure inseguiva per le traverse di via Roma maldestri taccheggiatori di vinili, e insieme avremmo organizzato una messa nera in onore di Chuck Schuldiner, membro fondatore dei grinder Death from Orlando prima di sacrificare Gozzi su un altare in marmo nero incandescente di sangue mestruale. In realtà in Via Cigna 211 venerdì 4 aprile abbiamo assistito ad un back to the my pastlife incredibile. Mi guardavo intorno e vedevo solo lungocriniti imbronciatie aggressivi, rinchiusi in catene e pantaloni mimetici infilati dentro anfibi e scarpacce da basket, femmine foderate di nero e pelle, borchie e magliette evocative. Mi sembrava di essere alla Dracma nel 1988. Spettacolare! Come spettacolari i Manhunt. Puro Metallica sound oriented made in 1984. Si, stiamo parlando dei Metallica di Ride the Lightning, quello prodotto da Flemming Rasmussen per la Elektra Records. Quello con incastonati al suo interno autentici capolavori del trash metal co-firmati ancora dal transfugo Dave Mustaine di lì a poco fondatore dei Megadeth:
Fight Fire with Fire - 4:45 - (Hetfield, Ulrich, Burton), Ride the Lightning - 6:38 - (Hetfield, Ulrich, Burton, Mustaine), For Whom the Bell Tolls - 5:11 - (Hetfield, Ulrich, Burton), Fade to Black - 6:53 - (Hetfield, Ulrich, Burton, Hammett), Trapped under Ice - 4:04 - (Hetfield, Ulrich, Hammett), Escape - 4:24 - (Hetfield, Ulrich, Hammett), Creeping Death - 6:37 - (Hetfield, Ulrich, Burton, Hammett), The Call of Ktulu (strumentale) - 8:54 - (Hetfield, Ulrich, Burton, Mustaine).
Questa era la trionfale tracklist di quel masterpiece, questo è quanto i Manhunt digrignano dal loro monumentale set. Intendiamoci il genere è anacronistico, grottesco e sconfitto dalla storia ma io sono uno di quelli che odia la storiografia ufficiale, quella scritta dai vincitori e per quanto riguarda la musica contemporanea se i vincitori di oggi sono coloro che roteano a tutte le ore su Mtv con le unghie pittate e la frangetta scolpita dal grafico di Vanity Fair, falsetteggiando di amori adolescenziali e frustrazioni da shopping interrotto, allora lunga vita ai losers! I Manhunt suonano con discreta tecnica e ottimo tiro, il frontman è un energumeno a metà fra Steve "Zetro" Souza dei Testament e il terrificante Peter Steele dei mai troppo ricordati Type o Negative…ed è tutto dire. Il loro sound è tautologico a quel disco, le canzoni sono le loro ma suonano irrimediabilmente come se fossero dei b-side o degli scarti di studio di quel capolavoro del 1958 e per questo, solo per questo io li beatifico e mi inginocchio al loro cospetto, folgorato da un assolo sulla via di Kirk Hammet. Ottimi, nostalgici, furiosamente fuori dal tempo…I Love YOU, Metal up your ass!
Ancora in botta di adrenalina post Trapped Under Ice, dopo aver consumato un ottimo cocktail a ridosso del bancone del locale più cool dell'alternative scene torinese, ecco che salgono sul palco gli ordinati e uniformi (indossano tutti la stessa maglietta con il logo della band) Red Riot, nome splendido ed evocativo. Potrebbero essere combo trasversale, molto contiguo ai Faith No More o qualcosa di simile, oppure una formazione di posthardcore evoluto, figliocci di Isis o dei Kellahual, invece mi appaiono la primo ascolto come una versione edulcorata degli Incubus del periodo I wish you were here (magari!!!). Indecisi se essere estremi o pop. Fautori di un tentativo di crossover che talvolta convince, come l' anthem del secondo pezzo e altre volte no, come la terrificante ballad da accendino spianato o l'insicuro pezzo narrato in italiano. Sprazzi di buone prospettive, secondo me, ancora vanificate in un mare di ingenue incertezze. Rivedibili ma non biodegradabili.
Il mio entusiasmo iniziale scema via via fino ad affievolirsi, purtroppo nessun altro gruppo ripercorre le orme degli opener Manhunt, anzi sembra quasi un contrappasso, perché dopo le Belve di Satana che hanno infiammato la prima mezzora, adesso siamo di fronte ad un combo che si presenta con dei simpatici musicanti che si appellano Out of System, il cui nome evoca anche in questo case inclinazioni antisistemiche, edulcorate però da un sound più vicino ad un indolore pop spruzzato di qualche velleità più energetica: come se aggiungessimo della Redbull ad una gazzosa…mi spiaccicano le palle sul pavimento, esco defilato per fumarmi una sigaretta mente li scruto da dietro la porta di vetro e l'unico sussulto della loro esibizione sciapa me la danno con una versione convincente (ma non potrebbe essere altrimenti data la materia) di Blitzkrieg Bop degli immortali fratellini Ramone. Innocui e superflui.
Ormai l'alcool è l'unico amico affidabile della serata nella banlieu, il rimpianto per i Manhunt cresce a dismisura, scambio parole sconnesse con rappresentanti dell'istituzione mettendo a repentaglio il mio contratto di lavoro, scivolo nei cessi del club sperando che i Manhunt mi rapiscano per condurmi nel bosco delle vergini suicide, invece devo ancora sorbirmi l'esibizione degli Steel Rain. Ebbene i suddetti sembrano una all star rock band: il chitarrista impugna una diavoletto a spirale simile a quella dell'immenso Zack Wilde, chitarrista di Ozzy e fondatore dei southern heavy rockers Black Label Society, il resto della band suona un root rock tradizionale, ricco di citazioni che vanno dagli Aereosmith ai Deep Purple fino a ricordarmi qualcosa del meglio degli Ugly Kid Joe, con un tastierista uscito dai Misfits e che nulla azzecca concettualmente con il resto dei suoi soci. Ma quello che più sconvolge è lui, Ivan, il microscopico frontman dotato di un'ugola capace di rasentare ottave altissime; un misto fra Steven Tyler e Michael Kiske dei teutonici Helloween. È sicuramente una di quelle voci dito nel culo che se non prese per tempo e ammaestrate all'uso delle variazioni fra toni acuti e bassi può rompere le palle anche a Padre Pio, però complimenti vivissimi! Un valore aggiunto ad una band altrimenti brava ma tautologica. Lui, il nanetto giogioneggia con l'asta, ammicca alle prime file, sa cosa significa la dialettica della rockstar e ne ha anche, una tantum, i numeri. Sicuramente una delle migliori ugole che hanno solcato questa edizione. Da segnalare a X factor…senza passare da Morgan…
Concludo la mia nottata con un propedeutico pellegrinaggio a Superga, sperando che gli spiriti del male che i Manhunt mi hanno inoculato nel sangue possano liberare il mio corpo in preparazione del sabato di Hiroshima che si preannuncia acido e gravido di insidie.
5 aprile@Hiroshima
LNRIPLEY (headliner)
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ACUS
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DIUNIVERS
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FOXHOUND
Infatti uscirò da HMA alle tre di notte inoltrate, pieno come una zampogna e dai sensi devastati dall'esibizione furoreggiante dei Drum'n'bass hardcorer LNRipley. La produzione di Casasonica secondo me più aggressiva e convincente dal punto di vista del live set. Un'esperienza mantrica: come essere parte di un tecnorave illegale e antisistemico dove anziché una pletora di djs incappucciati, la musica la "suona" un gruppo di super musicisti guidati da un folletto nero con lunghi dreadlocks capace di imporsi come uno dei più credibili frontman italiani degli ultimi anni. Incredibili LNRipley! La band è metronomica, impeccabile, in grado di creare turbini sonici ed elettrostatici, dove l'assenza della chitarra viene saturata dai loop che Ale Bavo crea da dietro una consolle colossale. Ho ballato dionisiacamente come non facevo dalla metà degli anni 90, come da quando mi perdevo nei boschi dietro tribù di anarco insurrezionalisti che si appellavano Test Department, come da quando non sentì per la prima volta sbraitare i Prodigy nei solchi malati di The Experience (1992) e di Music For The Jilted Generation (1995)!
Ragazzi con questi si balla e si balla duro!!!!ma si poga anche e si poga duro!!!
Ebbene, ahimè, le uniche emozioni della serata me le procurano proprio gli headliner, perché per quanto riguarda i gruppi in lizza compresi i fuori concorso, il piatto piange lacrime amare.
Gli Acus si presentano come un trio hip hop Fabrifibra oriented (e già la cosa ci ha abbondantemente esautorato i testicoli!), dove il concetto di stare a tempo è un risultato arduo da raggiungere, i testi si barcamenano, quando comprensibili, nell'ovvietà adolescenziali e dove non basta citare le basi di rapper d'oltreoceano per salvarsi il culo. L'hip hop è stile, attitudine ma anche tecnica e gusto, sebbene nel disgusto…ragazzi o imparate il concetto di ritmo, oppure andate al mare…e basta con Fabrifibra!!!! La personalità ce l'avete, regolatevi sui tempi, collaudate meglio l'intersezione fra le basi e soprattutto coordinatevi fra di voi per non ottenere quel disgustoso effetto Processo di Biscardi, dove tutti parlano su tutti e non si comprende una beneamata mazza!
Gli altri due gruppi francamente non li ho capiti: versioni blande e soporifere di un rock da oratorio: Music for Comunione&Liberazione Generation. Sembrava di essere imbarcati su un pullman di Papa Boys diretti a San Giovanni Rotondo per essere parte integrante di una conversione di massa. Bleah!!!! RIVOGLIO LE MIE BELVE DI SATANA , RIVOGLIO I MANHUNT:QUI, SUBITO, ORA!!!!!!!!
Mi risveglio domenica mattina in un campo di grano dalle parti della Bela Rosina, senza mutande e con un sacchetto di plastica del Dì per Dì legato attorno alla testa. Mi sento un leggero bruciore che diviene sempre più insopportabile dalle parti del cono d'ombra(!)…cosa mi sarà mai successo?
Meglio non indagare, anche perché siamo alla vigilia di una competizione elettorale epocale, dove la sensazione che qualcuno ce lo infilerà da qualche parte è più che una certezza…chiudo dicendovi in perfetta sintonia con i dettami della par condicio elettorale: quello lì non è il massimo, ma è sempre meglio di quell'altro…a buon intenditor poche parole….
Vostro Super Partes MR LIE!
7:00 PM
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Tuesday, April 01, 2008
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BREAKING ROCK NEWS MR LIE 28 E 28 MARZO REVIEWS
VENERDI’ 28 MARZO@CENTRODENTRO TORINO
ARSENICO headliner
+
BRING YOUR SISTER +
KEBEK +
3 HOURS A DAY
La nostra frequentazione con il Centrodentro di Piazza Livio Bianco sta diventando un appuntamento ormai tautologico. E di questo ne siamo comunque piacevolmente soddisfatti, perché prendere atto che talune realtà, cosiddette periferiche, riescono a crescere, coinvolgere ragazzi e produrre eventi interessanti anche dal punto di vista artistico è qualcosa che ci corrobora psiche ed eros…ribadisco, veder crescere un fiore nel cemento e nella merda è un sogno che si concretizza di giorno in giorno. Continuate così, ragazzi del Centrodentro!
Veniamo poi al ruolo conferitomi dal Comintern dell’Assessorato alle Politiche Giovanili, ovvero scribacchiare quattro impressioni fallaci e cariche di contumelie gratuite ed ignoranti per la quale cosa vengo lautamente pagato e per la quale ogni sera, allorquando faccio ritorno nel mio loculo, il responsabile di settore mi fa trovare trentuno illibate vergini a mia completa disposizione, un cammello gravido di ogni ben di Dio e tredici confezioni di Viagra. E badate bene che non devo nemmeno scagliarmi imbottito di tritolo contro il Municipio di Via Milano per ottenerlo…mi basta recensire le eliminatorie di Pagella. Sono un ragazzo (sic!) fortunato…
Iniziamo dai movimentati 3 Hours a Day. Ebbene i giovani dal bassista interscambiabile (lo vedremo poi implicato anche alle ritmiche dei Bring Your Sister) propinano una versione ska rock alquanto digeribile nella forma e nella sostanza. Richiamano alla lontanissima echi dei Clash di Sandinista! e coinvolgono la plebaglia punkereccia accorsa in supporto in sistematici pogos e edulcorati wall of death. Non mi esaltano fino a farmi perdere il senno, però devo ammettere che con qualche raccordo di equilibratura generale, una convergenza agli accordi e una deriva meno in levare e più in battere potrebbero crescere e trovare una dignità compositiva esauriente. Quindi cari tre ore al dì, non montatevi la testa, perché continuate a fare cacare, ma meno di ieri e più di domani. Forza e coraggio, che qualcosa lì dietro di buono c’è…
Compare poi sul palco un ensemble alquanto originale, formato da due vocalist ambisesso ( un giovane Holden con tanto di capello medio lungo a coprire lineamenti poco più che adolescenziali e dalla voce roboante ed una riccioluta ragazzina dalle buone doti vocali) ed inoltre sfoderano un asso nella manica non indifferente: una violoncellista soave ed eterea che intreccia i sacri suoni dello strumento angelico con le vibrazioni distorte di un elegante rock progressista. Sono i Kebek, e lasciano tutti soddisfatti dall’originalità della loro proposta. Beninteso non scoprono l’acqua calda, rimangono ancorati a modelli di riferimento che passano in rassegna tutti i luoghi comuni del bel rock moderno, però lo sintetizzano con gusto, coraggio ed una sottilissima eleganza esaltata dalla presenza mai invadente dell’intreccio violoncellistico. Bravi anche quando intonano sotto metafora una versione, mi è parsa correggetemi se sbaglio, della melanconica Home Sweet Home dei Motley Crue di Theatre of Pain che è parsa ai più come una allitterazione di rock melodico destinato alla radiofonia di massa. Ottimi anche le sezioni ritmiche e il solista a sei corde. In definitiva un’ottima intuizione innaffiata da sana incoscienza che potrebbe però rivelarsi decisiva in sede di scrutinio. Quindi cari Kebek siete promossi a pieni voti dal sottoscritto! Per quanto possa valere, ovviamente…
Infine arrivano sul palco i portami a soreta, alias Bring your sister che sfoderano una lungocrinita giovincella dalla voce esemplare, il primitivo bassista dei 3HaD, un ottimo batterista e un ruffiano alla chitarra che subito saluta il sottoscritto sicuramente presente undercover fra gli astanti, venerandolo come l’icona massima del giornalismo musicale contemporaneo. E ben ti venga caro mio, hai capito come funziona. Slappare il deretano di Mr Lie ti garantirà la salvezza eterna e l’ingresso nell’Olimpo dei chitarristi. In verità i portami a soreta sono convincenti. Ebbene si. Lei ha doti vocali non indifferenti, sovrasta il frastuono di un punkrock di maniera, ma sapientemente dosato e ricco di ritornelli non emo, e questo è già un valore aggiunto. Mi ricordano le prime evoluzioni degli Skunk Anansie, miste a quella sfrontatezza ancora timida delle Breeders e di un bel poco di punk rock classico (Descendents, Gun Club etc). Non male, punk di genere ma suonato con convinzione e buona attitudine tecnica. Ottima anche qui la sintonia della sezione ritmica e i controcori del ruffiano che ho ormai adottato come mio domestico.
Prorompono poi sulla scena gli strepitosi Arsenico. Il Centrodentro ahimè svuotatosi di metà pubblico (forse per la concomitanza del live d’addio degli storici Persiana Jones nel limitrofo Hiroshima) reclamerebbe maggior partecipazione ai set degli headliners e va solo a carico degli assenti: non sapete che lezione di new hardcore attitude vi siete persi, cari transfughi!
Io amo gli Arsenico da sempre, dai tempi di Forti di Incomprensioni Stabili e anche prima, cioè le autoproduzioni di Sborra recordz e il fantastico esordio Nottide. Li ho seguiti e ho collaborato anche con loro, li ho sostenuti e fatti suonare in ogni situazione in cui ho potuto e il tempo mi ha confermato tutto. Se la Torino Hardcore ha ancora un paladino credibile questo ha il nome di Arsenico. Anzi li ritrovo più compatti, granitici, massicci e privi di compromessi sonori che mai.
Meno inclini a quel sound emozionale che ha fatto di loro e di FdIS il più bel album hardcore italiano degli ultimi cinque anni e più diretti verso nuove e solide sonorità quadrangolari. La scelta di affiancare al nuovo chitarrista Libo anche la chitarra del vocalist Fabio, coniugati ad una sezione ritmica in grado di far impallidire chiunque (Turi alle pelli e il buon Robo alla quattro corde sono strepitosi!!!), me li ripropone con la medesima violenza sonica che contraddistinse il capolavoro del noise italiano che fu quel Pura Lana Vergine di matrice Fluxus che nel 1998 segnò il punto di non ritorno per tutti coloro che in Italia si ispiravano agli Helmet e agli ultimi refoli di quel postgrunge soundgardeniano che la voce di Franz evocava. E proprio gli eversori del suono torinesi, che presero il nome dall’avanguardia musical poetica che devastò gli argini del neodadaismo all’inizio degli anni 60, sono secondo me il palinsesto stilistico sul quale gli Arsenico stanno costruendo i loro suoni attuali. Gli Arsenico sono in grado di conciliare quella venatura poetica e visionaria delle liriche anarco-insurrezionaliste che allignavano nei bassifondi dell’antagonismo torinese pasico (Nerorgasmo, Negazione, C.o.V, Black Vomit, Plastination, Panico, Unconditional, Bellicosi et similia) con l’attitudine hard core di matrice classica in una chiave di lettura affine al posthardcore contemporaneo meno incline alle sponsorizzazioni emodiarreiche e più vicino alla scena bostoniana. Chiudono il loro set infuocato con, appunto, Forti di Incomprensioni Stabili che provoca sempre quel brivido lungo la schiena che si condensa in lacrima insurrezionale e la citazione vascoiola di Fegato Spappolato, prodotta a suo tempo da Max Bellarosa e coadiuvata da una delle ultime e convincenti uscite pubbliche della buonanima di Gigio C.O.V.
Eccellenti!
Esco dal Centrodentro asciugandomi una lacrima di sudore ed una di commozione e mi preparo alla trasmigrazione del giorno successivo presso Margiotta’s Land, ovvero Padiglione 14, Collegno.
SABATO 29 MARZO@ PADIGLIONE 14 Collegno (TO),
RADIO DAYS headliner from Milano
DDT +
NIGHT IN TUNISIA +
SUONA SPORCO
Opening act
ANTIMUSICA from boh?
Padiglione 14, un’isola felice nel parco che fu del proverbiale Smemorato. Un luogo che meriterebbe maggiori frequentazioni da parte del distratto e modaiolo pubblico indie sabaudo. Insistiamo nel promuovere e sostenere locali e situazioni come queste, anch’esse frutto di immani sforzi e sacrifici da parte di coloro che li sostengono e vi operano. Stasera il set è aperto dal visionario ultimo caso psichiatrico che la scuola cantautorale torinese dell’ultimo lustro ha prodotto, tale Antimusica, già assurto alle cronache musicali cittadine grazie a sue leggendarie performances in bar, piole, sottopalchi e club (vedi Giancarlo 2 stracolmo poco meno di un mese fa per la presentazione del suo capolavoro d’esordio Ho finito La Bonza) e con questo ho detto tutto. Chitarrista a metà fra Alex Britti e un metallaro alla Yingwie Malmsteen (quindi chitarrista coi controcazzi cari miei) è dotato di una capacità cantautoriale sacrilega, impiastricciata del disagio metropolitano incastrato fra palline di bianca comprate a peso d’oro da pusher persi nelle violenze da stadio, ubriachezze moleste, supereroi della periferia tamarra e microstorie di quotidianità da quadrivio. A mezzo fra Remo Remotti e Rino Gaetano: da seguire, oltre che per farsi dare dei soldi anche perché merita.
Poi al cospetto di un pubblico divertito e spiazzato dall’esibizione politicamente scorretta di Antimusica salgono, anzi si siedono sul palco i crepuscolari A Night in Tunisia. Bellissimo ed evocativo il nome, nemmeno male tecnicamente, ma francamente proporsi ad un contest rock con una versione semiacustica di lontana derivazione Kings of Convinience e Turin Brakes e affini neo melodic acoustic, un poco annoia. Forse arruolare un bassista ed un batterista potrebbe elevare le vostre doti chitarristiche e vocali e farvi risultare più idonei ad una fruizione meno cameristica e più da club. Non vi boccio, né vi esalto. Da rivedere sotto altra forma.
Poi la serata declina inevitabilmente verso l’hip hop di maniera. Il duo Suona Sporco zoppica vistosamente nel trovare la quadra delle proprie evoluzioni liriche. Le basi a campione sembrano rubate dal peer to peer oppure composte con il nintendo. Devono trovare più personalità e rabbia, perché l’hip hop è una jungla senza esclusione di colpi e sopravvivere lì in mezzo è più arduo che portare a termine l’eroica missione dei protagonisti di Trecento.
I DDT invece si portano dietro una buona claque che li sostiene e si alterna a loro nei ritornelli anthemici, più spregiudicati, maleducati ed ignoranti degli adolescenziali Suona Sporco, quindi più realisticamente hip hop. Buoni in prospettiva ma anche qui bisogna lavorarci sopra a lungo.
Dichiaro subito che per causa di forza maggiore, me stavo a contorcere in un improvviso e incontenibile squaraus da postlibagioni indiane, non ho preso visione dell’act degli ottimi Radio Days da Milano che da quanto mi dicono e dal poco che ho dedotto dal rumorosissimo soundcheck, sono indie band di caratura superiore in grado di far parlare di sé anche su palcoscenici più prestigiosi. Belli esteticamente e dotati di ottimo tiro. Mi auguro di rincontrarli sulla mia strada magari senza essere io vittima di incontinenze nauseabonde.
Alla prossima cari topolini rockamatori. Questo è quanto per questa settimana, iniziata male e finita peggio, in un maledetto autogrill vicino Asti. Per ogni ragazzo che se ne va in maniera così stupida le nostre parole a nulla servono e solo il silenzio può oscurare il triste rito degli avvoltoi mediatici. R.I.P. Matteo!
MR LIE
3:00 PM
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Sunday, March 23, 2008
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A VOLTE RITORNANO!
SABATO 22 MARZO 2008
SPAZIO211, TORINO
MOJOMATICS
+ CRY EXCESS (N.P.)
+ THE FRIVOLS
Rieccomi fra voi!So che vi siete augurati che io fossi stato colpito dalla maledizione di Montezuma, che Rosemary mi avesse soffocato nella culla al 13° piano di un grattacielo di Manhattan, o che fossi uno dei passeggeri del Titanic nel viaggio inaugurale. Invece no! Ho visto moltitudini di aspiranti musicisti in erba, accendere ceri votivi a Papesatanaleppe affinchè io non "ritornassi a riveder le stelle" emergendo dalle fiamme del mio inferno privato, ed invece, maledetti spergiuri, rieccomi a dettar legge in materia di musica suonata e pronto ad immolarvi sul rogo delle vostre vanità. MR LIE NEVER DIE!
Innanzitutto colgo l’occasione per ringraziare il mio inossidabile e imperscrutabile cuginastro Monsiù Cuntabale per la sua provvidenziale sostituzione nel weekend scorso. Quando si dice LA FAMIJIA! Come avrei potuto farne a meno? Ho preso minuziosamente nota dei suoi giudizi, che nonostante io non abbia potuto verificare di persona in quanto versavo nel miasma del mio fetido alito impiastricciato di costipazioni e postumi da sbornia consapevole, ritengo essere improntati alla massima veridicità e obbiettività dell’analisi. Mi ero raccomandato:" Nessuna reticenza, nessuna omissione, nessun compromesso, NESSUNA PIETA’! DISTRUGGILI! KILL ’EM ALL!"
E così fu! Nessuno è uscito vivo da Hiroshima sabato scorso, e per questo mi genufletto commosso alla perizia metodologica del mio compianto cugino- ah, non ve lo avevo ancora detto? L’ottimo Cuntabale, nottetempo è rimasto vittima di un misterioso incidente automobilistico, allorchè un pirata informatico lo ha travolto con il suo portatile mentre attraversava in prossimità di Via Cigna 211 sulle strisce lasciate per terra da dei simpatici ragazzi di colore che stazionano solitamente presso l’angelico Pub all’angolo con Corso Vercelli...R.I.P. Monsiù Cuntbale...
Mi asciugo la lacrima di familiare cordoglio e passo al mio lavoro. The show must go on...
Oggi che riprendo possesso della mia posizione privilegiata in consolle sono pronto a scaricare tensioni e frustrazioni accumulate in una settimana di pit stop ai box del Sert di Borgo Dora. Ma che cosa succede? ecco che al solito una delle band in lizza decide bene che lo split debba avvenire a qualche ora dal live set di Pagella, costringendo i giurati ed il sottoscritto recensor mascherato, ad interminabili attese e posticipi necessariamente diluiti nell’alcool che rimuove. Ebbene, cari Cry Excess, io vi auguro di sciogliervi nell’acido lattico di una polsite causata dal troppo allenamento da sesso solipsistico piuttosto che decidere di cioccare mezz’ora prima delle selezioni e lasciare buchi nella programmazione. Oltre che poco educato è sintomatico di una scarsa professionalità che se non vi è ora, magari mai arriverà. Chiuso il pistolotto propedeutico a far aumentare l’odio del lettore nei confronti del sottoscritto, passiamo alla disamina della risicata griglia della serata. Annunciato il forfait dei mirabolanti Cry Excess ecco salire sul palco del benemerito fortino Spazio211 i lungocriniti The Frivols. Magliette griffate Iron Maiden e look da headbangers mi fanno ben sperare in una riuscita operazione revanscista, di quelle dove il Dio Metallo torna a guidare con la sua spada infuocata le menti di migliaia di giovani aspiranti tycoon o, peggio ancora, inclini al fashion victimism da emorincoglioniti con frangette e pantaloni da varicocele sotto il pelvico. Già l’intro fatta con un battito aritmico mi fa strabuzzare le orecchie....dico:" ma come sti metallari che non vanno a tempo?", poi parte un urlo belluiono del frontman e mi attendo che questi almeno mi sfondino il culo...ed invece una versione molle, smidollata, senza tiro e senza nerbo di un rock ’n’ roll asfittico come la mortadella di plastica dentro i panini di gomma che vi vendono nelle stazioni ferroviarie di mezza Italia. Inoltre sonoimmobili, inchiodati al palco come delle oche da ingrasso, non muovono nemmeno le parrucche!!! niente di niente. Silenzi imbarazzanti fra una song e l’altra oppure parole gettate al vento di un qualunquismo patetico e insignificante e sinceramente nulla in grado di suscitare un minimo di interesse nell’auditorio. Francamente non trovo il nesso fra un look metallaro ( a proposito splendide le t-shirt griffate con l’effige dell’immortale Eddie by Derek Riggs, la miglior cosa della vostra esibizione) e lo sdoganamento di una proposta musicale così fregnona e inconsistente. Consigli? Cercate di suonare con più veemenza, di ragionare attorno al fatto che è meglio perseguire un genere, anche anacronistico come è ormai il Metal, ma farlo attraverso la metodologica applicazione dei criteri che fanno di un genere un archetipo, | | |